Il viaggio del Codex

L’episodio delle chelandie

di Francesca Lupo

Fin dai tempi più antichi, il Mar Mediterraneo è sempre stato attraversato da innumerevoli rotte commerciali. Al centro è situata la penisola italiana, preda preferita di coloro che vogliono usarla come scalo sulle rotte commerciali o per sfruttarne le infinite ricchezze che il suo territorio possiede. Dopo la caduta dell’Impero Romano, i Bizantini sono diventati i padroni di questo mare. Sono spesso in guerra contro gli Infedeli, sia per mantenere il dominio sul Mediterraneo che per ribadire quale sia la vera religione e quale la civiltà più evoluta e potente: quella cristiana o quella musulmana?

Tra il IX ed il X secolo, gli Arabi riuscirono a togliere la Sicilia alla dominazione di Costantinopoli. I bizantini siciliani si trasferirono in Calabria ma, quando i Saraceni minacciarono di conquistare anche questa regione, essi trasferirono la capitale del Thema a Rossano, città dalle mura inespugnabili.A quel tempo, il basileus era Niceforo Foca. Rivolto ai suoi generali, sfoga tutta la sua rabbia: «non ho nessuna intenzione di essere ricordato come il basileus che ha perso la Sicilia. Io, il grande generale Niceforo Foca! Non intendo aspettare a lungo per attaccare e riprendercela. Nei secoli scorsi abbiamo investito tanto su quell’isola, e ora loro arrivano freschi freschi e ce la tolgono da sotto il naso?! Ho appena iniziato a regnare su questo impero e ho tutto il tempo per riportarlo in auge sull’intero Mediterraneo.» I generali lo ascoltavano in un silenzio remissivo, sapevano che sarebbe stato pericoloso per la loro vita interromperlo. «Prima di tutto, è necessario sostituire quell’incapace al comando del Thema di Calabria. Mandatemi a chiamare Niceforo Hexakionites» intimò a un inserviente della sala del trono. L’uomo scelto era un importante dignitario militare dell’Impero Romano d’Oriente. Ora, al suo cospetto, sperando in un importante incarico militare, ascoltava le parole del basileus: «avete saputo che abbiamo perso la Sicilia e che, per evitare le scorribande saracene in Calabria lo stratega di Reggio paga loro un oneroso tributo?» le domande di Foca incalzavano in tono minaccioso ed aggressivo e non ammettendo una risposta negativa.«Sì, mio signore. È una situazione che non si può tollerare» e Hexakionites rispose in maniera ferma, decisa e, soprattutto, accondiscendente!«Ho deciso di nominarvi stratega di Calabria e Langobardia»

