La strada più breve fra due punti è il cerchio che li unisce in un abbraccio sorpreso: la più bella storia d’amore di Luis Sepulveda

di Paolo Brutto

Il mio primo incontro con il grande Luis Sepulveda avvenne alla fine degli anni ‘90, grazie al celebre film d’animazione La Gabbianella e il Gatto del 1998 diretto da Enzo D’Alò e tratto dal romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare pubblicato nel 1996. Un gioiello di animazione e di poesia che mi spinse ad approfondire ancora di più la mia conoscenza con gli scritti e con le opere dello scrittore cileno naturalizzato francese, certamente una delle voci più significative ed intense della letteratura latinoamericana dal dopoguerra ad oggi.

Nato ad Ovalle, in Cile, il 4 ottobre 1949, Luis Sepulveda è stato un talento multiforme oltreché un grandissimo scrittore: giornalista, sceneggiatore, poeta, regista, fu anche attivista politico, amico di Salvador Allende e oppositore del regime squadrista del generale Augusto Pinochet, a causa del quale fu incarcerato e torturato. In gioventù Sepulveda crebbe a Valparaiso con il nonno paterno e con uno zio: furono quest’ultimi ad instillargli l’amore per la letteratura, soprattutto per i romanzi d’avventura e per autori come Cervantes, Salgari, Melville e Conrad. La sua vocazione letteraria si manifestò fin da subito, con racconti e poesie pubblicati sul giornalino della scuola e, assieme ad essa, anche il suo impegno politico come giovane comunista. Nel 1969 vinse il premio Casa de las Americas per il suo primo libro di racconti, Cronicas de Pedro Nadie: si stabilì a Mosca grazie ad una borsa di studio ma rimase lì solo pochi mesi in quanto venne espulso per “atteggiamenti contrari alla morale proletaria”. Ritornò in Cile ma, a causa di contrasti sempre più insanabili con il padre, si trasferì in Bolivia dove militò tra le file dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Successivamente ritornò in Cile, conseguì il diploma di regista teatrale e proseguì la sua attività letteraria scrivendo racconti e allestendo spettacoli teatrali. Fece parte del Partito Socialista cileno e divenne guardia personale del presidente cileno Salvador Allende.

A causa di ciò, dopo il colpo di stato militare di Pinochet, venne arrestato, torturato e costretto a vivere sette mesi in una cella così minuscola all’interno della quale era impossibile stare anche solo sdraiati o in piedi. Grazie all’intervento di Amnesty International venne scarcerato ma, sempre a causa del suo impegno politico, venne nuovamente condannato dalla giunta militare a ventotto anni di carcere: furono nuovamente le pressioni esercitate da Amnesty International a salvare Luis Sepulveda e a commutargli la pena in otto anni di esilio. Viaggiò a lungo percorrendo l’America Latina da nord a sud, prese parte ad una spedizione dell’UNESCO dedicata allo studio dell’impatto sulla civiltà sugli indios Shuar – questa esperienza, durata circa sette mesi, sarà fondamentale per la stesura di uno dei suoi più grandi capolavori, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore – e nel 1978 fu testimone oculare della vittoria rivoluzionaria in Nicaragua delle Brigate Internazionali Simon Bolivar.

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Fu proprio in questo periodo che iniziò a lavorare come giornalista e l’anno successivo si trasferì in Europa stabilendosi dapprima in Germania, ad Amburgo, vista la sua profonda ammirazione per la letteratura tedesca (Novalis e Holderlin su tutti). Un intenso primo piano dello scrittore cileno Luis Sepulveda (Ovalle, 4 ottobre 1949 – Oviedo, 16 aprile 2020).Successivamente visse in Francia per un lungo periodo conseguendone la cittadinanza, entrò in contatto con Greenpeace nel 1982 e collaborò attivamente con questa associazione fino al 1987. Ritornò in Cile nel 1989 ma nel 1996 si trasferì in Spagna, nelle Asturie, e qui visse fino alla morte avvenuta il 16 aprile del 2020 a causa delle complicazioni dovute al virus COVID-19.

Da queste stringate notizie biografiche si evince come la vicenda umana di Luis Sepulveda non sia stata meno appassionante o accattivante dei suoi scritti e dei suoi romanzi e, di certo, anche le sue vicissitudini sentimentali hanno fortemente contribuito a quel quid esistenziale che ha reso celebre Sepulveda in ogni angolo del mondo.

Tra queste, l’amore provato e vissuto (con alterne fortune) per la poetessa Carmen Yanez, detta “Pelusa”, sarà di fondamentale importanza per il percorso umano e artistico dello scrittore cileno: sposata in prime nozze nel 1971 – la Yanez, appena diciannovenne, indossava un abito color lavanda ed un cappello viola – si ricongiungeranno di nuovo nel 2004, dopo il divorzio di Sepulveda dalla seconda moglie Margarita Seven.

Nel 2003, edita da Guanda, viene pubblicata la raccolta Poesie senza patria, all’interno della quale è contenuta la celebre La màs bella historia de amor (La più bella storia d’amore) che Luis Sepulveda dedicherà con tanto affetto alla sua “Pelusa”.

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L’ultimo suono del tuo addio,

mi disse che non sapevo nulla

e che era giunto

il tempo necessario

di imparare i perché della materia.

Così, tra pietra e pietra

seppi che sommare è unire

e che sottrarre ci lascia soli e vuoti. Che i colori riflettono

l’ingenua volontà dell’occhio.

Che i solfeggi e i sol

implorano la fame dell’udito.

Che le strade e la polvere

sono la ragione dei passi.

Che la strada più breve

fra due punti

è il cerchio che li unisce

in un abbraccio sorpreso.

Che due più due

può essere un brano di Vivaldi.

Che i geni amabili

abitano le bottiglie del buon vino. Con tutto questo già appreso tornai a disfare l’eco del tuo addio e al suo posto palpitante a scrivere La Più Bella Storia d’Amore

ma, come dice l’adagio,

non si finisce mai

di imparare e di dubitare.

E così, ancora una volta

tanto facilmente come nasce una rosa o si morde la coda una stella fugace, seppi che la mia opera era stata scritta perché La Più Bella Storia d’Amore è possibile solo

nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi.

Questa poesia, semplice e vibrante allo stesso tempo, celebra la forza di un amore che non si arrende di fronte agli ostacoli della vita, un amore capace di resistere alla ferocia di un regime sanguinario come quello di Pinochet, alle torture subite in carcere, all’esilio in terra straniera e ai lunghi anni di separazione prima di ritrovarsi e stare di nuovo insieme ancora una volta. Un amore che sembra uscito dalle pagine di un romanzo, due vite e due cuori che intrecciano i loro destini in maniera indissolubile, formando così un cerchio perfetto dove, in un abbraccio sorpreso, confluisce il senso autentico non solo dell’esistenza umana ma anche il mistero e la meraviglia dell’universo che ci circonda e ci abbraccia con la sua indefinibile poesia.

La più bella storia d’amore, per Sepulveda, si realizza solo nella serena e inquietante calligrafia degli occhi della sua Carmen: seguiamo allora il suo esempio e andiamo a cercare anche noi uno sguardo tra la folla, quegli occhi che, da soli, possono ridestare la nostra esistenza accompagnandoci lungo le strade che portano all’eternità.