Festa della donna. Cosa c’è da festeggiare?

Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d’accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: Ah, se fossi nata uomo! Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l’assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai.
Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell’Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un’incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai.
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata.

Oriana Fallaci nella sua Lettera a un bambino mai nato (Rizzoli, 1975).

La Fallaci fu impegnata per tutta la vita nella rivendicazione dei diritti di genere. Donna tra gli uomini ,poiché reporter di guerra, imparò ad ascoltarli ed a viverli in tutta la loro fragilità durante la guerra quando l’ombra della morte aleggiava sulle loro vite.

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Ne amò più di uno e forse, anche lei, finì per scontrarsi con quella differenza di sentimenti e pensieri che caratterizzano l’ essere donna: Amare come una donna. Sentire e vedere come fa una donna.

Fallaci, intrepida, brillante, arguta e temuta , si imbatté in relazioni fallimentari che la portarono persino sull’orlo del suicidio, nello specifico quella con il giornalista italiano Alfredo Pieroni che la fece sperare e credere in promesse di chi voleva solo restare con “due piedi in una scarpa” poiché già sposato.

Ed è forse questo il limite che caratterizza il Gentil Sesso: l’amore. Quello che ci fa perdere il raziocinio, che ci fa illudere, sperare e sbagliare. Le donne mettono a rischio le proprie vite per dare alla luce un figlio, collocano sempre al primo posto la famiglia, non le loro carriere,non i loro sogni.

Quanti uomini sono capaci di fare lo stesso con tale innata naturalezza e devozione?

Donne che sperano con la gentilezza di cambiare chi non ne ha voglia e che pagano il prezzo della propria bellezza con la vita. Ammazzate da chi non le vedrà mai come anime ma solo come oggetti. A questo sicuramente contribuisce la nostra società con la sua estetica che oggettiva i corpi e li volgarizza, con le religioni patriarcali, con la disparità di diritti sul lavoro e con tanti limiti che ancora esistono e restano , nonostante si faccia credere ad una emancipazione solo perché si è più liberi di svestirsi o perché qualche fortunata gode di posizioni privilegiate che FORSE le hanno permesso di comprare un poco di libertà. Dico forse perché tutte sono, prima o poi, costrette a fare i conti con pregiudizi, ignoranza, cattiveria.

Ma la storia e la vita di tutti i giorni è diversa ed è ancora peggio.Si consuma in silenzio, tra le mura domestiche: vittime di padri, fratelli, datori di lavoro, di chi si sente in diritto di possedere , di colpire con pugni e parole, con violenze psicologiche, con molestie perenni, con continui ed errati modi di dire.

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Donne prigioniere a fare le madri, le mogli, senza tregua, senza amore, fino ad annullarsi, ad abituarsi a pensare solo agli altri e mai a sé stesse. Rinchiuse fino alla morte in tombe a camera, senza possibilità di uscire a vivere il cielo, la libertà, i diritti (quelli veri) di lavorare, di essere prese veramente in considerazione e non godere dell’attenzione di qualcuno solo per qualche istantie per via della propria fisicità.

Una bella sfida essere donne , sottolinea la Fallaci, lei conosceva il potenziale dietro ogni donna: il coraggio, la forza, l’ intelligenza, il potere di quell’antica Venere preistorica che veniva venerata come portatrice di vita e che era simbolo di un culto matriarcale, primordiale, istintivo, naturale. Poi quella Madre è stata sostituita dal Padre e dal Figlio e le hanno dato un nome maschile: Spirito Santo. Così facendo l’ hanno decentralizzata e da lì è avvenuto il declino della storia della donna: l’ Inquisizione. Non siamo molto distanti da quei secoli bui ,forse è ancora peggio. Un tempo si uccideva la donna poiché si era provveduto a creare la strega. Oggi si uccide la donna perché semplicemente femmina (termine tra le altre cose coniato in piena Inquisizione da “Minus fé”/ priva di fede).

Non disturbatevi in questo giorno a definirci Muse, a riempirci di auguri o a regalarci fiori. Ce ne sono fin troppi sulle tombe dei nostri diritti e della nostra libertà. Ce ne sono troppi sulle tombe di chi ha smesso di respirare perché “troppo amata”. Troppi fiori e poche speranze di aprire gli occhi e smetterla di vivere in un sogno.

Le donne devono imparare a sognare a con gli occhi aperti, consapevoli che , per ritornare alla Fallaci, viviamo in un mondo fatto dagli uomini per gli uomini e che quello di cui vogliono convincerci é che tutto vada perfettamente bene mostrandoci un realtà fittizia fatta di stralci di libertà magari ottenuta grazie a compromessi e chissà quali rinunce.