Intrecci di alchimia, esoterismo e moda nell’arte

di Rossana Lucente

La storia dell’arte è un archivio di simboli: gli abiti e gli accessori raffigurati nei dipinti non sono semplici dettami di moda, ma veri linguaggi esoterici che rivelano il rapporto tra corpo, spiritualità e conoscenze occulte. Quando Giuseppe Arcimboldo dipinse il ciclo dei “Quattro Elementi (1566)”, non realizzò semplicemente allegorie naturali: costruì ritratti iniziatici, ricchi di simboli alchemici, astrologici e magici, perfettamente calibrati sul gusto e sugli interessi esoterici della corte asburgica, e in particolare di Rodolfo II, l’imperatore-mago, collezionista di meraviglie e promotore delle scienze occulte. Ogni Elemento è una figura antropomorfa costruita con creature e oggetti tipici del suo regno. Ma, osservati da vicino, acconciatura, abbigliamento e ornamenti rivelano un vero codice cifrato ed ermetico. La veste di “Fuoco” è formata da fiamme ricurve, carboni ardenti, ferri roventi e armature lucenti. Questi elementi corrispondono al regno del fuoco alchemico, necessario per la calcinazione, la fase in cui la materia viene bruciata per rivelare la sua essenza. I capelli sono lingue di fuoco, spesso guidate da tizzoni, candeline e torce. La corona, formata da strumenti infuocati, ricorda i forni alchemici (athanor) e la potenza maschile attiva e solare. Mentre i dettagli metallici e scintillanti rappresentano la pietra grezza che inizia a mutare, la volontà attiva e il sole interiore. La veste di “Aria” è invece un collage di conchiglie, valve madreperlacee e creature marine. È un grembo cosmico, un abito-oracolo che richiama il vaso ermetico dove si svolge la dissoluzione. La corona è composta da coralli, perle e ricci di mare. Mentre l’acconciatura è un diadema lunare, simbolo del principio femminile, della ciclicità, della ricettività, dove le perle sono luce che nasce dal buio (perfetta metafora della “nigredo” che genera “l’albedo”), e il corallo diventa il talismano apotropaico, ponte tra mare (acqua) e sangue (fuoco), simbolo di vita, fertilità e protezione. Inoltre, la veste di “Aria” è composta da ali, becchi e corpi di uccelli. E’ un mantello sciamanico, dove ogni piuma è una preghiera, un vento, un movimento dell’etere. Mentre l’acconciatura è letteralmente uno spettacolo di volatili intrecciati, e la corona evoca la sfera celeste,  caratterizzata da “gioielli viventi”, simboli di voli iniziatici, visioni superiori e messaggi divini. Infine, la veste della “Terra” è formata da animali terrestri, pellicce, corna e radici. È un abito che rimanda al corpo del mondo e alla materia condensata. Mentre l’acconciatura è un intreccio di rami e piccoli mammiferi. La corona, composta da esseri animali e vegetali, esprime la pienezza materica, la Grande Madre, il nutrimento che sostiene tutti gli altri elementi. I monili non sono minerali luminosi ma zoccoli, pellicce e ossa, gioielli “bruti”, indicativi della materia grezza che aspetta di essere rinnovata. Il bizzarro pittore del Manierismo, famoso per le “teste composte”, contribuì a promuovere l’universo congelato nella “Wunderkammer” asburgica o “camera delle meraviglie”, dove l’imperatore notturno aveva concentrato tutta la sua passione per l’ alchimia, la cabala, la magia naturale, l’astrologia, la botanica e la zoologia esoterica, collezionando piante ed animali esotici, creature leggendarie e strumenti cosmici, ossessionato dalla ricerca della pietra filosofale, di medicamenti miracolosi e dell’elisir di immortalità.

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Un’altra opera in cui outfit e armatura sono carichi di influssi esoterici è senza dubbio la “Pallade Atena (1898)” di Gustav Klimt, esponente della Secessione Viennese. La Dea della sapienza e della guerra, incarna la conoscenza iniziatica, la protezione dell’adepto, il potere mentale e la disciplina interiore. Il soggetto non è una figura classica e distante, ma viene recepito come presenza intensa e inquietante, che guarda direttamente lo spettatore, interpellandolo e non consolandolo. Mentre la veste di guerriera della figlia di Zeus diventa un groviglio di misteri: la corazza dorata o egida richiama la luce spirituale, il metallo delle divinità, la trasmutazione alchemica dal materiale allo spirituale; la testa di Gorgone o Medusa posta sul petto, evoca il potere di vedere oltre le illusioni, la capacità di pietrificare le forze oscure, la protezione magica contro il caos, determinando il passaggio da creatura mitologica ad amuleto. Mentre il pendente e i motivi decorativi sull’elmo sembrano sigilli, quasi glifi magici, con linee nette e ripetute, come se racchiudessero formule di una conoscenza arcana, tipica di uno status sacerdotale. Inoltre, con una mano stringe la lancia, mentre con l’altra mostra la Nike nuda e vittoriosa, allegoria della verità o dell’ispirazione artistica, ponendo la Dea come la guardiana e la protettrice delle forze creative, simile ai gatti che circolavano liberamente nell’atelier di Klimt, visti come satelliti del suo spazio magico, riconosciuti come custodi di soglie invisibili e incarnazioni dell’energia femminile dominante nei suoi quadri, sicuramente compagni dell’immaginazione visionaria e “spiriti familiari” durante il suo processo artistico. Attraverso queste opere, la storia della pittura, ci mostra una verità sorprendente: la moda è uno specchio dell’anima e dei suoi misteri indicibili, scrigno di significati nascosti, sospesi tra estetica, spiritualità, alchimia, occultismo ed esoterismo.

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