La sposa di Tutankhamon

di Daniele Castrizio

Ankhesenamon, nata Ankhesenpaaton, è una delle figure più enigmatiche e affascinanti della XVIII dinastia egizia (figura 1). Terza delle sei figlie del faraone Akhenaton e della regina Nefertiti, visse in un’epoca segnata da profondi sconvolgimenti religiosi e politici. La sua esistenza si colloca infatti nel passaggio tra la rivoluzione monoteistica del culto di Aton e la restaurazione dell’antico ordine politeista, rendendola testimone e protagonista di una delle stagioni più controverse della storia egizia.

Cresciuta nella corte di Amarna, Ankhesenpaaton fu educata nel nuovo credo voluto dal padre. Ancora giovanissima, sposò il fratellastro Tutankhaton, futuro Tutankhamon, in un’unione che rispondeva tanto a logiche dinastiche quanto politiche. Quando lui aveva circa otto o nove anni e lei poco più di tredici, i due salirono al centro della scena regale, guidati da potenti consiglieri ma simbolicamente investiti del compito di restaurare l’equilibrio perduto.

Il loro regno segnò infatti un deciso ritorno alla tradizione: la corte fu trasferita da Amarna a Tebe, venne ripristinato il culto del dio Amon e furono abbandonate le innovazioni religiose di Akhenaton. Questo mutamento fu sancito anche attraverso il cambio dei nomi: Tutankhaton divenne Tutankhamon (“immagine vivente di Amon”), mentre Ankhesenpaaton assunse il nome di Ankhesenamon (“colei che vive per Amon”). Un gesto simbolico e politico che segnava la fine dell’esperimento amarniano.

La figura di Tutankhamon, noto universalmente come il “faraone bambino”, è oggi celebre soprattutto per la straordinaria scoperta della sua tomba quasi intatta nel 1922 da parte di Howard Carter (figura 2).

Il corredo funerario, composto da oltre cinquemila oggetti, tra cui la celebre maschera d’oro (figura 3), ha restituito al mondo l’immagine più concreta e suggestiva dell’antico Egitto. Tuttavia, dietro questa fama si cela una realtà dinastica complessa, segnata da pratiche di consanguineità.

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Le analisi genetiche sulle mummie reali hanno infatti chiarito aspetti fondamentali della sua genealogia: il padre di Tutankhamon è stato identificato con certezza nel faraone Akhenaton, la cui mummia proviene dalla tomba KV55. La madre, nota come “Younger Lady” (KV35YL), era sua sorella biologica, rendendo il faraone figlio di un’unione tra consanguinei. Anche la generazione precedente riflette questa chiusura dinastica: la cosiddetta “Elder Lady” (KV35EL) è stata identificata come la regina Tiye, sposa di Amenhotep III e nonna di Tutankhamon. Questo contesto familiare contribuisce a spiegare alcune delle fragilità fisiche riscontrate nel giovane sovrano, la cui morte prematura — avvenuta tra i diciotto e i diciannove anni — è stata probabilmente causata da una combinazione di fattori, tra cui malaria, patologie ossee e complicazioni infettive.

Nonostante il loro legame, Tutankhamon e Ankhesenamon non riuscirono a garantire una discendenza viva. Nella tomba reale (KV62) sono stati rinvenuti i resti mummificati di due feti femminili, quasi certamente loro figlie, morte prima o poco dopo la nascita (fig. 4). Con loro si estinse la linea diretta della famiglia di Amarna.

Eppure, le immagini giunte fino a noi raccontano una relazione sorprendentemente intima. Ankhesenamon è raffigurata accanto al marito in scene di vita quotidiana, come sul celebre schienale del trono d’oro, dove compare mentre unge il faraone con oli profumati (figura 5). Altre rappresentazioni su placche d’avorio restituiscono un senso di complicità e affetto che umanizza la regalità.

Alla morte prematura di Tutankhamon, la figura di Ankhesenamon si trovò al centro di una drammatica crisi politica. Le cronache ittite, note come Le Gesta di Šuppiluliuma, raccontano di una regina vedova — chiamata Dakhamunzu — che scrisse al sovrano ittita chiedendo uno dei suoi figli in sposo: “Mio marito è morto e non ho figli… Ho paura.” La richiesta, senza precedenti, mirava a evitare un matrimonio con un suddito egiziano.

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Molti studiosi identificano questa figura con Ankhesenamon, anche se il dibattito resta aperto e coinvolge nomi come Nefertiti o Meritaten. Il re ittita (figura 6), dopo iniziali esitazioni, inviò suo figlio, il principe Zannanza, che però fu assassinato durante il viaggio, probabilmente vittima di una congiura interna guidata da fazioni contrarie a un sovrano straniero.

Le prove archeologiche suggeriscono che Ankhesenamon fu poi costretta a sposare Ay, anziano funzionario e successore di Tutankhamon, per legittimarne il potere. Un anello con i loro cartigli sembra confermare questa unione. Dopo questo episodio, tuttavia, la regina scompare improvvisamente dalle fonti storiche. La sua tomba non è stata identificata con certezza e la sua mummia resta ignota, anche se alcuni studiosi la collegano ai resti femminili della tomba KV21 nella Valle dei Re.

La vicenda di Ankhesenamon resta così sospesa tra storia ed enigma: principessa di una rivoluzione religiosa, sposa di un faraone fragile, protagonista di intrighi internazionali e infine figura dissolta nel silenzio. In lei si riflette il lato più umano e drammatico del potere faraonico, fatto di fragilità, paura e lotta per la sopravvivenza.