PIERINO E IL SIGNOR VENTO

di Michele Minisci

Nel mio piccolo paesino tutte le strade sono piene di alberi di tiglio, che quando fioriscono emanano un profumo così intenso fino a stordirti. Quasi tutti i ragazzini del paese, quella estate, avevano preso l’abitudine di intagliare nelle cortecce degli alberi, coi loro coltellini affilati,  piccole frasi, cuoricini ed altre amenità…All’inizio, gli alberi avevano provato un leggero solletico e qualche brivido, solo che col passare del tempo quelle incisioni e quelle frasi sulla loro corteccia cominciavano a provocare loro un certo fastidio  e qualche dolorino.

Quando la cosa diventò veramente insopportabile e tutti gli alberi del paese non ne poterono più decisero che dovevano prendere una decisione: convocarono un’assemblea per la mezzanotte del giorno dopo, quando tutti sarebbero andati a dormire.

Il tiglio più vecchio, che aveva quasi 300 anni, prese la parola e chiese a tutti gli altri tigli di proporre una soluzione per mettere fine a questa ormai piccola tortura. Dopo una lunga e serrata discussione fu presa all’unanimità la seguente decisione: dalla mattina successiva tutti gli alberi del paese avrebbero iniziato a far cadere in terra tutte le loro foglie fino a coprire tutte le strade, tutte le piazze, in modo che si bloccasse così tutto il paese.

E così fu: le foglie cominciarono a cadere lentamente ma incessantemente  per giorni e giorni fino a quando non furono coperte tutte le strade e le piazze del paese…arrivando fino al primo piano delle case.

Tutto era bloccato, e a lungo andare la situazione diventò insostenibile: non arrivavano più in paese i viveri, le merci, le medicine, e allora il  sindaco convocò nella sala del Comune un’assemblea con tutti i cittadini per trovare una soluzione. Dopo diverse ore di una intensa discussione non si riuscì a trovare una soluzione giusta e rapida, quando dal fondo della sala si udì una vocina dire: “ Io posso risolvere questo problema”. Tutti si volsero meravigliati a guardare sorpresi il piccolo Pierino, che aveva quasi urlato quelle parole.

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La cosa provocò però in tutti, subito dopo, una certa ilarità e una enorme delusione: come avrebbe potuto quel ragazzino risolvere un problema così grande! Ma Pierino fu così deciso e fermo su questa sua proposta che gli diedero fiducia. Era appena spuntato il sole quella mattina e Pasqualino si mise di buona lena a salire su per i tortuosi sentieri che portavano in cima alla montagna che sovrastava il suo piccolo paesino.

Cammina, cammina, cammina,  attraversò prima un fitto bosco di castagni, poi un folto bosco di querce, infine arrivò in un grande bosco di abeti ed era quasi mezzogiorno quando Pierino si accorse di essere arrivato in cima al monte, dove si stendeva una piccola piazzola erbosa.

In cima a quella maestosa montagna tanti e tanti anni fa, suo nonno Francesco, ormai passato a miglior vita da diversi anni, gli aveva fatto conoscere il Signor Vento, suo vecchio amico da tempo immemorabile, e avevano parlato e giocato con lui per diverse ore.

Dopo aver ripreso fiato, Pierino mise le sue mani ad imbuto davanti alla bocca e cominciò a chiamare a squarcia gola: “ Signor Vento, Signor Vento, Signor Vento…..”. Dopo qualche minuto vide tutte le nuvole bianche che erano sulla sua testa  agitarsi, scompigliarsi, girare su se stesse velocemente come una trottola, fino a quando non apparve una grande carrozza trainata da dieci cavalli alati guidati da un omone grande grande, con una barba lunghissima e folti capelli color del cielo e una bocca enorme.

Atterrato sul prato dove si era fermato Pierino con il suo grande vocione disse: “ Ciaooooo Pierinooooo, mi ricordo di te…di cosa hai bisognoooo?”. E Pierino raccontò al suo vecchio amico cosa era successo nel suo paesino, che subito dopo, avendo capito il problema, lo invitò a salire sulla sua carrozza e dirigersi a valle.

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Arrivato nel paesino di Pierino e fermatosi a qualche metro sopra la distesa di foglie  il signor Vento si riempì d’aria la sua enorme bocca, con le gote piene piene che sembravano scoppiassero da un  momento all’altro e cominciò a soffiare a più non posso.

E soffia di qua, e soffia di là, e soffia di su, e soffia di giù, in meno di un’ora tutto il paese era stato liberato da tutte le foglie che lo imprigionavano, che lo soffocavano,  e alla fine fece scendere dalla scaletta della carrozza il suo a amico Pierino che fu festeggiato da tutta la popolazione e portato  in trionfo per tutto il paese. E di fronte a tutta la gente in festa che acclamava il loro salvatore il Sindaco si decise di apporre sul petto di Pierino una Medaglia d’Oro al Valore, che da quel giorno diventò l’eroe dei grandi e dei piccoli, per tutti i secoli a venire.