Medea: Un Viaggio Cromatico e Culturale

di Paola Bignardi

In un mondo in fiamme, i venti della memoria mi portano in un tempo in cui la cultura era libera di esprimersi e tesseva fili di unione e di scambio di idee ed emozioni, in un contesto chiamato appunto “Dialoghi Mediterranei e d’altri mari”. La cornice era un porto piccolo, quello di Palinuro: un luogo, un gioiello, ricco di storia e aperto ai mari che trascinano cultura, nella terra del Cilento e della nostra Campania… sulle tavole del palco, costruito ad incorniciare gli sguardi verso il mare e l’infinito, lì dove le note e le voci di grandi artisti calmavano ed agitavano le onde delle nostre anime a colpi di versi e di musica!

La Medea della Compagnia del Giullare (2003), realizzata da un cast di grandi professionisti, evidenzia l’originalità di un’opera nata per il festival “Dialoghi Mediterranei e d’altri Mari”, una kermesse i cui linguaggi artistici globali si fondono attraverso la comunicazione di valori universali dove un soprano cinese di fama internazionale ne rappresentò il fiore raro.

La critica dell’epoca sottolineò i seguenti punti: l’Incontro tra Culture e la Scenografia Sonora e Visiva. L’interpretazione di Hongmei Nie colpì la stampa, che ne apprezzò la capacità di trasformare, attraverso la sua presenza, la figura di Medea da “straniera” greca al senso d’inadeguatezza contemporaneo e comune del sentirsi diverso, modulato in valore aggiunto quando si unisce “il rigore espressivo orientale (legato al teatro d’ombre e alla gestualità stilizzata) con l’intensità drammatica occidentale”.

Molte recensioni dell’epoca si soffermarono sulla fusione tra i ritmi del Mediterraneo e le atmosfere dell’Estremo Oriente. Lo spettacolo non era solo recitato, ma costruito come un dialogo sonoro tra “mari diversi”, coerentemente con il titolo della rassegna. Il progetto, curato dalla Compagnia del Giullare, veniva descritto dai giornali locali (come Il Mattino o La Città di Salerno) come un esperimento di teatro antropologico, volto a ricercare le radici comuni del mito oltre i confini geografici.

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Quando mi fu affidato il progetto per i costumi della MEDEA di Euripide (regia di Andrea Carraro 2002/2003), attraverso lo studio del testo e il disegno dei personaggi, definii la scelta dei materiali e dei tessuti su cui realizzai la stessa tecnica pittorica a mano libera per ogni costume di scena e divisi cromaticamente il mondo “greco” dal mondo “barbaro” del diverso, rappresentato da Medea. Quindi realizzai i “greci” in un’unica tonalità di grigio, spezzato da interventi di materiale acrilico bianco e dall’uso del cuoio, modellato a mano dall’artista e scenografo Michele Paolillo; per tutti i personaggi ideai dettagli di costruzione analoghi, per richiami architettonici e decorativi, ma con diversità di forme per sottolinearne il ruolo o il carattere.

Per Medea, che il regista volle suddividere in tre donne, attrici ed interpreti fantastiche, scelsi di seguirne la rotta ed utilizzai il colore differente per scandire l’evoluzione psicologica del personaggio:

  • La Medea della DENUNCIA interpretata da Autilia Ranieri – ABITO BORDEAUX
  • La Medea della TRATTATIVA interpretata da Carla Avarista – ABITO LILLA
  • La Medea della VENDETTA interpretata da Hongmei Nie – ABITO ARANCIO

La costruzione della forma si fonda su due elementi: il primo è di ricerca iconografica, il simbolo a spirale ricorrente nell’arte orafa dei Naga (i Naga, in antichità, guerrieri sanguinari), considerato poi un simbolo di eternità; il secondo è una scelta d’istinto e si rifà alla corolla di un fiore rovesciato che si avvita su se stesso. Gli accessori — un copricapo ed una cintura in nabuk antichizzati e personalizzati dalle mani d’artista dello scenografo Michele Paolillo — erano costituiti da una frangia gioiello, dal metallo e dalle pietre dure, coordinati al colore dell’abito, di cui oggi sul capo sono presenti solo pochi elementi che si rifanno ad un antico ornamento da fronte dei maestri orafi dell’Uzbekistan.

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Inaspettatamente, per me, fu un progetto molto apprezzato, utilizzato moltissime volte anche nei luoghi della storia, come il Parco Archeologico di Paestum ed il Museo Archeologico di Salerno, grazie all’appuntamento “Domeniche ad arte”. Un onore grande per cui sarò sempre grata a chi ha riposto la sua fiducia in me! Di tanto lavoro ricordo l’intensità umana e formativa che lascerà segni indelebili nel mio animo e nel mio lavoro futuro, al punto da determinare un distacco di molti anni prima di accettare altri incarichi, per i quali preferii comunque un coinvolgimento più distante per lasciare ancora integra, forse, la mia corazza…