Apollo e Coronide

di Daniele Castrizio

Nel vasto repertorio della mitologia greca, la storia di Apollo e Coronide si impone come uno dei racconti più cupi e complessi legati al dio della luce. Non è solo un mito d’amore tradito, ma una vicenda che intreccia gelosia divina, punizione irreversibile e nascita della medicina come sapere salvifico. A raccontarla con maggiore fortuna è Ovidio nelle Metamorfosi, che ne restituisce tutta la tensione tragica e morale.

La vicenda ha inizio con l’incontro tra Apollo, dio delle arti, della musica e della profezia, e Coronide, figlia di Flegias, re dei Lapiti, descritta dalle fonti come di straordinaria bellezza. Colpito da un amore improvviso e assoluto, il dio decide di legarla a sé, ma, dovendo allontanarsi, affida la sua sorveglianza a un animale allora candido: un corvo. Il dettaglio non è marginale, perché proprio da questo incarico prende avvio la catena di eventi che segnerà per sempre il destino dei protagonisti.

Durante l’assenza di Apollo, Coronide si lascia sedurre dal mortale Ischi: nella figura 1 vediamo i due amanti, con il corvo, ancore bianco, a destra, su un ramo. È un tradimento che, nel linguaggio del mito, non riguarda soltanto la sfera sentimentale, ma tocca direttamente l’ordine divino. Il corvo assiste alla scena e, senza esitazione, vola a riferire quanto ha visto. In alcune versioni del racconto, un altro uccello — una cornacchia — tenta di dissuaderlo, suggerendo prudenza e silenzio. Ma l’animale ignora l’avvertimento e consegna ad Apollo la notizia che cambierà tutto.

La reazione del dio è immediata e violenta. Accecato dalla gelosia e dall’ira, Apollo reagisce con una delle sue frecce mortali, colpendo Coronide al petto, come vediamo in questo affresco del Domenichino, la nostra figura 2. In alcune varianti del mito, l’atto punitivo viene attribuito ad Artemide, sorella del dio, quasi a sottolineare la dimensione impersonale e inevitabile della vendetta divina. Ma la tragedia non si chiude con la morte.

Leggi anche  Oscar Wilde. La cravatta dell’eleganza e l’abisso della bellezza

Quando la vita di Coronide si spegne, emerge un dettaglio che ribalta il senso dell’intera vicenda: la giovane era incinta. Il bambino che portava in grembo era figlio di Apollo. La scoperta colpisce il dio con una consapevolezza tardiva e devastante. Il gesto punitivo si trasforma così in errore irreparabile, e alla furia subentra il pentimento. Apollo tenta di intervenire con le sue arti mediche, ma ormai è troppo tardi per salvare la donna.

È in questo momento che il mito assume la sua svolta più simbolica. Mentre il corpo di Coronide viene consumato dal fuoco della pira funebre, Apollo compie un atto straordinario: estrae il bambino dal ventre della madre morente. È una sorta di “primo parto cesareo” della tradizione mitologica, un gesto che sottrae la vita alla morte nel momento stesso in cui la morte sembra aver già vinto. Il neonato viene chiamato Asclepio e sarà affidato al centauro Chirone, maestro di eroi e sapiente delle arti della guarigione, destinato a educarlo ai segreti della medicina.

La storia non si esaurisce però nella nascita del futuro dio della medicina. Il mito di Apollo e Coronide svolge infatti anche una funzione eziologica, tipica del pensiero antico: spiegare l’origine di elementi del mondo naturale e del comportamento animale. Il corvo, da messaggero fedele, diventa simbolo di sventura. Apollo, furioso per essere stato informato di un tradimento così doloroso, lo punisce duramente. Il suo piumaggio, un tempo bianco, viene trasformato per sempre in nero pece.

Il corvo, da allora, fu collegato all’oracolo di Delfi: secondo gli antichi, Apollo era a conoscenza di ogni cosa che avveniva nel mondo grazie ai corvi. Così lo ammiriamo in una splendida kylix attica a fondo bianco (figura 3), che mostra Apollo seduto su un seggio con l’immancabile lira, colto nell’atto di offrire a se stesso una libagione, mentre il corvo nero osserva, in alto a sinistra.

Leggi anche  Le Vril: il lato esoterico del nazismo

Nella monetazione di Rhegion, dell’epoca della Guerra Annibalica, in due emissioni abbiamo al rovescio Apollo che tiene il corvo nella mano destra: la prima (la nostra figura 4) con la testa di Artemide al diritto e la seconda con i busti accollati dei Dioscuri.

Nella figura 5, infine, vediamo spiegato il classico motivo di Afrodite che colpisce con un sandalo suo figlio Eros: la sua colpa è quella di aver fatto innamorare Coronide di Ischi, causandone la futura morte, come deduciamo dalla presenza di Apollo che ascolta la rivelazione da un corvo ancora candido: nulla è ancora accaduto, ma la morte di Coronide è già stata filata dalle Moire, e Afrodite lo sa …