Denominazioni Comunali – De.Co. per la valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali.

di Bruno Sganga

Innanzitutto, una breve illustrazione di cosa sono le De.Co. (Denominazioni Comunali), queste magnifiche creature pensate e lanciate da Luigi Veronelli per l’identità e valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali. E che proprio in occasione dei momenti ristorativi dei matrimoni possono avere il grande valore nell’esprimere orgoglio dei territori degli sposi e lasciando un segno non scontato ed usuale pur con una certa genialità ed innovazione. Sia in alcuni momenti durante tutto l’iter ristorativo che come regalo finale agli ospiti.

Ormai è noto come in tutto il mondo si elogia la cucina italiana, i suoi prodotti e la saggezza millenaria che si racchiude nelle ricette tramandate e

dei suoi prodotti così diversi e sostenibili.

POMODORO DE.CO. DI BELMONTE

La nostra agricoltura, soprattutto quella mediterranea, ha rappresentato e rappresenta nel mondo, un esempio di come l’uomo e la terra, legati da una sorta di cordone ombelicale, garantito dalla prossimità tra pratica agricola, trasformazione e consumo, abbiano potuto superare anche momenti di crisi indotti sia dalla globalizzazione del mercato mondiale piuttosto che da annate sfavorevoli. Ma resta indubbio che nei nostri piatti regionali, provinciali e comunali, si leggono le rotazioni agrarie: spaghetti al pomodoro, pasta coi ceci, risotti variamente preparati, carni, formaggi e verdure esclusive di certi territori e che ricordano, soprattutto ai giovani, che poco conoscono la campagna, come la prerogativa principale dei contadini era, e deve continuare ad esserlo, il rispetto dell’agro- ecosistema e dei cicli biologici. Benché con la diffusione massiccia degli ipermercati si è in parte perso il contatto, l’informazione e la conoscenza tra produttore e consumatore che si rinnova nei mercati e nelle aziende dove un tempo ci si recava per acquistare i prodotti. Oggi c’è dunque bisogno di strumenti agili che consentano di superare il concetto d’identità intesa come espressione di valori e tradizioni. E la De.Co. come ci ha ricordato il grande divulgatore calabrese Angelo Pagliaro: “..Che, con altre forme in Francia attesta la originalità del vino, (Cru e grandcru, cioè l’individuazione specifica del terreno fino al singolo vitigno per definirne le caratteristiche e specificità) può allora aiutarci a parlare di diversità e confronto.

AGLIO DE.CO DI LAINO BORGO

Come un nuovo valore culturale che va oltre il semplice e generico tipico perché ci parla d’identità territoriale comunale. Vale a dire da “prodotto tipico” a “prodotto del territorio”, ma anche prodotto etico, così che si rispetti, insieme alla natura, anche i diritti dei lavoratori.” Come per altro indicato nel Manifesto De.Co. redatto da quattordici esperti (tra cui il sottoscritto) per il corretto utilizzo delle Denominazioni Comunali, secondo i principi del fondatore Luigi Veronelli. Del resto anche Brunetto Latini (1220-1294), che Dante chiamava Maestro, affermava che “le uniche autorità cui dare rispetto sono il padre, la madre ed il Comune inteso come “comunità”.

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E dunque i Sindaci e le comunità locali hanno pertanto a disposizione, uno strumento di riconoscimento come le De.Co. che se utilizzato con saggezza può contribuire alla conservazione dinamica della biodiversità, al recupero ed alla diffusione delle varietà locali e, soprattutto, alla tutela e valorizzazione dei serbatoi di conoscenza contadina.

Luigi Veronelli, enogastronomo, scrittore, filosofo e giornalista, che appunto ha ideato e lanciato le De.Co. oltre cinquant’anni fa, ha chiaramente scritto:

“Attraverso una semplice delibera comunale il Sindaco ne certifica la provenienza di ogni prodotto, piatto o sapere della sua terra” Considerando

quindi il Comune quale protagonista di questa “certificazione” territoriale stimolando che l’origine di quei prodotti, ricette o saperi, deve essere

certificata appunto dai Comuni in quanto soggetti direttamente preposti al controllo che siano anche realizzati nel territorio indicato. Precisando subito che le De.Co. riconoscono la tipicità di quei tanti prodotti agroalimentari, ricette e saperi che non rientrano, per motivi diversi, in altre forme di tutela come Dop, Igt, e così via, così da legarli alla propria terra, al suo Comune, ove sono presenti da sempre. Un vero “giacimento” del Paese costituito dalla grandissima ricchezza di culture, usi e tradizioni che si possono incontrare nei 7.896 Comuni di ogni parte d’Italia e come dimostrano le oltre mille De.Co. ormai presenti.

MANZO ALL’OLIO DE.CO. DI ROVATO

Vi sono diversi tipi di De.Co. e maggiormente quelle su un prodotto tipico in quello specifico territorio comunale; come pure su un prodotto dell’artigianato alimentare e non; quindi le De.Co. su una ricetta ancora meglio se collegata ad una festa tradizionale; e pure le De.Co. su un sapere, ed in alcuni casi pur se multiple od aggregate. Tenendo conto che la loro costituzione può essere piuttosto rapida purchè vi sia serietà d’intenti nella delibera comunale che le sancisce, ovviamente dopo un’attenta analisi d’una apposita Commissione; poi realizzando un preciso regolamento insieme alla costituzione del Registro dei prodotti De.Co. quindi descrivendo un preciso disciplinare di produzione o documentazione storica (nel caso di ricette e saperi) a cui tutti devono attenersi.

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Non a caso Luigi Veronelli, con cui ho avuto l’onore di una lunga ed intensa collaborazione editoriale e non solo, affermava: “La De. Co. è non più un progetto, non più una chimera, ma realtà concreta. Per garantire la sostenibilità di una De.Co. occorrono tuttavia due principi: la storicità di una

De.Co perché si evitino improvvisazioni che possono nascere da meri interessi commerciali; e la De.Co deve essere espressione d’un reale

patrimonio collettivo e non a vantaggio di una singola azienda.”.

Ma è certo pur vero, oggi più di prima, che le De.Co. sono uno strumento di forte marketing territoriale ed attrattivo, vista l’espansione quasi dominante del turismo del gusto, e dunque con una potenzialità fortissima purché, ovviamente, vi sia una continuità comunicativa e celebrativa nei modi più opportuni da parte dei Comuni De. Co. utilizzando tutti gli strumenti disponibili, social inclusi.

MELANZANA DE.CO. VIOLETTA DI LONGOBARDI

Ma con profonda attenzione ad alcune derive rispetto all’originarietà dell’idea, nel senso che le De.Co. non sono marchi di qualità, ma delle attestazioni che legano in maniera anagrafica la derivazione di un prodotto/produzione dal luogo storico, ricette o saperi, e contrassegnati dal Sindaco a seguito di una delibera Comunale. Come una sorta di censimento di produzioni ed altre tradizioni storiche comunali che hanno un forte valore identitario per la comunità di quel preciso Comune.

Pur rimanendo degli strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra nel tentativo di garantire la biodiversità, traendone talvolta vantaggi anche sul piano turistico ed economico. E come ci ricorda la battagliera presidente delle “Donne delle De.Co.” Marika Orlando: “Le De.Co.

rappresentano, insomma, il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”, una certificazione che ogni Comune d’Italia può adottare per valorizzare qualcosa realizzata all’interno del Comune stesso, identificando quindi il prodotto, ricetta o sapere come proprio, e riconoscendone il tratto identitario.