Tienimi per mano di Hermann Hesse: l’intreccio di mani che diventa l’intreccio di anime innamorate

di Paolo Brutto

Il principio di ogni arte è l’amore e il valore e la dimensione di ogni arte vengono soprattutto determinati dalla capacità d’amore dell’artista”. Queste parole ma, soprattutto, la straordinaria visione di insieme in esse contenuta provengono da Hermann Hesse, uno degli scrittori e poeti più profondi e raffinati della storia del Novecento, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1946. La sua produzione, sia in prosa che in versi, è vastissima e consta di quindici raccolte di poesie e trentadue tra romanzi e raccolte di racconti, tra i quali spiccano per la loro sublime bellezza e intrinseca profondità Siddharta (1922), Il lupo della steppa (1927) e Narciso e Boccadoro (1930). In ognuno dei suoi lavori il grande scrittore tedesco (successivamente naturalizzato svizzero) desidera esplorare il concetto di autenticità dell’individuo, attraverso una continua ricerca della conoscenza di sé e di un afflato permeato da una forte componente spirituale. Tutto ciò denota uno spiccato interesse da parte di Hesse per i temi fondanti al centro dell’esistenzialismo (Schopenhauer e Nietzsche su tutti), i quali vanno a confluire e a fondersi ai tratti più significativi delle filosofie orientali, soprattutto quelle induista e buddista. Nei versi semplici e toccanti di Tienimi per mano il grande scrittore tedesco si sofferma su uno degli aspetti più belli e rassicuranti dell’amore ossia l’immagine di due mani che si stringono: qui il potente e delicato gesto del tenersi per mano diventa, al tempo stesso, un inno meraviglioso all’amore e al prendersi cura l’uno dell’altra.

Tienimi per mano al tramonto,

quando la luce del giorno si spegne

e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…

Tienila stretta quando non riesco

a viverlo questo mondo imperfetto…

Tienimi per mano…

portami dove il tempo non esiste…

Tienila stretta nel difficile vivere.

Tienimi per mano…

nel giorno in cui mi sento disorientato…

cantami la canzone delle stelle

dolce cantilena di voci respirate…

Tienimi la mano,

e stringila forte prima che l’insolente fato

possa portarmi via da te…

Tienimi per mano

e non lasciarmi andare…

mai…

Il poeta chiede di essere tenuto per mano nel momento del tramonto, quando sta per giungere non solo l’oscurità ma, soprattutto, sembrano riaffiorare con più forza le fragilità interiori dell’uomo, quelle fragilità che, in un mondo imperfetto e crudele come il nostro, diventerebbero cime insormontabili da scalare senza la possibilità di intrecciare le nostre dita con quelle della persona amata. La paura di sentirsi soli, il bisogno di essere confortati quando sembrano venire meno le forze e le energie impiegate durante il giorno per affrontare la realtà che ci circonda, vengono spazzati via da un gesto semplice ed insieme potentissimo come il tenersi per mano, nel quale si sublima la necessità di ritrovarsi insieme intimamente, di sentire non solo la vicinanza e il calore della persona amata al proprio fianco ma di oltrepassare, insieme a lei, i confini e gli orizzonti del mondo che ci circonda per entrare in un’altra dimensione dove il tempo non esiste. Il difficile vivere, il senso di disorientamento che alberga in ognuno di noi di fronte all’insolente fato delle nostre esistenze viene smorzato e depotenziato dal semplice contatto con la mano della persona amata, un contatto che non solo rasserena ma che ridà forza e fiducia nell’affrontare l’incertezza del domani e la precarietà della nostra vita. L’intreccio di mani diventa, quindi, un intreccio di anime, dove per magia non si avverte più il peso schiacciante del tempo ma, anzi, ci si lascia cullare come in un sogno dalla canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate. In questa continua lotta contro il tempo, contro i nostri limiti ma, soprattutto, contro un destino molto spesso nebuloso e feroce, un semplice tocco di mani può farci ritrovare immediatamente la bussola, può riaccendere lo spirito e darci la forza di andare avanti, di continuare a lottare e a vivere i nostri sogni. Tienimi per mano di Hermann Hesse è, al tempo stesso, una straordinaria esperienza d’amore e di meditazione sul senso autentico della nostra esistenza: i suoi versi, così semplici e diretti, vogliono rappresentare un faro, una guida ideale non solo per non smarrire la nostra anima ma per riportarla, in ogni momento, sull’unico sentiero giusto sul quale vale la pena camminare ossia quello del cuore.

Leggi anche  “E Oltre”. Quando il potere dell’Amore oltrepassa i limiti della più grave malattia sino a metamorfosare il dramma in preziosa “nuova normalità” di vita

Statua in bronzo di Hermann Hesse realizzata dallo scultore Kurt Tassotti in occasione del 125° anniversario della nascita dello scrittore tedesco e che lo raffigura durante la sua ultima visita a Calw agli inizi degli anni Trenta del Novecento (Nikolausbrucke, Calw, Germania)