Dichiariamo tregua al bikini: finiamola di vedere il simbolo della nostra libertà come un nemico

di Diana Migliano

Trovo incredibile che quello che una volta era considerato emblema dell’emancipazione femminile, sia diventato una sorta di simbolo di una guerra mai finita. Una guerra tra culture, tra media e stilisti, tra donne e uomini, donne e donne e soprattutto tra pensieri ed emozioni, dentro la stessa persona.E pensare che il bikini prende vita per un mero problema economico: i materiali tessili servivano per le uniformi militari e nel 1943 il governo statunitense ordinò una riduzione dei materiali usati per confezionare costumi femminili. Nessuno si poneva tutte le questioni morali, estetiche e psico-sociologiche che facciamo ruotare oggi intorno alla “prova costume”. Ma chi ha deciso che per mettersi un costume bisogna superare una prova, poi? Ci stiamo facendo torturare da un piccolo pezzo di stoffa che, paradossalmente, è riuscito a scatenare un lungo e logorante conflitto tra l’autocritica e l’autoconsapevolezza, tra il bisogno di piacere agli altri e quello di piacere a noi stessi.Non è facile essere donna nel 2025, soprattutto quando si tratta di rapporto col proprio corpo. Tra social media, sguardi giudicanti e aspettative sociali che ci vogliono perfette, la vita di una donna può sembrare una continua fatica per sorridere al proprio riflesso nello specchio. Da bambine, il nostro corpo era il nostro regno, una meravigliosa terra di possibilità e di esplorazione. Poi, come un fiume che inizia a ingrossarsi di sabbie mobili, la cultura del corpo perfetto ha cominciato a insinuarsi nella nostra vita. Moda, pubblicità, film, social network: tutto contribuiva a costruire un’idea di bellezza che non solo era irraggiungibile, ma soprattutto pericolosa.

Le immagini di modelle smaglianti e corpi scolpiti, difformi da quelli delle donne comuni, sono entrate nelle nostre menti come etichette da applicare a noi stesse. È stato il “deficit di bellezza” a entrare in scena, quella sensazione che ci manca SEMPRE qualcosa per essere davvero “belle”. Se non avevamo il corpo perfetto, non avevamo neppure il diritto di goderci una giornata al mare, un picnic in piscina o una vacanza in costumi. Non avevamo il diritto di essere libere. Quanto è folle tutto questo?La cultura del corpo perfetto non nasce dal nulla, ma si costruisce nei decenni, consolidata da modelli irraggiungibili di bellezza, che appaiono su tutte le copertine delle riviste e dai filtri dei social network. Oggi le donne sono chiamate a essere non solo belle, ma anche giovani, sorridenti, toniche, sempre in movimento, sempre felici, e naturalmente, in bikini. L’idea che un corpo perfetto sia sinonimo di successo, di autostima e di felicità è profondamente radicata in una società che non ha mai davvero abbracciato la diversità fisica. Se non hai la pancia piatta, se non hai il seno perfetto, se non hai le gambe da passerella, sembra che tu non possa godere a pieno della tua femminilità. Ma è proprio su questo che dobbiamo iniziare a riflettere: cosa significa per noi sentirci bene con noi stesse?Nel tentativo di rispondere a questa domanda, dobbiamo abbandonare una volta per tutte l’idea che esista un “corpo perfetto”. Le celebrità su Instagram, le modelle sulle passerelle, le influenze dei social media ci spingono ad aspirare alla perfezione, ma dietro quei corpi immacolati c’è spesso un lavoro di editing, chirurgia, eccessi alimentari e psicologici che il pubblico non vede. Il corpo perfetto non esiste, è solo un pericoloso mito da abbattere. Esiste, invece, il corpo autentico, che è quello che ci appartiene e che merita di essere celebrato per ciò che è, non per ciò che la società dice che dovrebbe essere… Un corpo che racconta storie, smagliature, imperfezioni, segni di una vita vissuta. Ecco perché, dobbiamo imparare a vederlo come il nostro miglior alleato, non come il nostro nemico. Il bikini, a prescindere dalle mode, resta in parte un simbolo di libertà. Eppure, non è un caso che il momento in cui ci vediamo costrette a indossarlo, sia quello in cui ci troviamo più vulnerabili. La cellulite, la pancia, il seno che non è come lo vogliamo, le gambe un po’ troppo corte o troppo lunghe… Il bikini ci mette a nudo, non solo fisicamente, ma anche emotivamente. La vergogna che a volte scaturisce dall’indossarlo ha una radice da indagare, da comprendere e poi lasciar andare, perché ci nuoce solamente togliendoci attimi preziosi di vita. Nel mio ultimo libro “La Dea dentro di te” parlo ampiamente di come ritrovare un sano rapporto col corpo e con noi stesse, soffermandomi su ciascuna emozione (e sul suo messaggio segreto) spiegando come con delle semplici pratiche può essere trasformata in qualcosa che ci è utile e non di ostacolo. Ci sono molti modi per superare i blocchi emotivi e mentali con cui ci ritroviamo, non fossilizziamoci nel “sono fatta così, non ci riesco, ormai per me è tardi”… Sono scuse, iniziate dal mio libro o da un lavoro di crescita personale che sentite affine a voi e ribellatevi a queste gabbie mentali che impediscono ai nostri corpi di danzare, ridere, correre, tuffarsi in acqua senza pensare al giudizio. Di vivere con la gioia, la libertà e la pace a cui abbiamo diritto. Sono una ferrea sostenitrice dello sviluppo individuale, ne ho fatto la ragione del mio lavoro di mentorship femminile, ma nel tempo ho delineato un netto confine da tenere bene a mente: è molto importante migliorare il più possibile, torturarci inutilmente, invece, no.Avete mai osservato una donna imperfetta a suo agio col suo corpo? Che non si crea troppi problemi e che ride e si muove liberamente sulla spiaggia mentre gli altri la guardano con espressioni perplesse? Ecco, voi cosa pensate davanti a questa immagine? Iniziamo dal ripulire i nostri pensieri e giudizi nei confronti degli altri e poi rendiamo grazia anche al nostro corpo e al nostro modo di essere. Quindi, donne, fatevi un favore: mettete il bikini con orgoglio. Abbracciate ogni curva, ogni imperfezione, ogni sorriso che nasce dal sentirsi finalmente libere di essere se stesse. Perché, come dicono anche gli esperti e le esperte di arte e di bellezza, la vera perfezione sta nell’essere imperfette. E, credetemi, nessuno può resistere alla bellezza di una donna che ha fatto pace con il suo corpo.

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