17 luglio – Giornata mondiale delle emoji. E se a parlare fossero loro?

di Marco Signorile

Una volta bastavano uno sguardo, un gesto, un punto e virgola. Oggi, a raccontare quello che proviamo, ci pensano loro: piccole, tonde, espressive… e ormai inseparabili. Le emoji. Sì, proprio loro. Quelle faccine gialle che ci sorridono (o ci ignorano) dalla tastiera. Che sostituiscono parole, risposte, a volte persino sentimenti. Quelle che mettiamo anche quando non sappiamo cosa dire, o forse… proprio per quello.

Il 17 luglio si festeggia la loro giornata mondiale. Sì, hanno una giornata tutta loro. Non i filosofi, non i poeti dimenticati… ma le emoji. E un motivo c’è: ogni giorno, nel mondo, ne vengono inviate circa 10 miliardi. Più degli abbracci reali, più dei “ciao” sussurrati per strada, più dei buongiorno con la brioche (🍩) e del buongusto, che ormai pare in ferie.

Le emoji sono nate da un’idea semplice e geniale. Anno 1982, un professore americano manda una faccina con due punti e una parentesi. Non per scherzo. Ma per far capire ai colleghi il tono delle sue email. Ironia. Poi il Giappone – genio visivo e cultura pop – ha messo le ali a quella faccina. E da lì in poi, è stato amore a prima vista. Amore globale. Colorato. Inclusivo. Multiforme.

Oggi ne abbiamo circa 4.000. Più delle sfumature dell’anima. C’è l’emoji che ride fino alle lacrime (😂), quella che arde di passione (🔥), il cuore spezzato (💔) e il cuore rattoppato (❤️‍🩹) – che poi è quello che metto più spesso, a dire il vero. Ne ho usato uno anche oggi. Un cuore. Lo mando spesso agli amici. Non costa niente, ma fa compagnia. È il nostro nuovo abbraccio a distanza. Un po’ digitale, un po’ poetico.

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Le emoji sono diventate il nostro teatro tascabile. Raccontano drammi, gioie, apocalissi sentimentali. Alcune hanno perfino una vita segreta. Pensateci: l’emoji triste deve piangere sempre, anche se ha appena vinto alla lotteria. Quella felice deve sorridere, anche se si è rotta un braccio. È la dura legge del copione.

Ma le emoji non si lamentano. Si aggiornano, si moltiplicano, si trasformano in sticker, si animano in GIF, si vestono a festa per Natale e Ramadan. Ogni tanto persino si spiritualizzano. Hanno fede, umorismo, e sanno essere terribilmente umane. O forse più di noi.

Per questo, oggi, a tutte le emoji che ci accompagnano – anche a quelle che inviamo sbagliando chat – va il nostro grazie. Grazie per quel che dite al posto nostro. E anche per quel che non dite… con discrezione. 🙃