Beppe Vessicchio. L’armonia che educa l’ascolto

di Marco Signorile

C’è un suono che riconosci prima ancora di ascoltarlo: è quello di Beppe Vessicchio.
Bastano poche note, un gesto della mano, un’orchestra che respira. E subito capisci che sta per cominciare qualcosa di vero.

Direttore d’orchestra, arrangiatore e personaggio televisivo amatissimo, Vessicchio ha attraversato la musica italiana con la discrezione dei grandi e la precisione dei maestri. La sua storia si intreccia con la musica leggera, con il Festival di Sanremo, dove ha diretto per anni, vincendo più volte e regalando al pubblico alcune delle esecuzioni più emozionanti mai viste all’Ariston.

Ma la sua eredità non è fatta solo di podi e applausi: è soprattutto una lezione di ascolto.
Nel programma Amici di Maria De Filippi ha insegnato a intere generazioni che la musica non è solo voce o ritmo, ma educazione al tempo, alla misura, alla bellezza. Chiunque si sia avvicinato al canto o alla composizione lo ha riconosciuto come un riferimento gentile e fermo.

Ha collaborato con i più grandi — Andrea Bocelli, Roberto Vecchioni, Elio e le Storie Tese, Zucchero, Ron, Ornella Vanoni, Biagio Antonacci, Max Gazzè — e ha diretto orchestre in Italia e nel mondo, fino a esibirsi persino in mondovisione dal Cremlino di Mosca in un concerto in onore di John Lennon.

Nel 2022, quando ero a Sanremo come speaker, ricordo l’emozione del suo ritorno sul palco con Le Vibrazioni, al pianoforte in Live and Let Die.
Negli ultimi anni aveva assunto anche il ruolo di direttore artistico di un master universitario dedicato alla salute e alla cura degli artisti, perché per lui la musica non era solo suono, ma benessere, equilibrio, vita.

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È scomparso l’8 novembre 2025, a 69 anni, per le complicazioni di una polmonite interstiziale.
Con lui se ne va una parte della nostra memoria musicale, ma resta il gesto più autentico del maestro: quello che, con una mano soltanto, riusciva a far respirare insieme cento cuori.