Hexakionites sgranò gli occhi per lo stupore. Dopo le pesanti sconfitte siciliane, sperava in un incarico militare molto importante ma mai avrebbe immaginato di essere nominato addirittura stratega, il supremo funzionario civile e militare e per di più di due themi contemporaneamente. Non era mai successo prima!«Il vostro compito sarà quello di preparare un nuovo attacco ai Saraceni in Sicilia e di organizzare la difesa delle coste calabre» continuò Foca incurante della perplessità del generale. «NON HO NESSUNA INTENZIONE DI PERDERE ANCHE LA CALABRIA!!!» l’ultima frase non ammetteva repliche e soprattutto risultati negativi. «Grazie per la fiducia che avete riposto in me. Non ve ne pentirete, mio signore» risponde Hexakionites. «Come pensate di procedere, ora?» era una domanda lapalissiana, ma serviva al basileus per esaminare le capacità del nuovo stratega.«Prima di tutto occorrerà ricostruire la flotta delle navi da guerra. Ho intenzione di agire secondo le leggi bizantine: chiederò ad ogni città marittima delle regioni italiane di fornire ed equipaggiare a proprie spese una piccola flotta di imbarcazioni armate con il fuoco greco.» «Mi sembra una decisione adeguata. Dopo la perdita della Sicilia, la popolazione ha paura: di sicuro non si opporrà a questa ennesima nostra richiesta, anche se onerosa. E poi?»«Poi, libererò l’isola dai saraceni. Non vi deluderò, mio basileus»«Ne sono certo. Anche perché, in caso di sconfitta, pagherete con la vostra testa»«Sì, mio signore» rispose Hexakionites, intimorito dal monito dell’imperatore. «Salperò al più presto per il porto di Reggio» concluse.Non lontano dalla città di Rossano vi era un importante porto-arsenale intorno al quale era sorto l’antico borgo marinaro di Ruskia. Qui, utilizzando il legname e la pece dei boschi della Sila, la gente del luogo costruiva e riparava navi tra le migliori del Mediterraneo. La città era un grande centro commerciale, politico e militare, con un gran viavai di imbarcazioni di ogni tipo e di ogni nazionalità. Il senato rossanese riteneva di primaria importanza difendere questi affari dalle scorrerie dei pirati e degli Infedeli, perciò accettò ben volentieri di obbedire all’ordine dello Stratega e ordinò di costruire alcune chelandie, le piccole e veloci navi della marina militare bizantina. Da diverse settimane, nel borgo marinaro c’era gran fermento: falegnami, taglialegna e fabbri erano all’opera sotto la guida sapiente dei maestri d’ascia, ma tra loro serpeggiava il malumore. In una taverna, tre amici chiacchieravano seduti a un tavolo mentre bevevano boccali di buon vino. «Secondo voi, le chelandie che gli artigiani stanno costruendo serviranno per difendere la nostra città o Hexakionites le userà per combattere gli Arabi in Sicilia?» chiese uno di loro agli altri due.«Dopo le dure sconfitte che l’impero ha subito, credo che il basileus voglia vendicarsi dell’affronto. Di sicuro ha in mente un’altra battaglia contro i Saraceni. Speriamo solo che non ci coinvolga, non ho alcuna intenzione di perdere un braccio o una gamba per lui,» rispose uno dei due.«Io credo che ci abbia preso in giro: con la scusa di costruirle per difendere la nostra città, se le prenderà per andare a combattere i Saraceni direttamente in Sicilia, e noi resteremo senza difese.»«Non sia mai! Io preferisco bruciarle piuttosto che darle a Hexakionites. Già c’è il suo esattore, Gregorio Malena, che a furia di pretendere tasse sopra tasse ci sta spremendo come un limone. Ora esige anche le nostre chelandie? Stiamo pagando troppo cara questa guerra»«Dopo tutta la fatica fatta, tu le bruceresti?» chiede l’altro con tono ironico.«Certo! I nostri artigiani mica sgobbano per lui, lo fanno per la propria famiglia e per Rossano!» risponde in tono serio.«Hai ragione. Se le chelandie verranno portate altrove, noi le bruceremo, a costo di finire ai ferri!» La frase fu accompagnata da un mormorio di assenso. «Se tutti siamo d’accordo, ci sto anch’io. Vediamo cosa ne pensano gli altri» «Sì, ma senza farci scoprire, e stiamo attenti alle spie di Gregorio e Niceforo» avvertì il più timoroso mentre tutti si ro per dirigersi nei diversi quartieri di Rossano a diffondere la proposta tra la popolazione.Nell’anno 965, nella città di Rossano, la rabbia si trasformò in rivolta, coinvolgendo tutta la popolazione: uomini e donne armati di collera e bastoni si riunirono nella piazza dove era situato il palazzo dello stratega e urlarono sotto le finestre tutto il rancore accumulato in anni di sottomissione ai soprusi e alle vessazioni. Lo stratega non era certo un uomo che si faceva amare dal popolo, ma il suo protospatario/esattore aveva contribuito molto a creare cattiva pubblicità al suo governo, quindi, in realtà, la gente in rivolta urlava soprattutto contro i soprusi e le prepotenze del Malena. Naturalmente, anche gli uomini che nella taverna di Ruskia avevano organizzato la rivolta erano tra la folla: «Non ci posso credere, Hexakionites non vuole solo le nostre chelandie ma anche uomini da mandare in guerra!» espresse meravigliato il suo sconcerto uno dei tre.«Per ogni chelandia occorrono anche 150 uomini soltanto ai remi. Ma cosa crede di fare? Mandare in guerra metà dei nostri giovani?»