Eugenio Carbone: gli anni della svolta

di Susy Carbone

Estate 1960. Tornati a Cosenza dalla luna di miele, Eugenio ed Eleonora riprendono subito la loro vita, divisa tra la dedizione alla sartoria e i piccoli rituali familiari. Le giornate scorrono fitte di impegni: Eugenio, con il metro al collo e lo sguardo concentrato, accompagna le clienti davanti allo specchio per le prove, appuntando spilli e segnando correzioni sul tessuto; Eleonora, invece, sfoglia con curiosità le riviste di moda arrivate da Milano e Parigi, ritagliando modelli, annotando dettagli, immaginando come adattarli al gusto cosentino. 

Figurini realizzati dall’artista per le clienti

della sua sartoria a Cosenza.

Oltre ad affiancare e sostenere il marito nel lavoro quotidiano, Eleonora ama indossare le sue creazioni: per lei Eugenio realizza abiti unici, che diventano il terreno ideale per sperimentare nuovi tagli e raffinate lavorazioni.

Eleonora con gli abiti creati per lei

dall’artista.

L’artista non rinuncia alla pittura e si concede momenti di relax dipingendo en plein air, spesso accanto alla moglie che lo incoraggia a coltivare questa passione. Si forma da autodidatta, ma trova anche una guida nell’amico sacerdote padre Enrico Saliani, che ne riconosce il talento e lo sprona a non abbandonare i pennelli, nonostante il tempo limitato e le crescenti responsabilità.

L’artista con la moglie, durante uno

dei momenti in cui dipinge dal vero.

In attesa del loro primo figlio, la vita si arricchisce di nuove emozioni.

Il 1962 si apre con la gioia immensa per la nascita del primogenito, avvenuta proprio a gennaio, un evento che segnerà profondamente il loro quotidiano e la visione del futuro. 

L’artista e la moglie con il primogenito.

Durante questo periodo, Carbone è un sarto molto stimato e conosciuto a Cosenza per la sua capacità di creare abiti su misura di grande eleganza e precisione, tanto da attirare una clientela prestigiosa, grazie anche a un legame fondamentale con Arturo Scola, titolare di un noto negozio di stoffe, che gli invia continuamente clienti importanti: signore dell’alta società locale desiderose di veder trasformati  tessuti pregiati, come sete, velluti e broccati, in abiti unici; gli stessi materiali che nel ricco panorama della moda italiana di quegli anni vengono utilizzati per realizzare modelli  caratterizzati da corpetti aderenti, gonne ampie e morbide, spalle tondeggianti e una palette di colori dai toni pastello a quelli intensi come il blu, il rosso e il verde. 

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La moda italiana sente ancora l’influenza del Rinascimento, reinterpretato dalle maisons romane e milanesi, ma si muove verso forme più semplici, funzionali e moderne; proprio da Milano a Roma prende slancio grazie a figure come Germana Marucelli, che con la sua visione riesce a fondere arte e haute couture, dando vita a collaborazioni con artisti contemporanei e realizzando capi unici e sperimentali. Dalla sua prima collaborazione con l’artista Paolo Scheggi, nascono degli abiti, presentati nel gennaio del 1962 a palazzo Pitti, nei quali l’elemento dominante della linea è il colore; la sarta, infatti, divide l’abito in sezioni contrastanti dalle tinte inusuali per l’epoca. I capi nascono neutri, vengono poi osservati in movimento sull’indossatrice, e solo a quel punto la stilista sceglie il colore. A volte i motivi, brevi pennellate eseguite a mano da Paolo Scheggi su shantung di seta, ricoprono l’intero abito, altre volte, invece, mettono in evidenza solo alcuni dettagli. Gli abiti così si trasformano in autentiche opere d’arte, in quadri viventi.

Abito di Germana Marucelli, realizzato in

collaborazione con Paolo Scheggi nel 1962

(La foto è di proprietà dell’Associazione

Germana Marucelli)

Intanto le Sorelle Fontana, oltre a realizzare abiti per icone come Marella Agnelli e Jackie Kennedy, espandono il loro impero verso il prêt-à-porter, con un’alta moda pronta che coinvolge un pubblico più ampio senza rinunciare all’eleganza e alla raffinatezza che le hanno rese famose.

Il 1962 segna anche per Renato Balestra un traguardo importante: l’ingresso nella Camera della Moda Italiana e la nomina da parte dell’Istituto Italiano per il Commercio Estero a promotore del Made in Italy nel mondo. 

Mentre queste personalità contribuiscono a consolidare la fama della moda italiana a livello internazionale, Carbone, nella sua sartoria di Cosenza, crea capi che uniscono tradizione e innovazione artigianale, diventando sempre più un punto di riferimento per la borghesia locale. Ma proprio nel pieno di questo fervore creativo, un evento inatteso sconvolge la sua vita: la scoperta di un grave problema di salute del figlio lo costringe a cercare cure, prima a Messina e poi a Roma, intraprendendo una serie di viaggi che lo tengono spesso lontano da Cosenza.

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L’artista in viaggio verso Messina

dove si reca per curare il figlio.

Questo evento cruciale segna per lui non solo un cambio logistico ma anche l’inizio di un nuovo capitolo personale e professionale e l’ingresso in un circuito più ampio ed influente, in cui dialogherà e collaborerà con grandi stilisti della moda italiana. 

Cosa ne sarà della sartoria di Cosenza? Cosa faranno i suoi fratelli che hanno collaborato con lui fino ad ora?  Nel prossimo articolo scopriremo importanti cambiamenti, che segneranno il destino di Eugenio Carbone e non solo.