di Diana Migliano
Tutto è mente. Tutto è ritmo. L’universo è una sinfonia di vibrazioni e corrispondenze che echeggiano nell’eterno divenire. Questo ci racconta il Kybalion, celeberrimo testo sacro dell’ermetismo egizio che descrive le leggi fondamentali del creato.

Per poter fluire in questo eterno divenire è essenziale imparare a danzare. Danzare nel senso più alto e lato, più basso e largo. In ogni senso, e con ogni senso. Imparare a danzare con le parole, dunque, con le emozioni, con gli accadimenti, i pensieri e con gli altri esseri è il segreto per liberare e conoscere la nostra parte divina.
Ogni forma di resistenza, chiusura e stasi verso il fiume di quella creazione costante che è la vita, genera sofferenza e conflitto. Il nostro benessere e potere personale dipendono molto da quanto siamo in contatto coi movimenti del nostro sé profondo, che qualcuno chiama “Sé superiore”. Ecco perché ho deciso di intitolare questa rubrica “Dee Danzanti”, oltre ad essere il nome del mio metodo di mentoring femminile basato sull’unione di svariate discipline olistiche, danza del ventre, mitopsicologia e Femminino Sacro, è un mio augurio affinché tutte le donne possano sperimentare la gioia infinita di incontrare la danza della Dea interiore che dimora segretamente in ognuna.
Sono sempre stata convinta, e i fatti mi hanno spesso confermato, che tutta la felicità, guarigione, senso, verità, pace, bellezza e amore di cui abbiamo bisogno siano nascoste in uno scrigno invisibile dentro di noi. Una sorgente inesauribile di benedizioni a cui possiamo attingere con la chiave della consapevolezza. Questa chiave sa usarla bene la nostra parte divina, quella parte che attraverso la danza, è possibile invocare nel nostro corpo. Questa è la mia missione: far sbocciare e incontrare tutte le nostre Dee Danzanti.

Perché proprio la danza? Perché nel muovere il corpo lo si abita totalmente, quando danziamo incarniamo quella verità che non ha bisogno di parole. L’attenzione che rivolgiamo quasi sempre alla mente è impiegata nella coordinazione del movimento e nell’amplificare la nostra ispirazione: quando finalmente il pensiero tace, l’anima sussurra al nostro orecchio l’eterna storia della creazione.
La danza come metafora cosmica è in verità un leitmotiv che pervade le culture di tutto il mondo: dal concetto greco di danza delle stelle e musica delle sfere, alle danze cerimoniali orientali a quelle rituali dei popoli tribali, fino alla moderna danza del ventre in chiave simbolica come quella che propongo nel mio lavoro, essa rappresenta simbolicamente il movimento dell’universo, la creazione del mondo e l’armonia tra il corpo e l’infinito. Un esempio emblematico è la figura divina di Shiva nella tradizione induista. Il dio della distruzione e della trasformazione è anche noto come il “Signore della Danza” (Nataraja, da cui deriva la danza sacra Nataraj), di creazione, conservazione e dissoluzione del mondo. In questo contesto, la danza diventa il movimento stesso della concezione cosmica, il principio dinamico che dà vita e che distrugge per poi ricreare. Ogni passo di Shiva, ogni suo divino movimento, è un atto di trasformazione totale, in cui l’energia dell’universo si manifesta attraverso il corpo.
Analogamente, nella mitologia egizia, la danza rappresentava la ciclicità dell’universo, con il movimento che simboleggiava la perpetua rigenerazione del cosmo. I ritmi danzati, spesso accompagnati da canti sacri, venivano utilizzati per evocare gli dèi e per entrare in contatto con le forze divine che si volevano evocare e onorare.

In molte tradizioni africane, altresì, la danza è percepita come un canale preferenziale attraverso il quale gli esseri umani possono entrare in contatto con gli spiriti degli antenati e con le forze cosmiche. La danza rituale è quindi un modo per allinearsi con le leggi di natura e partecipare attivamente al movimento dell’universo. Proprio come nella danza cosmica degli dèi anche l’umano che danza ha la possibilità di entrare nel regno dell’estasi e fondersi con il tutto, abbracciando la sua dimensione spirituale e fisica in un’esperienza unica di unione con il Tutto.
La danza è stata per millenni una pratica rituale e un tramite perfetto per esplorare e purificare la propria psiche. In molte tradizioni popolari, il movimento fisico è stato usato come strumento per liberarsi da emozioni negative, traumi e paure. Questo aspetto catartico è evidente in molti rituali e cerimonie religiose, basti pensare al girare ininterrottamente su se stessi, movimento che ritroviamo nel tarantismo e nelle danze persiane sufi, in cui avviene l’annullamento della percezione dell’ego e l’apertura spontanea verso il sé superiore. Anche nelle danze tribali dei nativi americani o nelle culture africane la danza è il tramite per il quale si accede a quello stato di trance, in cui l’individuo si separa temporaneamente dalla sua realtà quotidiana per immergersi in una dimensione profonda, universale e decisamente spirituale. In questo stato, l’anima si purifica, lasciando andare le sofferenze e le percezioni limitate della ratio creando uno spazio per il rinnovamento interiore. La danza diventa, quindi, un modo per ri-crearsi, per riconnettersi con la propria essenza più intima e con le forze superiori e con l’origine del mistero.
Ecco perché ho scelto la danza come via di conoscenza superiore. So che il corpo di ogni donna (anche di ogni uomo, ma ne riparleremo) sa rivelare la Dea che lo abita.
Tra le sensazioni più belle che offre la danza c’è quel momento in cui smetti di imparare con la mente e inizi a ricordare col corpo. Ricordi spontaneamente “come si fa”, ma soprattutto, ricordi “chi sei“.

