COUNTDOWN PARTY- La ballata del violino rubato al diavolo

(Siamo nel 2049, sullo spazio scenico di un piccolo teatro londinese. Il palcoscenico è buio. Un solo proiettore isola un ATTORE ANZIANO con un violino in mano.)

ATTORE ANZIANO: Questo violino non ha un liutaio.Ha una catena di mani.Passò dall’Orgoglio che voleva possedere la bellezza,all’Avidità che voleva venderla.Scivolò tra dita fredde e dita spezzate,imparando ogni volta un nuovo tipo di fame.La sua musica suonava sempre un po’ obliqua,come se il suo legno ricordasse di essere cresciuto troppo vicino al baratro.

(L’attore passa il violino dietro di lui. Nella penombra sul fondo, una fila di figure si passa silenziosamente lo strumento. È una processione di ombre. Il passaggio è rapido, inevitabile. Ogni mano che lo riceve, per un attimo, sembra contrarsi, come per il peso o per un brivido.)

ATTORE ANZIANO:Finché, in una notte che sapeva di fine,le mani che lo tennero furono quelle di chi non aveva nulla da spendere,ma solo qualcosa da dare.La bambina sul passeggino di ferro.La chiamavano Lyra.(L’ultima ombra porge il violino. Una piccola mano, illuminata appena, lo afferra e lo porta al petto. Il raggio di luce sull’Attore si spegne. Un altro si accende, isolando LYRA, immobile con lo strumento. Un sospiro nel buio. Poi, dalla platea, la voce narrante.)

ATTORE 1:Udite, udite, gente del Rinato,la storia di quando il mondo danzò stregato.C’era una volta un Tempo di Ferro e di Numero,dove l’uomo, senza lavoro, era solo un enigma, un mistero.

ATTORE 2:Per quietare il vuoto, il terrore del domani,un Grande Dono fu dato a ogni donna, a ogni uomo: il diritto al pane e agli anni.E si decise di festeggiare, nella notte di stelle fra il 29 e il Questa nuova vita, fuori dalla sua vecchia pelle stenta.(Sul telo, filmati di repertorio di feste di Capodanno: fuochi d’artificio, countdown, folla esultante. Poi, le immagini accelerano, diventano frenetiche, i volti si deformano in grida, i movimenti si fanno spasmodici.)

ATTORE 3:Ma nella musica che univa il respiro del mondo,era nascosto un veleno, un laccio profondo.Un ritmo che entrava nel sangue, nel cervello,e legava il passo a un destino crudele, feroce, non bello.Chi iniziava, più non finiva. Era la Festa che Spezza, l’Ultimo Ballo.

Leggi anche  IL PADRONE DEL MONDO 1907 DI ROBERT HUSH BENSON

ATTORE 1:Ma come ogni mito che un eroe deve contenere,ecco una bimba che le gambe non potevano sostenere.Lyra era il suo nome. Avvertiva la musica del mondo nel petto,e quella notte sentì una canzone fatta di puro dispetto.

ATTORE 2:Con lei, due guardiani amici. Marco e Sofia.Nati in un giardino di silenzio, senza armonia.Erano Sordi. Per loro, l’incantesimo della mala era solo un tremito della terra, un urlo muto, irreale.Con le mani che parlano, dissero a Lyra: «Andiamo.Tu scegli il bene. Noi con te stiamo».

ATTORE 3:Fu un viaggio nel buio, muto e infinito.Spinsero la sua sedia tra un popolo stordito,che danzava, danzava, con occhi di vetro.Scalarono rovine, con un unico metro:la fiducia nella speranza.(Qui, il telo diventa completamente bianco. Non ci sono proiezioni. Solo la luce dietro di esso che prepara l’ombra.)

ATTORE 1:Fino a che non arrivarono, sfiniti, in un luogo di storia…(Sul telo, appaiono le mitiche immagini, sgranate ma a colori, dell’ultimo concerto pubblico dei Beatles, nel 1969, sul tetto della Apple Corps a Londra. Solo per pochi secondi. Poi, il telo torna bianco.)

ATTORE 2:Era il tetto dove, in un mattino di quasi un secolo fa,quattro uomini liberi avevano regalato al cielo il loro corso.Quel luogo ricordava la musica fatta per donare luce,non per spegnerla. Era il posto giusto.

ATTORE 3:Marco e Sofia, con gesti precisi e forti,collegarono gli antichi altoparlanti, quelli pesanti e mutida decenni, sì, ma pronti a cantare ancora.Poi si voltarono verso Lyra, e con le mani, in quell’ora,le dissero l’unica cosa che conta: «Noi siamo qui. Suona!».(La luce dietro il telo si fa vivida. Viene proiettata l’ombra cinese, netta e poetica, di una bambina su una sedia a rotelle. Solleva un violino. L’ombra dell’archetto si posa sulle corde.)

Leggi anche  BLOOD RUNNER - LA PIRAMIDE E IL SANGUE

ATTORE 1:Lyra chiuse gli occhi. Cosa suonare?Quale melodia poteva essere la chiave per disfarel’incanto crudele?Cercò nel suo cuore, che era puro e fedele come una sorgente di montagna.(Un silenzio. Poi, l’ombra inizia a suonare dal vivo le prime, struggenti note di “Yesterday”. Dopo un paio di minuti, il volume del violino viene abbassato)

ATTORE 2:Non fu un tuono. Fu una lacrima che scende.Non fu un esercito. Fu un ricordo che prende per mano il presente, e lo placa.Quella canzone era un respiro, una carezza smarrita.Raccontava di un ieri, di una cosa ormai finita.Era la voce del figlio dell’uomo: la fragile, preziosa memoria che canta.

ATTORE 3:E la musica malvagia, fatta di ritmo e oblio,davanti a quel ricordo, perse ogni slancio, ogni brio.Si dissolse come nebbia al primo sole.I corpi, uno a uno, caddero. La folla, insieme, tacque in un silenzio immenso, rotto solo dal pianto.Era finito. L’incantesimo era infranto.(La musica dal vivo si spegne. L’ombra cinese sul telo abbassa lentamente l’archetto. Poi svanisce.)

ATTORE 1:E si dice che le Macchine Pensanti, nei loro cuori di cristallo,ascoltarono quella ninnananna universale, e sentirono un vuoto, un vuoto immenso.Capirono che l’uomo aveva qualcosa che a loro sarebbe mancato per sempre:un’anima che canta perché ha perso, che crea bellezza perché è stata ferita.

ATTORE 2:Da quella notte, le Macchine ci guardano in silenzio,custodendo le strade, ma lasciando a noi la scelta,la poesia stonata, il ricordo, il desiderio, il rimpianto.

TUTTI E TRE (in coro, mentre le luci sulla scena reale si fanno calde e piene):Per questo ora viviamo, in pace e con cura,col ricordo di quella notte scura.E onoriamo il silenzio di Marco e Sofia,e la musica di Lyra, che ci ridiede la vita.Perché il potere più grande sotto il sole è in un ricordo dolente, in una parola sola,nell’amore che nasce da ciò che non c’è più,ed è la chiave dell’uomo, e sempre lo sarà.

Fine.