“E’ la vita, più che la morte, a non avere limiti”: la straordinaria parabola sul senso della vita e dell’amore di Gabriel Garcia Marquez

di Paolo Brutto

Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno…E cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni notti comprese?” Questa citazione, tratta da quel capolavoro assoluto che è L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez, a mio modesto avviso non rappresenta semplicemente uno dei punti più alti dell’intera opera dello scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura nel 1982 ma incarna, al tempo stesso, l’amore nella sua essenza più profonda, la forza di un sentimento così potente da sfidare addirittura il tempo e le distanze, di resistere al dolore e al lungo distacco dalla persona amata e alla sconfitte e alle prevaricazioni imposte dalle convenzioni sociali del tempo. Un amore che profuma di eternità, che ci eleva dal nostro concetto fugace e risibile del ‘qui ed ora’ da consumare immediatamente e che sposta i nostri orizzonti sentimentali più in là di quanto avremmo mai potuto immaginare. L’amore ai tempi del colera, pubblicato nel 1985 in lingua spagnola e tradotto successivamente in molte altre lingue riscuotendo ovunque un enorme successo di pubblico, è il primo romanzo pubblicato da Garcia Marquez dopo la consegna del premio Nobel: il suo intento dichiarato era quello di “scrivere un romanzo del XX secolo come si scriveva nel XIX secolo”. Quest’opera, la quale comprova ancora di più la capacità dello scrittore colombiano di saper padroneggiare e descrivere le infinite sfumature dell’animo umano, sembra strizzare l’occhio agli amori meravigliosi e patetici descritti nei feuilletons ottocenteschi, giungendo a picchi di romanticismo e sentimentalismo estremi: Marquez, tuttavia, non rinuncia, durante la stesura del romanzo, al suo sguardo ironico, lucido, per certi versi dissacrante che, da sempre, è la cifra stilistica di cui si compongono le sue opere. L’amore ai tempi del colera, dedicato alla moglie Mercedes, trae la propria ispirazione dalla storia d’amore, anch’essa estremamente travagliata e romantica, dei genitori dell’autore che avevano dovuto combattere, al pari di Florentino e Fermina, contro i pregiudizi sociali della Colombia coloniale di un tempo. Come ricorderà lo stesso Marquez nella sua autobiografia, Vivere per raccontarla, nel personaggio di Florentino, un innamorato oseremmo dire ‘cronico’ affetto da un inguaribile romanticismo, rivive con affetto la figura del padre del grande scrittore colombiano, Gabriel Eligio Garcia Martinez: quest’ultimo, approfittando del suo lavoro come telegrafista, si era tenuto in contatto con la futura madre dello scrittore, Luisa Santiaga Marquez Iguaran grazie alla straordinaria e commovente complicità dei suoi colleghi quando il padre di lei, osteggiando apertamente questo rapporto d’amore, porta via con sé sua figlia cercando di allontanarla – invano – da quello che era il suo destino.

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Allo stesso modo di Florentino Ariza, anche Eligio si diletta a suonare col violino serenate e valzer sentimentali sulla collina del cimitero di Cartagena ma, a differenza delle vicende sentimentali che si sviluppano all’interno del romanzo, i genitori di Gabriel Garcia Marquez si sposano in segreto l’11 giugno del 1926 facendo trionfare il loro sogno d’amore. Con L’Amore ai tempi del colera, Marquez dà vita ad una trama narrativa sempre in bilico tra realtà e finzione, a metà strada tra una vicenda realmente accaduta ed una favola dai contorni bellissimi e surreali: si intravedono in quest’opera, infatti, quegli elementi tanto cari alla corrente del “Realismo magico” di cui il grande scrittore colombiano rappresenterà la punta di diamante della letteratura sudamericana del Novecento.

L’attesa amorosa, vissuta dal protagonista in maniera iperbolica ed eccessiva, quasi devastante, rappresenta in maniera peculiare uno dei tratti più distintivi della prosa e della poetica di Marquez, il quale mette spesso in scena nei suoi romanzi amori lunghi e contrastati, simili alle trame di molte telenovelas sudamericane ma, ovviamente, senza nessuna indulgenza stucchevole e banale improntata al concetto dell’amore perfetto vagheggiato da certi sceneggiati televisivi o da certi film smielati e zuccherosi buoni per trascorrere una serata all’insegna del puro disimpegno. L’amore ai tempi del colera è certamente un libro ispirato dall’amore e dedicato all’amore ma dobbiamo stare attenti a definirlo tout court un libro romantico. In uno dei tanti passi del romanzo divenuti celeberrimi nel corso del tempo, è lo stesso Garcia Marquez a ribadire il carattere amaro della vicenda, descrivendola con una metafora decisamente significativa: “Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati”. Se il sentimento che Florentino prova per Fermina lo corrode fisicamente dall’interno alla stregua di una malattia contagiosa (come il colera, appunto), se l’attesa per l’appagamento del proprio amore per la donna amata contempla addirittura un arco temporale così ampio che i due ragazzini di un tempo si ritrovano a vivere un amore senile privo, purtroppo, delle gioie, della vigoria e dell’adorabile incoscienza della gioventù, che cosa ci lascia in bocca e, soprattutto, nel cuore la lettura di un romanzo del genere? Credo che la risposta sia tutta contenuta nelle splendide parole pronunciate dallo stesso Florentino Ariza: “Pensa all’amore come ad uno stato di grazia, non come ad uno strumento per raggiungere un fine, ma come l’alfa e l’omega, in sé stesso contenuto”. Se è la vita, più che la morte, a non avere limiti, l’amore di Florentino per la sua Fermina Daza ci insegna che c’è un’eternità ad attenderci, oltre la linea dell’orizzonte dei nostri occhi mortali. Cogliamo al volo, se possibile, questa opportunità irripetibile oppure…Oppure basta saper attendere e possedere un amore indomito come quello del nostro Florentino Ariza, un amore avviluppato all’anima e custodito gelosamente nel proprio cuore per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese.

Javier Bardem e Giovanna Mezzogiorno nell’adattamento cinematografico de L’amore ai tempi del colera di Mike Newell (2007).

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