Ornella Vanoni. La voce che non smette di respirare.

Di Marco Signorile

È stato un mattino inaspettato. Scorro le notizie e trovo il nome di Ornella Vanoni accompagnato da una parola che non avrei mai voluto leggere: “morta”.
In un istante riaffiorano gli anni in cui, in radio, ho annunciato e disannunciato i suoi brani, raccontato la sua storia, introdotto quella voce che sembrava sempre arrivare da un luogo più vero, più fragile, più libero. Parlavo di lei in onda, e lei arrivava puntuale nelle case, nelle auto, nei pensieri di chi ascoltava. Oggi, semplicemente, anche lei se n’è andata. Ma non la sua voce.
Ornella voleva vivere, e lo dimostrava. Lo dimostrava in ogni apparizione televisiva, nel suo impegno settimanale con Fabio Fazio, in quel modo un po’ ironico e un po’ saggio con cui osservava il mondo. Ma il tempo — o forse una vita intera vissuta fino all’ultimo respiro — l’ha condotta fin qui, alla soglia del suo viaggio più misterioso. Un viaggio che ha il profumo della musica, delle scene, dell’arte, dei successi che l’hanno accompagnata per settant’anni senza mai spegnere la sua luce.


Che splendida, irripetibile esistenza artistica ci lascia. Una donna che non cantava: evocava. Che non interpretava: abitava le parole. Dalla Milano del Piccolo Teatro di Strehler ai riflessi di Broadway, dai colori del jazz alle geometrie intime della canzone d’autore, Ornella non ha mai smesso di reinventarsi, mantenendo una fedeltà rara a se stessa: un’eleganza che non si impara, accade.
Le sue collaborazioni con Gino Paoli, Dario Fo, Paolo Conte, Fabrizio De André, Herbie Hancock e tanti altri non sono soltanto pagine musicali: sono incontri umani, traiettorie che ancora oggi risuonano. E il suo dialogo con i nuovi autori — da Mahmood a Elodie — conferma il suo talento più prezioso: guardare avanti senza recedere le radici.
In oltre settant’anni di carriera ha inciso più di cento lavori, superando i 55 milioni di copie vendute. Ma i numeri non bastano. Per raccontare chi ha dato voce a “Senza fine”, “L’appuntamento”, “Una ragione di più”, “La musica è finita” e a tante altre stanze interiori servono le emozioni, quelle che la sua timbrica sapeva evocare con una naturalezza unica.
Oggi restano la sua ironia, la sua fragilità coraggiosa, la sua profondità gentile.
E resta soprattutto una voce: un abbraccio che non svanisce mai.
Grazie, Ornella.
Perché la tua musica, davvero, resta senza fine.

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