Di Marco Signorile
È trascorso qualche giorno dalla notizia della sua scomparsa, ma sento il bisogno di rendere anch’io omaggio a Diane Keaton — un’artista che non è mai stata solo un’attrice, ma un linguaggio.
Hollywood la piange, ma al tempo stesso la celebra, perché certe presenze non si spengono: restano sospese tra schermo e memoria.
Diane Keaton ha attraversato il cinema come una rivoluzione silenziosa.
Ha vinto un Oscar con *Io e Annie*, ha lavorato con Woody Allen, Coppola, Nancy Meyers.
Ha saputo passare dal dramma alla commedia senza mai perdere autenticità.
Ogni suo personaggio aveva qualcosa di vivo, di vero, di fragile e ironico insieme.
Il suo stile è diventato iconico: blazer oversize, pantaloni maschili, cappelli indossati con leggerezza e fierezza.
Una femminilità che non chiedeva permesso, ma lasciava il segno.
La moda, per lei, era un’estensione dell’anima: un modo per raccontare il carattere, non per nasconderlo.
Meryl Streep, ricordandola, ha detto che “Diane è stata la donna più coperta nella storia dei vestiti, eppure la più trasparente come essere umano”.
Una frase che racchiude tutto: la forza di essere se stessi anche quando il mondo ti vuole diversa.
Diane Keaton rimane il simbolo di un’arte che non cerca la perfezione, ma la verità.
E forse per questo — nel cinema, nella moda, nella vita — davvero nessuna come lei.


