di Daniele Castrizio
Nell’immaginario collettivo Teseo è soprattutto l’eroe che uccise il Minotauro, liberò Atene dal terribile tributo di sangue imposto da Creta e divenne simbolo dell’unità politica dell’Attica.
Eppure, accanto alla figura del sovrano civilizzatore, la tradizione greca ne conserva un’altra, assai più inquieta e contraddittoria. La sua vita sentimentale è infatti una successione di passioni, rapimenti, abbandoni e tragedie. Come spesso accade nel mito, l’eroe capace di sconfiggere i mostri si dimostra assai meno capace di dominare se stesso.
Il nome inevitabilmente legato a Teseo è quello di Arianna, di cui abbiamo già trattato, e che, quindi, non approfondiremo in questa sede. Del resto, la pluralità di racconti sull’incontinenza sessuale di Teseo mostra come già gli antichi avvertissero la necessità di spiegare un comportamento poco consono all’immagine dell’eroe. Plutarco raccoglie esplicitamente le diverse tradizioni nella Vita di Teseo.
Il rapporto con l’Amazzone e la nascita di Ippolito
Non meno complesso è il rapporto con l’Amazzone, chiamata nelle diverse fonti Antiope o Ippolita. Anche in questo caso amore e violenza si confondono. Teseo la conduce ad Atene dopo una spedizione contro le Amazzoni: alcune tradizioni parlano di rapimento, altre di innamoramento e di una spontanea unione.
Nella figura 1 vediamo, con la colorazione troppo accesa che oggi va di moda, il celebre gruppo statuario di Teseo che la rapisce, mentre nella figura 2 abbiamo un vaso a figure rosse con il ratto perpetrato dall’eroe insieme all’inseparabile Piritoo. Da lei nasce Ippolito, destinato a diventare protagonista inconsapevole di una delle più terribili tragedie familiari del mito.

Anche la morte dell’Amazzone possiede versioni discordanti, ma rimane legata alla guerra combattuta dalle sue antiche compagne contro Atene per liberarla.

La tragedia di Fedra e la maledizione contro il figlio
È proprio Ippolito a congiungere questa vicenda con il successivo matrimonio di Teseo. L’eroe sposa infatti Fedra (che vediamo nella figura 3, un affresco da Pompei), sorella minore di Arianna: un particolare che sembra quasi chiudere circolarmente la sua storia con la casa reale di Creta.
Ma Afrodite, nell’Ippolito di Euripide, trasforma questo matrimonio in una catastrofe. Fedra è travolta da una passione irresistibile per il figliastro, castissimo seguace di Artemide e sprezzante nei confronti dell’amore. Respinta, si uccide lasciando un’accusa contro il giovane.
Teseo le crede e, accecato dall’ira, invoca contro il figlio la maledizione di Poseidone. Ippolito muore innocente e soltanto troppo tardi il padre comprende la verità. Nella tragedia euripidea, dunque, l’uccisore del Minotauro è ormai un uomo incapace di riconoscere il vero mostro: la propria collera. È il nucleo drammatico dell’Ippolito di Euripide.

I rapimenti di Elena e Persefone: la discesa negli Inferi
Ancora più sconcertante, secondo la sensibilità moderna, è l’episodio di Elena. Teseo e l’inseparabile Piritoo decidono che, essendo figli di dèi, potranno sposare soltanto figlie di Zeus. Scelgono quindi Elena, ancora giovanissima, la rapiscono da Sparta (figura 4, un vaso attico). I due eroi, poi, non paghi, affidano a un sorteggio la scelta di chi sarebbe stata moglie: tocca a Teseo, che la affida alla madre Etra in attesa delle nozze. Ma i Dioscuri, Castore e Polluce, fratelli di Elena, irrompono in Attica e liberano la sorella.
Ancora peggio andò con l’altra sposa che si erano scelti: Persefone. I due eroi discesero nel Tartaro attraverso l’ingresso di Tenaro. Ade, il signore del regno dei morti, finto di non conoscere le loro reali e sacrileghe intenzioni, li accolse con apparente ospitalità e li invitò a sedersi a un banchetto. Non appena si accomodarono, i due rimasero intrappolati sulle “sedie dell’oblio” (o rocce della dimenticanza). Le sedie si fusero istantaneamente con la loro carne, condannandoli a rimanere immobilizzati e tormentati per l’eternità.

Il salvataggio avvenne durante la dodicesima e ultima fatica di Eracle (Ercole), sceso nell’Ade proprio per catturare il cane a tre teste Cerbero. Nella figura 5, un bassorilievo da Ostia, vediamo i tre eroi dopo il salvataggio.

Perigune e l’ambiguità delle conquiste dell’eroe
Prima di queste celebri vicende vi era stata Perigune, figlia del brigante Sini. Dopo che Teseo ebbe ucciso suo padre, la giovane si nascose tra la vegetazione. L’eroe la convinse a uscire promettendole che non le avrebbe fatto alcun male; dalla loro unione nacque Melanippo, i cui discendenti, secondo il mito, si stabilirono in Caria dando origine alla stirpe degli Iossidi.
Anche questo episodio, conservato da Plutarco, partecipa di quella continua ambiguità fra protezione, conquista e possesso che accompagna le relazioni amorose dell’eroe.
Conclusione: un eroe nel labirinto delle passioni
Gli amori di Teseo compongono così una sorta di biografia parallela alle sue imprese. Da un lato abbiamo il vincitore del Minotauro, il re sapiente e il civilizzatore; dall’altro un uomo dominato dal desiderio, capace di abbandonare Arianna, rapire un’Amazzone ed Elena e condannare ingiustamente il proprio figlio.
Un eroe che sa trovare la strada per uscire dal Labirinto grazie a una donna, ma che si perde nel labirinto delle passioni per le donne. Un eroe luminoso ma con molti lati oscuri, come quando provocò il suicidio del padre per essersi dimenticato di cambiare con le vele bianche quelle nere della sua nave che lo riportava a casa da Creta.

