Viaggio a ritroso nel mondo dei bottoni, da medium artistici a oggetti funzionali

di Rossana Lucente

Nell’arte contemporanea, questi utili dispositivi d’abbigliamento, nelle varie texture, tipologie e cromatismi, diventano la materia principale dell’opera, come testimonia la installazione “Bird with buttons (2010)” dell’artista coreana Ran Hwang, creata da perline, spilli e fili, dove l’atto ripetitivo di fissare migliaia di bottoni viene paragonato ad una forma di disciplina meditativa e rituale Zen, atta a riflettere sulla bellezza effimera, sulla transitorietà e sul ciclo di nascita-morte-rinascita.

 

Così come le “Buttons Sculpture” dell’argentino Augusto Esquivel, note dal 2010, reinterpretano ritratti famosi, oggetti di uso comune e strumenti musicali, intrisi del ricordo poetico della nonna, la quale conservava i bottoni una scatola di latta, trasformando questi semplici elementi in un’esperienza visuale tridimensionale e nostalgica.

Fino all’artista statunitense Beau McCall, chiamato “Button Man”, il quale dal 1988 crea armature e capi d’abbigliamento scultorei, interamente fatti con bottoni connessi da macramé e filo metallico, segnando il passaggio da strumenti sartoriali a veicoli estetici, e rispecchiando i valori della identità razziale, della comunità LGBTQ+ e della cultura pop.

Tra il XVIII e il XIX secolo, con l’avvento della industrializzazione e della produzione di massa, le classi sociali meno abbienti iniziarono a usare i bottoni più economici, prodotti in metallo o plastica, per fermare cappotti, camice e pantaloni. Mentre nell’arte figurativa rinascimentale e barocca, questi accessori in oro, sono i segni su stoffa di un rango elevato, come dimostra il “Ritratto di Fortunato Martinengo Cesaresco (1542)” dello schivo Alessandro Bonvicino, conosciuto come Moretto da Brescia, rivelando l’elevato pensiero del soggetto, apprezzato come un raffinato umanista, amante della filosofia, della poesia e delle arti. I primi bottoni in Europa comparvero soltanto nel XII secolo, per assolvere essenzialmente ad una funzione decorativa. Questi preziosi dettagli realizzati in osso, legno, avorio, metalli e gemme, spesso intarsiati o cesellati, erano diffusi tra nobili, segno di ricchezza o status aristocratico. Proprio quando in Asia, e particolarmente in Cina, questi piccoli ornamenti cominciarono a svolgere già la loro funzione pratica, serrando guanti, calzature e giacche. Mentre i popoli delle civiltà antiche solevano chiudere mantelli, scarpe e guanti, tramite l’uso di lacci, fibbie e spille. I bottoni dunque hanno attraversato la storia, non solo come oggetti d’élite, successivamente ordinari e indispensabili, ma anche come elementi visivi e medium artistici, raccontando identità, memorie, storie e visioni ipnotiche.

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Rossana Lucente