di Rossana Lucente
Attraverso i graffiti di Shamsia Hassani, esponente della street art, le donne Afghane diventano figure monumentali, poetiche e fortemente simboliche. Le protagoniste dei suoi lavori non sono semplici ritratti, diventano metafore di libertà, forza e resistenza, dove l’abbigliamento ha un significato profondo. Le fanciulle sono spesso rappresentate con il burqa integrale, l’hijab o lunghi drappeggi colorati che richiamano la tradizione islamica. Tuttavia, questi indumenti non vengono mostrati come simboli di sottomissione, ma come elementi identitari e culturali.
I tessuti, dipinti dall’artista, assumono forme morbide e dinamiche, quasi sospese nell’aria. Il blu intenso è il colore dominante, tipico del costume storico di Kabul, ma, nelle sue opere, diventa anche simbolo di spiritualità, malinconia e speranza. Questa scelta stilistica comporta la nascita di personaggi femminili universali, dove i vestiti sembrano fondersi con gli strumenti musicali (serie: Death to Darkness), i fiori tarassachi o “denti di leone” (serie: Dreaming Graffiti) o le architetture urbane con volo di uccelli (serie: Birds of No Nation), creando figure eleganti e surreali.

Il significato dei volti e il silenzio imposto a Kabul
I volti sono stilizzati, spesso senza bocca e con gli occhi chiusi, sottolineati da una riga di Kajal e lunghe ciglia nere, da cui scaturisce un preciso messaggio sociale: il silenzio imposto alle donne e la difficoltà di esprimersi liberamente. I capelli, coperti dal velo, lasciano intravedere ciocche ribelli che si trasformano in linee astratte che ricordano il soffio del vento o il movimento delle onde, segni di immaginazione e desiderio di emancipazione.
Le scarpe a “ballerina” o “babbucce”, semplici e stilizzate, hanno un ruolo marginale nell’universo artistico di Hassani, le immagini eteree sembrano fluttuare nello spazio, prive di piedi ben saldi a terra. Le protagoniste, sospese tra realtà e sogno, limiti e introspezione, non vengono rappresentate come modelle o icone fashion, ma come simboli universali di resilienza interiore.
Figure monumentali sui muri distrutti dalla guerra
Le sue figure sono spesso enormi rispetto agli edifici di Kabul, donne gigantesche che dominano i muri distrutti dalla guerra. Attraverso questa scelta visiva, Hassani trasforma la femminilità in una presenza potente e impossibile da ignorare, trasformando l’estetica e la moda in un linguaggio politico, in un ambiente misogino dove le donne cercano spazio, voce e riconoscimento.
Nei murales e nelle composizioni digitali di Shamsia Hassani, trasferitasi negli Stati Uniti dopo la presa del potere dei Talebani nel 2021, ogni dettaglio contribuisce a raccontare la condizione delle donne afghane, tra oppressione e memoria, desiderio di indipendenza e dignità maestosa.


