PROLOGO
( di Renzo Arbore)
Questa è la storia di un club musicale, il Naima di Forlì, uno dei due jazz club italiani che, nel 2023 ha compiuto 40 anni di attività continuativa e annuale. Non solo per un week end all’anno, come avviene per molti festival e rassegne!
L’altro è l’Alexander Platz di Roma. La capitale d’Italia e poi Forlì, una piccola città di provincia! E già questa constatazione può dare il senso della titanicità dell’impresa. Gli altri club sono venuti dopo.
Ma è anche una storia da «dietro le quinte», per raccontare episodi, particolari, aneddoti su alcuni musicisti famosi che hanno calcato il palco del club forlivese; tra questi, dei veri e propri miti.
Una storia cominciata per gioco, come un hobby, e che vede protagoniste un numero enorme di persone, che frequentano questo Club, che si siedono davanti alla band di turno per ascoltare jazz o blues, carpire qualche nuova interpretazione, gustare un assolo, farsi coinvolgere in una infinita jam session.
Niente luci stroboscopiche, niente cattedrali fantasmagoriche con disc-jockey che dirigono le danze, niente schiere di P.R. che incanalano le truppe. Solo musica dal vivo, solo musica di qualità, solo jazz e blues, ed un po’ del vecchio e intramontabile rock.
E nella patria delle grandi balere e delle mega discoteche è stata proprio una bella scommessa quella giocata da Michele, fondatore e direttore artistico del club.

Parliamo di un locale che ha coinvolto, coinvolge e riguarda infatti diverse migliaia di appassionati di musica che sono passati dal club in tutti questi anni, circa 335.000, da tutta Italia e anche dall’estero, mi dicono; migliaia di musicisti famosi e meno noti, molti dei quali diventati poi delle grandi star (più di 7.000); oltre 250 band giovanili provenienti principalmente dalla regione, che sono salite, con non poca emozione, sul prestigioso palco del Naima; diverse decine di collaboratori, quasi tutti volontari.
E’ un viaggio, questo, on the road, nella costruzione, gestione, visione, di un club musicale. Un viaggio per meglio capire, gustare, riflettere, fruire la musica in questo paese.
In questo libro, nel corso della sua agevole lettura, dove in quasi tutti i capitoli, dopo i tempi sincopati del jazz, si può cogliere il ritmo delle dodici battute del blues, è raccontata una storia vera che parla sì di musica, di particolari curiosi, ma anche di sfide, di emozioni, di ansie, di gioie e dolori, di scelte di vita, di episodi che riguardano sia Michele, il deus ex machina del Naima, sia i tantissimi musicisti ospitati e il pubblico; che parla di passioni, di entusiasmo, di sogni.
Una storia che potrebbe far riflettere qualcuno su come si possa contribuire alla crescita culturale di una piccola città di provincia grazie anche alla musica, portata qui da veri «mostri sacri» del panorama internazionale, e che può far capire perché «senza la musica, la vita sarebbe un errore», come ha scritto una volta il buon Federico Nietzsche.
E allora….avanti tutta, Naima club, per altri 40 anni!!!


