di Claudia Scattolini
Quando il profumo diventa metodo, cultura e futuro
Dicembre è sempre il mese in cui mi fermo e guardo il percorso fatto durante l’anno, per riconoscerne il senso profondo e capire se la direzione è quella giusta.Quest’anno la risposta è chiara, limpida, quasi commovente e ne sono immensamente felice: sì, è esattamente qui che volevo arrivare.Il 2025 è stato un anno intenso, stratificato, profondo.Un anno in cui il profumo ha smesso definitivamente di essere solo un oggetto da indossare ed è diventato (per me e per chi ha lavorato con me) un vero e proprio linguaggio, un metodo, una responsabilità culturale.
Essere Fragrance Designer oggi non significa solo creare formule.
Quando nel 2007 ho dato forma al ruolo di Fragrance Designer, l’ho fatto con un’intuizione molto precisa: la creazione olfattiva non può vivere isolata in un laboratorio o in un atelier, ma ha bisogno di pensiero, struttura, narrazione, studio.Oggi più che mai sento che questo mestiere è un investimento culturale.Creare profumi significa progettare identità invisibili, lavorare sulla memoria, sull’emozione, sul comportamento umano.E tutto questo richiede rigore tanto quanto creatività.Il 2025 ha rafforzato questa visione: la formula e il metodo non sono opposti, sono alleati.La bellezza nasce quando la competenza è solida.Dove nasce la cultura: università, formazione, ricerca.
Una delle più grandi soddisfazioni di quest’anno è stata portare sempre più il profumo nei luoghi della conoscenza.
Non come ospite occasionale, ma come disciplina da studiare, analizzare, comprendere.Entrare nelle aule universitarie significa alzare l’asticella del settore, significa dire con chiarezza che la profumeria artistica ha basi scientifiche, chimiche, sensoriali e strategiche.Nel 2025 ho avuto il privilegio di collaborare con realtà accademiche straordinarie. Dall’Università di Ferrara, che ha visto la mia laurea tanti anni fa, con focus avanzati sulla chimica olfattiva nel prestigioso master Cosmast, all’ Università di Padova, Napoli e Bari, dove il profumo è stato analizzato anche come identità non verbale, fino all’Università di Milano e alla collaborazione con la SICC, dove il dialogo tra scienza e profumeria alcolica è diventato concreto, tecnico, finalmente adulto.E poi Roma, La Sapienza, un’esperienza che mi ha toccata profondamente: l’uso rigoroso degli oli essenziali in ambito clinico, il lavoro su pazienti fragili, la supervisione di una tesi dedicata a un blend per donne in pre-chemioterapia.Qui il profumo ha mostrato il suo volto più autentico: cura, rispetto, presenza.Da tutto questo nasce anche il senso dei miei corsi di profumeria.
Non insegnare “a fare profumi”, ma a comprenderli davvero.
L’olfatto come ponte tra persone, settori, mondi diversi.Se c’è una parola che descrive il mio 2025, è trasversalità.L’olfatto ha dimostrato di saper dialogare con contesti molto diversi tra loro, mantenendo sempre la stessa forza: attivare consapevolezza.È da qui che nasce il Kit di Olfazione, uno strumento semplice ma potentissimo, pensato per educare all’ascolto dell’odore, all’analisi, alla presenza.
Annusare è un atto culturale, prima ancora che sensoriale.
Ho portato l’olfatto anche in contesti sociali delicati, con giovani in difficoltà, con adulti che tornavano a “sentire” dopo anni di anestesia sensoriale. Ogni volta ho visto accadere la stessa cosa:quando l’olfatto si riattiva, la persona torna al centro.E poi il dialogo con altri settori: il vino, il tè, le materie prime, i viaggi alla ricerca dell’oud raccontato nella sua complessità a Esxence.Ogni incontro ha confermato una verità semplice:l’analisi sensoriale non appartiene solo al profumo, è una chiave di lettura del mondo.
Quando l’olfatto incontra la storia: il progetto per i 100 anni di BAXI.
Tra i momenti più significativi dell’anno c’è senza dubbio il progetto olfattivo per i 100 anni di BAXI.Lavorare su un centenario significa confrontarsi con il tempo, con la memoria industriale, con l’identità profonda di un brand che ha attraversato generazioni.Qui il profumo non doveva solo “piacere” a migliaia di persone, doveva raccontare una lunga storia.Tradurre un secolo di innovazione, solidità e visione in un linguaggio invisibile è stata una delle sfide più stimolanti del mio percorso di questo anno.Un esempio concreto di cosa significa oggi fare design olfattivo: non decorazione, ma sintesi narrativa e strategica.Il senso di tutto questo.Questo articolo non vuole essere un elenco di eventi. E’il racconto di una direzione, la mia.Il 2025 mi ha insegnato che la competenza genera fiducia, che la cultura crea valore, che il profumo, se è spiegato, studiato, rispettato, diventa uno strumento potentissimo di scelta consapevole.Il mio impegno è e resta questo: dare alle persone, ai professionisti, ai brand gli strumenti per capire, non solo per comprare un profumo.Solo quando conosciamo davvero ciò che annusiamo possiamo apprezzarne il valore, al di là del prezzo.Grazie a chi ha condiviso questo percorso con me.Il futuro profuma di conoscenza e io non vedo l’ora di continuare.


