Il viaggio ultraterreno di Nefertari: icone, simboli e segreti della tomba reale

di Rossana Lucente

Sulle pareti affrescate della tomba di Nefertari (XIII sec.a.C.), nella Valle delle Regine a Tebe, scoperta dall’archeologo Schiaparelli nel 1904, la moglie prediletta del faraone Ramses II, compie il viaggio ultraterreno come fosse Hathor sulla terra (dea della bellezza e dell’amore).

Diverse sono le “prove” che dovrà superare prima di ricongiungersi ad Amon – Ra (dio del sole e della creazione), e, risorgere in Osiride (signore dell’oltretomba), come dimostrano le svariate scene ispirate dal “Libro dei Morti”, tra cui la “partita a senet” (scacchi) con il destino, le offerte di tessuti pregiati e vasi per libagioni, e, la recita delle formule segrete dinanzi allo scarabeo-Khepri (dio della rinascita).

Il mistero della pesatura del cuore assente

Stranamente non vi è traccia “della pesatura del cuore”, con l’organo del defunto posto su una bilancia, e, la piuma di Maat sull’altro piatto, sotto la supervisione del dio-sciacallo Anubi, il risultato registrato dal dio-ibis Thot, e, il mostro-coccodrillo Ammit pronto a divorare il cuore del dannato.

L’iconografia degli abiti: la kalasiris e il mantello cerimoniale

La Regina è dipinta quasi sempre con la “kalasiris”, la lunga tunica di lino bianco semitrasparente, dalle maniche corte e ampie, aderente al corpo e plissettata finemente, con cintura rossa in vita, colore che richiama Iside (dea della fertilità e della magia), e, il potere vivificante del sangue.

Mentre, nelle scene davanti alle divinità Osiride e Hathor, indossa un mantello cerimoniale trasparente, simbolo di purezza rituale. Il colore candido del vestito, reso con pigmento brillante su fondo blu-verde delle pareti, esalta la pelle dorata della regina e indica il suo status di “grande sposa reale”.

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Le tre acconciature e i gioielli di ocra e lapislazzuli

Nefertari, la “gioconda dell’antichità”, sfoggia tre tipi di acconciature nere e lucide, una sormontata dall’ureo o cobra-Wadjet (simbolo del Basso Egitto), l’altra caratterizzata dall’avvoltoio-Nekhbet (simbolo dell’Alto Egitto), e, infine dalla tipica corona di Hathor, con disco solare tra corna bovine, e, due alte piume di struzzo.

Mentre i vistosi gioielli sono dipinti con ocra gialla, per imitare l’oro, e, dettagli blu, per imitare i lapislazzuli, tra cui “l’usekh” (collare), con file alternate di perline tubolari e gocce, le “armille” (bracciali e cavigliere), con testa della leonessa-Sekhmet e fiori di loto, gli orecchini, in forma di dischi dorati, fiori di papiro e avvoltoio, e, infine gli amuleti, come la croce “ankh”, simbolo della vita.

I piedi nudi e i sandali ritrovati nel sarcofago

In realtà, del corredo originale saccheggiato dai tombaroli, sono sopravvissuti solo pochi pezzi, tra cui un frammento di bracciale d’oro e qualche amuleto. Nell’opera pittorica, “la bella tra le belle”, è quasi sempre scalza, i piedi nudi indicano il suolo sacro dell’aldilà. Mentre nel sarcofago reale in granito rosa, furono ritrovati un paio di semplici sandali infradito, realizzati in fibra intrecciata di palma e papiro.

Ogni dettaglio di abiti, parrucche, gioielli e calzature, di “colei per cui il sole splende”, segue precisi codici iconografici, i quali raccontano rango, ruolo rituale, speranza di vita eterna e natura ormai divinizzata.