Di Daniela Cavallini
Siamo in molti accomunati dalla sindrome dell’accumulo e per quanto sia grande la casa lo spazio non basta mai e soprattutto i cassetti richiedono costante incremento. Al piacere di conservare i nostri cari ricordi, foto, lettere, biglietti, ritagli di giornali, piccoli souvenir, ecc. si aggiunge l’inderogabilità del “dovere d’archivio”, vale a dire che nonostante l’informatica, per molti documenti è tuttora imposta la preservazione in formato cartaceo e così, anno dopo anno, l’ammucchiamento degli stessi. E i cassetti non bastano mai.Talvolta però una cassettiera in più… rende distonico l’insieme del nostro arredamento.
Come sopperire?Personalmente ho trovato una soluzione – a mio avviso ricercata, elegante e funzionale – nelle settecentesche scatole laccate veneziane e coevi esemplari di arte povera, realizzate in papier maché.Abbinate ad un arredamento antico o in netto contrasto con mobili di design, collocate come singoli soprammobili o, come piace a me, disposte “a gruppi” sopra una credenza in soggiorno, su di una consolle, sul comò della camera da letto quali nobili custodi di gioielli, sul comodino per contenere lo scritto del nostro ultimo pensiero del giorno appena terminato, in bagno per contenere cosmetici, smalti, creme varie e profumi, sulla scrivania oltreché nella libreria dello studio, uniscono al piacere di ammirare inconsuete collezioni, la funzionalità di piccoli/medi cassetti.

Poiché il mercato antiquario offre scatole di varie dimensioni, forme e colori, si possono realizzare raccolte con accostamenti armonici e scenografici. Una scatola in più, “ci sta sempre”! Per il collezionista non sono mai abbastanza… c’è e ci sarà sempre quella deliziosa scatoletta che – quella sì – completerebbe la collezione. Collezione alla quale si aggiungono molti altri oggetti realizzati con identico stile, quali ad esempio ampi, medi o piccoli vassoi, sino ai minuscoli e deliziosi porta nei – nei, ovviamente finti – utilizzati dalle Dame del ‘700.E’ piacevole l’excursus storico degli oggetti laccati. Essi riscontrano grande successo tra la fine del XVII secolo, e per tutto il XVIII, in una Venezia che ne costituisce l’ambiente ideale: una città che rappresenta il centro internazionale della ricchezza e dei piaceri mondani.
Grazie all’abilità di artisti ed artigiani, ben presto questo tipo di lavorazione – la laccatura – che rende gli oggetti laccati, lucidi e vivacemente policromi, diviene ambìta per l’originalità ed il “depentore” – figura dapprima snobbata – gode il suo pieno riscatto, assumendo un ruolo primario, soprattutto in quanto a lui si deve l’invenzione ed attuazione di una tecnica assimilabile a quella utilizzata in Cina e Giappone. Fu così che oltre al genere delle cineserie – tali depentori – crearono gli stili figurato e floreale, autentica espressione dell’ornamentazione veneziana dell’epoca. Tale fu l’entusiasmo generato nella nobiltà veneziana – e non solo – che la laccatura policroma fu utilizzata per impreziosire mobili, armadi, panche, divanetti da conversazione, sedie, consolle, candelieri, specchi e specchiere. Stupendi esemplari si possono ammirare al Ca’ Rezzonico! Certamente è un mercato di nicchia, tuttavia vi sono Antiquari altamente specializzati in oggetti ed arredi veneziani laccati, dell’apoteotico ‘700. Ovviamente – data la preziosità – le quotazioni degli oggetti stessi, è impensabile che possano essere modiche; tuttavia…un piccolo lusso… ce lo meritiamo!
Daniela Cavallini


