di Marco Signorile
Nel Principato di Monaco c’è una serata che, più di ogni altra, annuncia l’arrivo della primavera.
È il Ballo della Rosa, uno degli appuntamenti mondani più attesi d’Europa, che quest’anno ha celebrato la sua settantesima edizione nella storica Salle des Étoiles dello Sporting Monte-Carlo.
A fare gli onori di casa, come da tradizione, la famiglia Grimaldi.
Ad aprire la serata il principe Alberto II insieme alla principessa Charlène, accolta dai fotografi con un abito scintillante di paillettes firmato Elie Saab, completato da una mantella luminosa perfettamente in linea con il tema scelto per questa edizione.
Il titolo della serata era infatti Galaxy Rose Ball.
Un’idea nata dalla principessa Carolina di Hannover, presidente della Fondazione Principessa Grace, insieme allo stilista Christian Louboutin, direttore artistico dell’evento.
La Salle des Étoiles, per una notte, si è trasformata in una sorta di astronave sospesa tra luci laser e scenografie futuristiche, dove ogni tavolo evocava un piccolo pianeta illuminato.
Tra gli ospiti più fotografati della serata anche Beatrice Borromeo Casiraghi, che ha scelto di distinguersi con un elegante abito nero firmato Dior, lontano dai bagliori metallici scelti da molte altre invitate.
Nel parterre internazionale sono arrivati volti noti dell’aristocrazia e dello spettacolo: la principessa Akiko del Giappone, la modella Lady Kitty Spencer, nipote di Lady Diana, e il pilota monegasco Charles Leclerc con la moglie Alexandra, alla loro prima uscita ufficiale dopo il matrimonio.
Il Ballo della Rosa nacque nel 1954, voluto dal principe Ranieri III e poi portato avanti con grande passione dalla principessa Grace.
Nel tempo è diventato non soltanto un simbolo di eleganza, ma anche un importante appuntamento benefico a sostegno della Fondazione Principessa Grace.
Il biglietto di ingresso quest’anno partiva da 1.800 euro, destinati ai progetti della fondazione.
Il Ballo della Rosa continua così a brillare da settant’anni.
Tra stelle, diamanti e scenografie da sogno.
Ma la vera luce delle tradizioni non sta nei riflettori.
Sta nella memoria di chi le custodisce.
Che sia sotto i lampadari di Montecarlo
o in una piazza di paese con un’orchestra e qualche tavolo di legno.
Perché ogni tradizione, grande o piccola che sia,
è sempre un modo elegante per dire grazie a chi è venuto prima di noi.


