PAPA’ CERVO, MAMMA CERVO E TRE CERBIATTINI

di Michele Minisci

Eravamo in auto, quella mattina di primavera, io e mia sorella, per andare a comprare il giornale all’edicola in città, quando improvvisamente ci sbucarono davanti, usciti velocemente e precipitosamente da un viottolo laterale, cinque cervi, con papà cervo in prima fila, tre piccoli cerbiatti in mezzo e mamma cervo alla fine.
Mi venne un colpo apoplettico, da rimanerci secco: mia sorella frenò improvvisamente con tutta la forza che aveva in corpo e tra uno stridio assordante delle ruote dell’auto che strisciavano sull’asfalto, il cuore che mi balzava in gola, la vista che mi si annebbiava per lo spavento, vidi l’auto che si fermava a un palmo dalla famigliola dei cervi.

Si erano bloccati, tutti e cinque, in fila indiana come erano sbucati dal viottolo, in mezzo alla strada: papà cervo aveva la testa rivolta verso di me e mi guardava fisso, dritto negli occhi, spostai per un attimo lo sguardo sui tre piccoli cerbiatti, uno dietro l’altro, e mi accorsi che avevano tutti i peli del dorso dritti all’insù ed erano scossi da un continuo fremito, mentre mamma cervo guardava piena di timore e paura i suoi cuccioli aspettando la decisione di papà cervo.

Si sapeva da tempo che ormai i cervi, come le volpi e i cinghiali avevano abbandonato i boschi delle colline e delle montagne vicine per cercare più facilmente cibo in città. Qualche anno fa, infatti, avevo visto un grosso cervo morto sul bordo della strada accanto ad un frutteto di mele.

Il mio cuore non cessava di battere all’impazzata, tornai col sguardo su papà cervo e vidi che lui continuava a fissarmi dritto negli occhi, senza muovere un muscolo. Nel suo sguardo mi sembrava di intravvedere certamente un certo timore ma non paura; indecisione sul da farsi ma forse anche curiosità per la vicinanza così ravvicinata con un umano, forse per la prima volta così estrema; un’aria di sfida, si, proprio di sfida, perché quello sguardo sembrava volermi dire “ …guarda che io sono pronto a qualsiasi cosa per difendere i miei piccoli”.

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E mentre io cercavo di interpretare tutti i significati di quello sguardo fiero, deciso, pieno di sicurezza e di superiorità, ma anche con un pizzico di curiosità, stavo tentando lentamente, molto lentamente, di scendere dall’auto, forse per fare un’assurda, improbabile, data la situazione, carezza ai piccoli e terrorizzati cerbattini quando le auto che si erano accodate dietro di noi si misero a strombazzare all’impazzata.

Al primo suono di un clacson vidi papà cervo scattare come un fulmine in avanti e sfiondarsi in mezzo al campo vicino seguito come tre proiettili dai tre cerbiattini e da mamma cervo e sparire in un attimo dalla mia vista.

Io però ho continuato a conservare quella immagine nel mio cuore per molto tempo e certe volte penso che sia stato solo un sogno, ma il dorso tremolante dei tre piccoli cerbiatti, pieni di paura, ansia, forse di terrore, ma anche pieni di consapevolezza che papà cervo avrebbe fatto la cosa migliore per portare tutti in salvo, mi hanno sempre riportato alla realtà di quel fatto memorabile che avevo veramente vissuto.