di Daniele Castrizio
Nel vasto universo del mito greco, pochi racconti riescono a esprimere insieme seduzione, potere e tragedia quanto la storia di Zeus ed Europa. Il sovrano dell’Olimpo, signore del cielo e del fulmine, appare infatti come una divinità ambivalente: garante dell’ordine cosmico e, al tempo stesso, instancabile protagonista di passioni amorose che sconvolgono il destino degli uomini e degli dèi.
Zeus era sposato con Era, la grande dea del matrimonio, venerata con particolare devozione anche nella Magna Grecia, soprattutto a Crotone. Il loro legame rappresentava simbolicamente l’unione divina per eccellenza. Secondo il mito, Zeus riuscì a conquistare Era con l’astuzia: si trasformò in un piccolo cuculo infreddolito, inducendo la dea a stringerlo al petto per proteggerlo. In quell’istante il dio rivelò la propria identità e ottenne l’amore della futura regina dell’Olimpo.
La coppia divina fu spesso rappresentata come emblema di armonia e sovranità condivisa. Una raffinata moneta aurea di Tenedo (figura 1) mostra infatti Zeus ed Era in forma bifronte gianiforme: due volti uniti in un’unica immagine, simbolo di un vincolo indissolubile. Tuttavia, dietro questa iconografia di concordia si nascondeva una relazione tormentata. Le continue infedeltà di Zeus alimentarono infatti la gelosia e la vendetta di Era, trasformando la dea del matrimonio in una figura terribile e persecutoria.

Molte donne amate da Zeus pagarono duramente la loro relazione con il re degli dèi. Io, sacerdotessa argiva, fu trasformata in giovenca per essere nascosta agli occhi di Era; la dea però la affidò alla sorveglianza del gigante Argo e la fece tormentare da un tafano incessante. Semele, madre di Dioniso, venne ingannata da Era affinché chiedesse a Zeus di mostrarsi nella sua vera forma divina: il fulgore del dio la incenerì all’istante. Callisto fu mutata in orsa e solo successivamente Zeus la salvò collocandola nel cielo come costellazione. Leto, futura madre di Apollo e Artemide, fu perseguitata durante tutta la gravidanza, mentre Lamia, regina amata da Zeus, venne trasformata in un mostro divoratore di figli.
Tra tutte queste storie, il mito di Europa occupa un posto speciale. Non vi è soltanto il racconto di una seduzione divina, ma anche la memoria simbolica di un incontro tra Oriente e Occidente. Europa era una principessa fenicia, figlia del re Agenore di Tiro, città splendida della costa levantina. Zeus, colpito dalla sua bellezza, escogitò uno dei suoi più celebri inganni amorosi.

Il dio si trasformò in un toro bianco straordinariamente mansueto, dal manto luminoso come la neve. Mescolatosi alle mandrie del padre della fanciulla, attirò immediatamente l’attenzione di Europa, che stava raccogliendo fiori sulla spiaggia insieme alle compagne. Ammiriamo questa scena riprodotta su uno statere di Gortyna, a Creta, con Europa che, sopra un albero, vede il toro bellissimo. La giovane si avvicinò senza timore all’animale, come rappresentato su una moneta di Festo, sempre a Creta (figura 3), intrecciò ghirlande tra le sue corna e, affascinata dalla sua dolcezza, salì sul suo dorso.

Fu allora che il toro si lanciò verso il mare. Questa scena è oggetto di molte raffigurazioni del mondo antico. In particolare, il gruppo statuario di Europa su toro di Pitagora di Rhegion ha lasciato molti rifacimenti sia su monete (figure 4 e 5) che su vasi (figura 6) e nelle raffigurazioni musive (figura 7).




La scena della traversata divenne uno dei temi più celebri dell’arte antica: il candido toro che avanza tra le onde portando con sé la giovane principessa terrorizzata e meravigliata. Attraversando il Mediterraneo, Zeus condusse Europa fino all’isola di Creta, cuore della futura civiltà minoica. Qui il dio rivelò finalmente la propria identità e dalla loro unione nacquero tre figli destinati a entrare nella leggenda: Minosse, il futuro re di Creta; Radamanto, celebre giudice degli Inferi; e Sarpedonte, eroe e sovrano di Licia.
Per onorare Europa, Zeus le offrì doni straordinari: il gigante di bronzo Talo, custode invincibile dell’isola; Lelapo, il cane che non falliva mai la preda; e un giavellotto dalla mira infallibile. Infine, immortalò la propria metamorfosi collocando il toro tra le stelle, nella costellazione del Toro.
Il mito di Europa attraversò i secoli come simbolo di viaggio, incontro e trasformazione. Non è un caso che proprio il suo nome sia stato associato al continente europeo e nella filigrana delle banconote dell’euro si trova sempre il volto di Europa (figura 8). Così, dietro l’amore inquieto di Zeus, il mito continua ancora oggi a raccontare la nascita simbolica dell’Europa.


