Oggi per Glamour Life ho voglia di parlare di Erbaluce, un vitigno a bacca bianca da cui si ottiene in purezza la Erbaluce di Caluso DOCG.
L’occasione mi è stata offerta da Martina, appassionata produttrice del territorio di Caluso, che mi ha omaggiato di tre bottiglie capaci di raccontare un territorio meraviglioso che, lo ammetto, conoscevo poco: il Canavese.
Si tratta di tre interpretazioni diverse dello stesso vitigno:
un Erbaluce fermo, uno spumante metodo classico e un passito.
Il mio sarà quindi un breve viaggio tra storia, enografia e degustazione di una delle denominazioni più affascinanti del Piemonte.
La denominazione
La denominazione Erbaluce di Caluso DOCG – chiamata anche Caluso DOCG – è riservata ai vini bianchi ottenuti esclusivamente da uve Erbaluce e comprende quattro tipologie:
- Erbaluce di Caluso (fermo)
- Erbaluce di Caluso Spumante
- Erbaluce di Caluso Passito
- Erbaluce di Caluso Passito Riserva
L’Erbaluce fermo si distingue per la sua freschezza e mineralità, con profumi floreali e agrumati.
Lo spumante, prodotto con metodo classico, è elegante e persistente, perfetto per l’aperitivo.
Il passito, invece, è il vero gioiello della denominazione: ottenuto da uve appassite, sprigiona profumi di miele, frutta secca e spezie ed è capace di evolvere in bottiglia anche oltre vent’anni.
Un vitigno antico
L’Erbaluce vanta una storia antica e documentata. La prima citazione risale al XVI secolo, quando il medico e naturalista Giovan Battista Croce, gioielliere di Casa Savoia, lo menzionò nella sua opera Della eccellenza e diversità dei vini che nella Montagna di Torino si fanno.
Per secoli questo vino è rimasto confinato alle zone di produzione. Solo nel Novecento, con la valorizzazione dei vitigni autoctoni piemontesi, ha iniziato a farsi conoscere anche oltre i confini regionali.
Nel 1967 fu il primo vino bianco piemontese a ottenere la DOC, mentre nel 2010 arrivò il riconoscimento della DOCG.

Il territorio del Canavese
La zona di produzione comprende 37 comuni tra Ivrea e Caluso, nel cuore del Canavese.

I vigneti si sviluppano sulle colline moreniche, caratterizzate da terreni sabbiosi e ricchi di ciottoli, capaci di donare ai vini una spiccata mineralità.
L’elevata acidità naturale dell’Erbaluce permette di ottenere vini freschi, longevi e straordinariamente versatili.
Tradizionalmente il vitigno è allevato con la tipica pergola canavesana, chiamata localmente topia, un sistema che permette di gestire l’elevata vigoria della pianta. Oggi si stanno diffondendo anche forme di allevamento a Guyot.

pergola canavesana
L’origine del nome
Anche il nome del vitigno racconta qualcosa della sua natura.
Secondo l’etimologia più diffusa, “Erbaluce” deriverebbe dall’unione delle parole erba e luce, in riferimento ai riflessi dorati degli acini quando il sole illumina i grappoli tra il verde dei filari.
Accanto all’origine linguistica esiste anche una leggenda suggestiva: si narra che una ninfa di nome Erbaluce discese dal Sole e illuminò le colline canavesane con la sua bellezza. Dalle sue lacrime nacquero i grappoli di questo vitigno.
Un racconto mitologico che contribuisce a rafforzare il fascino di un vino profondamente legato al territorio.
La degustazione
Erbaluce di Caluso DOCG 2023
La mia degustazione inizia con un Erbaluce fermo dell’annata 2023, con una gradazione alcolica del 13,5%.
Nel calice si presenta giallo paglierino tendente al dorato, luminoso e consistente.
Al naso è intenso e persistente, con un bouquet pulito e penetrante. Emergono sentori floreali di campo leggermente appassiti, accompagnati da note agrumate di limone, arancia e cedro, con accenni di erbe officinali e mineralità. Riconoscibile anche una delicata nota di mandorla amara.
In bocca è pieno e avvolgente. La morbidezza si integra perfettamente con la freschezza tipica del vitigno. Tornano sensazioni minerali e agrumate che conducono a un finale lungo e molto soddisfacente.
Erbaluce di Caluso Spumante Metodo Classico
La seconda degustazione riguarda lo spumante metodo classico.
Si tratta di un extra brut, ovviamente ottenuto da Erbaluce in purezza.
Nel calice appare giallo paglierino brillante, con un perlage fine e persistente.
Al naso emergono note di crosta di pane e leggere sfumature amaricanti.
In bocca mostra una tessitura elegante, con richiami di mandorla amara e una trama gustativa sostenuta da una bella spalla acida. Il finale è lungo e raffinato.
Erbaluce di Caluso Passito 2020
L’ultima degustazione conclude il trittico nel migliore dei modi.
Si tratta di un passito del 2020, un vino semplicemente straordinario. Probabilmente uno dei passiti bianchi più buoni che abbia mai degustato.
Nel calice si presenta color ambra con riflessi ramati, brillante e di grande consistenza.
Al naso è potente e complesso: miele, fichi secchi, confettura di albicocca e pasticceria alla mandorla sono i sentori principali.
In bocca l’equilibrio tra dolcezza e acidità è perfetto. Emergono richiami di castagno e agrumi, con una sapidità che rende il sorso armonioso e profondo.
Un vino da meditazione.
L’abbinamento ideale? Pane tostato con gorgonzola e miele di castagno.
Un vino poetico
Questa esperienza mi ha permesso di conoscere meglio l’espressione di questo straordinario vitigno.
Sicuramente continuerò ad assaggiare altre interpretazioni di Erbaluce, ma devo ammettere che il passito rappresenta probabilmente la sua forma più alta.
Un vino capace di raccontare il territorio con eleganza e profondità.
Un vino, semplicemente, poetico.
