di Marco Signorile
Il terzo anniversario della morte di Elisabetta II non porta solenni celebrazioni ufficiali. Porta, invece, un ritorno che accende curiosità e tensione: quello del principe Harry.
Atteso ai Well Child Awards — evento benefico di cui è volto da quasi vent’anni — Harry torna in patria dopo mesi di assenza, e con lui riaffiorano domande che non appartengono solo alla cronaca rosa, ma alla storia di un’istituzione.
Clarence House, poche settimane fa, ha lasciato trapelare fratture mai sanate con William, mentre Buckingham Palace tace. Carlo è a Balmoral, ma i suoi problemi di salute alimentano l’ipotesi di un incontro con il figlio. Resta da capire se sarà un gesto privato o un nuovo capitolo politico: perché la monarchia non è una famiglia qualunque. Ogni sguardo, ogni assenza, ogni parola diventa un messaggio al Paese e al mondo.
Eppure, sotto il peso delle regole e dei protocolli, resta una domanda semplice: un padre e un figlio riusciranno a ritrovarsi?
In una Londra che ricorda Elisabetta come simbolo di stabilità, il ritorno di Harry si intreccia con il destino di una monarchia fragile, divisa tra memoria e futuro.


