La borsa nei rilievi artistici delle civiltà perdute

di Rossana Lucente

Una misteriosa borsa compare nei rilievi delle civiltà antiche, dalla Preistoria alla Mesopotamia, dall’Egitto all’India, dall’America Precolombiana all’Oceania. Quella che viene chiamata in ambito archeologico la “borsa degli dei” è uno degli enigmi che ritroviamo nei “petroglifi (8.000 a.C.)” di Coso Rocks in California, creati dai popoli nativi americani, come i “Shoshone”, tra animali e figure antropomorfe.

Questo oggetto misterioso viene documentato anche in uno dei rilievi di “Nisroch (721-705 a.C.)”, il dio sumerico dell’agricoltura con volto di rapace, nel Palazzo di Sargon II a Khorsabad in Mesopotamia, e nelle produzioni tridimensionali e litiche del Medio Oriente.

Questa particolare borsa viene evidenziata anche nella scultura della divinità Shiva nel “Grande Tempio (1035 d.C.)”, situato nell’attuale Gangaikonda Cholapuram, nel distretto di Ariyalur, Tamil Nadu, in India.

Le stesse figure dei “Giganti o Atlanti (900-1200 d.C.)”, i guerrieri-sacerdoti legati al Dio Quetzalcoatl, il Serpente piumato, recano in mano questo strano contenitore, nel Tempio toltecho di Tula in Messico.

Inoltre, viene scoperta nei rilievi dei “totem” delle tombe reali di Sumba, in Indonesia.

Infine viene tramandata dai Maori in Nuova Zelanda, nella leggenda delle “kete” o ceste della sapienza, acquisite dal dio Tane, dopo l’ascesa al cielo. In questi contesti di civiltà perdute, geograficamente lontane, la “borsa degli dei” poteva avere la forma tondeggiante o a pera, a secchiello o a mezza luna, piatta o a tracolla, posizionata vicino al cuore o al fianco, durante i riti sciamanici.

Costruita da tessuti naturali come lino, canapa e cotone, fibre di palma, giunchi e alghe, pelle di animali e cuoio, impreziosita con placche e decorazioni in oro, argento, bronzo, perline e pietre dure. La “borsa delle divinità” poteva essere usata come peso e unità standard di misura per il commercio. Questo particolare accessorio poteva essere un simbolo di potere o avere la funzione di contenere offerte votive (grani, spezie, frammenti di stoffa consacrati), custodire polveri, incensi, liquidi per libagioni (vino, miele, cacao) e acqua sacra per abluzioni. Questa singolare valigetta poteva essere un mezzo per trasportare amuleti e talismani protettivi, addirittura usata come “borsa ancestrale” con la funzione di portale verso mondi sovrannaturali o alieni. Attraverso le opere d’arte, possiamo tracciare un percorso che ci collega alle diverse epoche storiche, comprendendo meglio il ruolo di queste borse rituali nella vita sociale, culturale e religiosa dei popoli dei diversi continenti.

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