Grafologia e Autismo

di Carmensita Furlano

Conoscere è sempre qualcosa di grande e meraviglioso, specialmente se qualche volta si rinuncia alla ragione: senza “caos” non c’è conoscenza.

Conosco un bambino dal volto gentile, sorridente, a volte serio e silenzioso, si volta improvvisamente mi osserva, sorride e scrive su un grande foglio… mi guarda e dice …”leggi”… ; lui vive in un “mondo interiore” ricco e complesso, abitata e naviga la realtà con sensi e modalità diverse da quella che ci è comune, appunto comune… ma lui è speciale. Si tratta di vivere in un mondo di “pensiero circolare” o “dereistico”, dove la comunicazione può essere un viaggio inaspettato, ma anche un’occasione per esplorare la propria unicità e trovare la propria voce che insegna a tutti noi un lato speciale della vita ancora tutta da esplorare……”

Qualcuno si chiederà: la Grafologia anche con l’Autismo? Ebbene si ed in tutte le fattispecie autistiche perché ovunque c’è scrittura (tracciato letterale, numerico, disegni, scarabocchi, gesti lasciati qua e là per il campo grafico… (il foglio..) là c’è la Grafologia che studia “i messaggi in codice” registrati nel tracciato scrittorio come un’impronta del sistema nervoso, attraverso l’analisi sistematica dei segni grafici, offrendo una descrizione che va ben oltre del messaggio esplicito del contenuto scritto.

L’Autismo nelle sue varie forme è in crescita esponenziale, questo termine per i genitori è un dramma, devono essere aiutati a comprendere che solo l’amore unisce due mondi separati e incomunicabili “provvisoriamente”. Se il compito del pediatra è una diagnosi precoce validata da una struttura di neuropsichiatria infantile, è necessario, anche, un team di supporto formato da vari esperti nel settore, non solo medico, della disabilità e con formazione specifica soprattutto sulle tecniche riabilitative comportamentali; evitando l’esplosione accanita di cervelli che vogliono scoprire cosa c’è dietro al mistero dell’autismo. È difficile confrontarsi con un bambino che è imprevedibile, ma non si può nemmeno uccidere la spontaneità, distruggere lo spirito, trasformandolo in una macchina sociale, in un robot intelligente dipendente dal consumismo o dal pauperismo, dall’edonismo o

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dall’ immagine, dal reale o dall’ideale. La realtà di un bambino autistico è diversa e va letta con una visione della vita più aperta, insegna tante cose attraverso il suo comportamento “strano”, bisogna solo entrare nella sua anima attraverso canali non usuali e ascoltare i profondi sentimenti che albergano nel “suo” cuore che non rispondono secondo il sistema a specchio degli studiosi di neurologia, ma secondo un sistema più creativo, forse sinapticamente più caotico. Lo studio deve avere solo una finalità: dare l’opportunità a un bambino autistico di vivere la vita nella sua totalità e fargli scoprire che in questa totalità non è solo. L’esame grafologico con osservazione nell’autismo è importante, fornisce indicazioni precise sulle peculiarità dello scrivente in relazione alla sua persona ed in rapporto con gli altri, e con ulteriori disturbi fisici e psichici, indicando interventi mirati di prevenzione, compensativi e rafforzativi. La grafologia agisce attraverso la scrittura e il disegno, che offrono quelle opportunità per sondare le vie dell’ignoto e attraverso la nube della non conoscenza entrare nello spirito divino di questi bambini, il bambino autistico non vive nel mondo del “tu” ed “io”, ma solo in quello dell’“IO”. Il gesto grafico è un messaggio per manifestare al mondo e all’altro la propria presenza, la propria visibilità (percezione di sé, rappresentazione del mondo, rielaborazione immaginativa della realtà). Il disegno non solo esprime la maturazione intellettiva e le competenze motorie del bambino (la mente), ma ci fa conoscere in profondità emozioni e sentimenti (il cuore), la propria energia istintuale e la voglia di comunicare, il senso della scoperta e del mistero (l’anima). In esso si coglie l’espressività immediata e spontanea dei sentimenti e delle visioni del mondo che ogni bambino manifesta in un dato momento della propria esistenza, è il mezzo per rompere la solitudine, per spezzare l’isolamento, per arginare il disagio comunicativo, per bloccare in parte l’angoscia esistenziale, e per dialogare con il lato oscuro del SÉ. Il disegno e la scrittura permettono di conoscere la parte sommersa del mondo ignoto di questi bambini permettendo un salto di qualità, vari famosi artisti erano autistici, Jonathan Lerman, Stephen Wiltshire, Iris Grace Halmshaw, molti hanno usato la loro prospettiva unica per creare opere d’arte, come l’artista visivo Stephen Wiltshire con la sua memoria fotografica per i paesaggi urbani e l’attore Dan Aykroyd, che ha beneficiato della sua immaginazione e attenzione ai dettagli nella recitazione e scrittura. Altri artisti autistici includono i pittori Leo Ottoni e Chiara Costa, il cantante MagoS, e l’attore Yuri Tuci, dimostrando la ricchezza e la diversità dell’espressione artistica da parte di persone autistiche. Con tutta probabilità, è proprio questa lotta per la comunicazione a far scattare negli autistici la molla dell’arte.

Allora la nostra mente deve diventare “autistica”, perché solo così si può interagire e comunicare efficacemente, permettendo di aprire la porta verso una fiducia e interazione reciproca.

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“Siamo molteplici mezzi scrittori

in un vasto campo grafico

di anime vaganti che rimettiamo in movimento…”