Comunicazione della malattia rara

A cura della Dott.ssa Teresa Cocchiaro

Non è mai facile per un medico comunicare una malattia a un paziente: questo richiede da parte del professionista un importante background emotivo e psicologico. Le malattie rare rappresentano un gruppo eterogeneo di condizioni mediche accomunate da una bassa prevalenza, ma caratterizzate da un impatto individuale, familiare e sociale elevatissimo.

Un esempio di malattia rara è la sclerosi sistemica. La sclerosi sistemica (SSc) è una malattia rara, cronica e autoimmune, caratterizzata da eterogeneità clinica, fibrosi cutanea, vasculopatia e coinvolgimento variabile degli organi interni (Bassel et al., 2011; Leite e Maia, 2013; Hudson et al., 2009).Non esistono cure risolutive o causali: il trattamento è centrato sui sintomi e sul miglioramento della qualità della vita, attraverso approcci farmacologici e non farmacologici (Valentini, 2003; Kwakkenbos et al., 2013; Almeida et al., 2011).

I sintomi sono fortemente invalidanti: fatica cronica, dolore, disturbi del sonno, limitazioni motorie, alterazioni dell’immagine corporea e disfunzioni sessuali (Bassel et al., 2011; Van Lankveld et al., 2007).

In questo quadro così complesso, la dimensione psicologica di queste persone risulta fortemente compromessa. Si riscontrano depressione, ansia, fobia sociale, isolamento e distress psicologico (Kwakkenbos et al., 2013; Leite e Maia, 2013; Chularojanamontri et al., 2011).La SSc ha ricadute anche economiche e sociali: perdita di autonomia e capacità lavorativa, perdita di ruoli e status (Sandqvist et al., 2010; Singh et al., 2012; Calixto e Anaya, 2014).

Ascoltando le storie dei pazienti affetti da SSc emerge un vissuto fortemente invalidante: cambiamento dell’aspetto fisico, fatica nello svolgere le attività quotidiane, ridefinizione dell’identità e dello scopo esistenziale (Iudici et al., 2013; Arat et al., 2012; Suarez-Almazor et al., 2007; Arkachaisri et al., 2009).Emerge, pertanto, la necessità di un approccio integrato e interdisciplinare, che includa il supporto psicologico e sociale (Mozzetta et al., 2008; Bretterklieber et al., 2014).

Leggi anche  Beppe Vessicchio. L’armonia che educa l’ascolto

Il momento in cui viene comunicata la diagnosi di una malattia rara assume un ruolo cruciale, rappresentando spesso uno spartiacque tra un «prima» e un «dopo» nella vita della persona.Per comprenderne appieno l’importanza e il ruolo di tale comunicazione, è necessario soffermarsi su ciò che essa rappresenta per la persona dal punto di vista esperienziale e su come impatti sulla qualità della vita. Nelle malattie rare, ricevere una diagnosi è più di un semplice atto medico: costituisce un evento esistenziale capace di ridefinire radicalmente la vita dell’individuo.Bury (1982) lo ha definito come una “frattura biografica”, poiché interrompe il flusso ordinario della vita e impone una riorganizzazione dei significati personali.In uno studio (Miller e Doering, 2023) condotto su donne americane con SSc, sono emersi alcuni dei processi attivati da una diagnosi di questo tipo:adattarsi al cambiamento: trasformazioni corporee e limitazioni funzionali che impediscono attività routinarie;smantellamento del sé: sentirsi inutili, dipendenti dagli altri, non riconoscersi allo specchio, difficoltà nel mantenere ruoli significativi, perdita di parti di sé irrecuperabili;ricostruzione del sé (in contrasto con la perdita): tentativo di ridefinizione identitaria attraverso la distinzione tra il sé esteriore e il sé interiore.Secondo Lanzi (1997), «il momento in cui il medico trasmette la diagnosi di malattia […] alla famiglia o allo stesso paziente (se adulto) è sicuramente tra i più difficili e penosi che egli viva nel suo lavoro clinico, specialmente quando si tratta di malattie serie e a evoluzione sfavorevole».Diverse variabili concorrono a lasciare il professionista “solo” di fronte a una comunicazione di questo tipo:mancanza di tecniche specifiche di comunicazione assertiva;assenza di protocolli comunicativi;paura di ferire;timore di non essere compreso;scarsa conoscenza della patologia (frequente nelle malattie rare);mancanza di un supporto psicologico;assenza di tempo e di un luogo adeguato.

Leggi anche  Il piccolo intruso. Storia vera di un procione e di una notte fuori controllo.

La comunicazione nel contesto delle malattie rare rappresenta un elemento strategico e terapeutico, capace di influenzare l’esperienza soggettiva, l’aderenza terapeutica e l’esito clinico.Per essere veramente efficace, essa deve fondarsi su un approccio integrato, centrato sulla persona e orientato alla co-costruzione di significati, strategie e obiettivi.La transizione da una medicina biomedica a una medicina biopsicosociale richiede un cambiamento culturale profondo, che riconosca la comunicazione non solo come tecnica, ma come atto etico, relazionale e di cura.

Comunicare una malattia rara è molto più che trasmettere una notizia clinica: si tratta di un processo delicato, complesso e profondamente umano.È il primo passo verso l’elaborazione del lutto, l’adattamento alla nuova realtà e l’attivazione di risorse personali e familiari.Comunicare in modo efficace e rispettoso non solo migliora l’alleanza terapeutica, ma può avere effetti diretti sul benessere psicologico e fisico del paziente (Bartlett, 1980; Arora, 2009).Comunicare una malattia rara non è una competenza accessoria, ma un atto clinico fondamentale.È attraverso una comunicazione empatica, centrata sul paziente e consapevole della sua complessità, che si può davvero costruire un percorso di cura efficace.Dare tempo, spazio e voce alle persone colpite da una malattia rara non solo migliora la relazione medico-paziente, ma può avere effetti tangibili sulla qualità della vita e sull’adesione terapeutica.La comunicazione, quando ben fatta, cura.