«Mia madre è anziana, non sopporterebbe che io parta; non dopo che i miei due fratelli sono morti nell’assedio di Rametta.»«Se io muoio, chi manterrà la mia famiglia?» chiese l’ultimo con voce disperata. «Non moriremo in guerra per quel despota! Andiamo a bruciare le chelandie!»«Ne dobbiamo approfittare ora: Hexakionites è fuori Rossano a far visita alle altre città del thema, quindi ci sono meno guardie in città» aggiunse l’uomo più timoroso.«Hai ragione!» concluse quello più intraprendente.Poi, un solo grido si alzò dalla folla: «NO ALLA GUERRA!» In tutta questa confusione, una voce si fece spazio: «Andiamo a bruciare le chelandie!».La folla, armata di fiaccole e bastoni, era un fiume in piena lungo la strada che conduce al borgo di Ruskia. Le guardie dell’arsenale e alcuni degli artigiani che vi lavoravano, furono uccisi dalla foga della folla. Le alte fiamme arsero per tutto il resto della notte, visibili anche nelle città e nei borghi vicini.La notizia della ribellione dei cittadini di Rossano si sparse rapidamente anche in altre città bizantine. Niceforo Hexakionites non poté tollerare che si fosse disobbedito a un suo ordine addirittura con una rivolta: «Io sono lo stratega e il magistros, non posso lasciare impunito un oltraggio simile» si sfogò con i messaggeri mandati da Gregorio Malena per informarlo dell’accaduto. «Andrò di persona a punire la città ribelle e ucciderò tutti i responsabili. VOGLIO RADERLA AL SUOLO! Sarà d’esempio alle altre città che hanno osato ribellarsi». Giunta la notizia dell’ira dello stratega, il senato e i nobili della città si riunirono per decidere il da farsi. Uno di loro propose di farsi aiutare da padre Nilo Maleinos. Egli era un sant’uomo originario di Rossano ma ritiratosi nel Mercurion per vivere da eremita. La sua sola presenza, accompagnata da una voce calda e penetrante, era capace di far placare gli animi di qualsiasi tipo di uomo. Per le sue doti era conosciuto e apprezzato nelle corti delle tre potenze del tempo: araba, sassone e bizantina. Era tenuto in grande considerazione dal popolo e anche dallo stratega Hexakionites. Padre Nilo accettò la missione e consigliò di aprire le porte a Niceforo Hexakionites e di riceverlo con rispetto e sottomissione. Lo stratega era intimorito al solo pensiero che alla corte di Constantinopoli potesse arrivare la notizia che padre Nilo si fosse arrabbiato contro di lui: «è il gran rispetto che provo riguardo alle tue virtù che trattiene la mia spada vendicatrice. Sono sicuro, o padre, che il sacro basileus, per l’affetto e la stima che ha per te, non ti saprà negare la grazia che tu gli chiederai e perciò dò il consenso a lasciar perdere tutto, ma sotto il pagamento di un’ammenda di 2000 numismata. Non posso lasciare impuniti gli assassini del soprintendente ai lavori delle chelandie e dei maestri d’ascia» «E qual utile te ne verrà, o magnanimo principe. Come ti reggerà il cuore al vedere tante famiglie ridotte nella miseria per i tributi che vorrai imporre? Come il Re celeste potrà mai assolverti dai tuoi peccati, se tu non perdoni coloro che ti hanno offeso?» replicò il sant’uomo.«Santo padre, la tua parola tocca i cuori e ha toccato anche il mio. Ma un tributo dovrà pagarsi, lo fisso nella somma di 500 numismata. È la mia ultima parola, la parola del rappresentante del basileus, che Dio lo abbia in gloria!» Niceforo Hexakionites voltò il suo cavallo seguito dai soldati. La città di Rossano, grazie a padre Nilo, era salva.Ma la popolazione non sembrava ancora soddisfatta: urlava, sbraitava e alzava i pugni al cielo in segno di collera: voleva approfittare della presenza di padre Nilo per sistemare la questione “Gregorio Malena” una volta per tutte. Lo stratega non riuscì a condannarlo a morte, sentendosi ancora gli occhi di padre Nilo addosso, però scaricò l’ira accumulata sul malcapitato coprendolo di tutte le maledizioni che gli vennero in mente e concludendo la serie con questo malaugurio finale: «Maledico te e tutto ciò che possiedi, a cominciare dai cavalli e dai buoi per poi finire ai polli e ai cani!».Gregorio, spaventato e consapevole della sua colpevolezza, non spiccicò nemmeno una parola e, con la testa china, subì tutta la collera e gli anatemi di Hexakionites, il quale, rivolgendosi alla folla, concluse: «Voi dovreste far dipingere il ritratto di San Nilo e non cessare giammai di adorarlo, rendergli grazie e sforzarvi a fargli grandi onori per sempre!».La notizia della ribellione e delle chelandie incendiate riescì a spingersi oltre il mare e a giungere a Niceforo II Foca, il quale, essendo un abile politico e, conoscendo l’elevato contributo che i rossanesi avevano sempre dato nelle varie guerre combattute contro i Saraceni, decide di tenerseli buoni con un dono molto prezioso, affinché il valore e la generosità di quella città sia ricordata dai posteri e sia assicurata la rifornitura delle casse imperiali per molto tempo ancora. Il dono fu il prezioso Codice purpureo che rimarrà con loro per secoli e secoli a venire, diventando, oggi, patrimonio dell’UNESCO.

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