Al di là della gente ti cerco di Pedro Salinas: l’amore che trascende qualsiasi confine per diventare essenza stessa di eternità

di Paolo Brutto

La poesia è un’avventura verso l’assoluto. Si può arrivare più o meno vicino; si può fare più o meno strada, ecco tutto. Bisogna lasciar correre l’avventura, con tutta la bellezza del rischio, della probabilità, del gioco”. Il senso della poesia (e della vita) per Pedro Salinas è racchiuso tutto in queste poche ma significative parole: una concezione poetica che non è solo metafisica ma meta-poetica, nella quale l’amore e i sentimenti provati diventano un vero e proprio percorso gnoseologico (oltreché intimista) e la poesia si trasforma in un mezzo irrinunciabile per decodificare la nostra stessa essenza umana e quella del mondo che ci circonda. Appartenente alla Generazione del ‘27 – che annovera tra i suoi membri figure di spicco come Federico Garcia Lorca e Rafael Alberti – Pedro Salinas nacque a Madrid il 27 novembre del 1891 dove trascorre gran parte della sua giovinezza. Dopo aver conseguito il diploma nel 1908, si iscrive alla facoltà di legge che però abbandona dopo due anni per seguire i corsi della facoltà di lettere dove si laureerà nel 1913. Tre anni dopo conseguirà anche il dottorato di ricerca mentre, tra il 1914 e il 1917, insegnò alla Sorbona di Parigi come lettore di spagnolo. In questo periodo così fervido di studi, Salinas non solo si appassionò agli scritti di Marcel Proust curando la traduzione del romanzo Alla ricerca del tempo perduto (En busca del tiempo perdido) che verrà successivamente pubblicato in due volumi nel 1922 ma volle approfondire e affinare i suoi studi sulla letteratura spagnola tenendo alcune conferenze presso l’Instituto de Estudios Hispànicos. Dopo essere convolato a nozze con la giovane alicantina Margarita Bonmatì, Salinas ritornò in patria avendo vinto una cattedra per l’insegnamento della lingua e letteratura spagnola: qui scelse la sede di Siviglia e, oltre a collaborare con le maggiori riviste letterarie del tempo, conobbe anche i più noti scrittori dell’epoca, con alcuni dei quali strinse anche profondi legami di amicizia e di stima reciproca. E’ del 1923 la sua prima raccolta poetica intitolata Presagios ma sono soprattutto gli anni a cavallo tra la fine degli anni ‘20 e gli inizi dei ‘30 ad essere caratterizzati da un’intensa attività poetica: verranno dati alle stampe, infatti, Seguro azar (1929), Fàbula y signo (1931), Amor en vilo (1933) che anticipa la celebre raccolta La voz a ti debida (La voce a te dovuta) pubblicata sul finire dello stesso anno. Ed è proprio all’interno di questa stupenda silloge poetica composta da circa settanta liriche d’amore che noi troviamo la splendida Al di là della gente ti cerco, una poesia al tempo stesso enigmatica ed affascinante, in cui il poeta madrileno ribalta non solo la tradizionale ricerca dell’“anima gemella” al di fuori di noi, in qualche misterioso ed imperscrutabile altrove, ma dimostra, semmai, che l’amore più profondo ed intenso si svolge e matura all’interno della nostra anima.

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        Una foto giovanile di Pedro Salinas (Madrid, 27 novembre 1891 – Boston, 4 dicembre 1951).

                                                   Sì, al di là della gente

                                                   ti cerco.

                                                   Non nel tuo nome, se lo dicono,

                                                   non nella tua immagine, se la dipingono.

                                                   Al di là, più in là, più oltre.

                                                   Al di là di te ti cerco.

                                                   Non nel tuo specchio

                                                   e nella tua scrittura,

                                                   nella tua anima nemmeno.

                                                   Di là, più oltre.

                                                   Al di là, ancora, più oltre

                                                   di me ti cerco. Non sei

                                                   ciò che io sento di te.

                                                   Non sei

                                                   ciò che mi sta palpitando

                                                   con sangue mio nelle vene,

                                                   e non è me.

                                                   Al di là, più oltre ti cerco.

                                                   E per trovarti, cessare

                                                   di vivere in te, e in me

                                                   e negli altri.

                                                  Vivere ormai di là da tutto,

                                                   sull’altra sponda di tutto

                                       – per trovarti –

                                                   come fosse morire.

Salinas, in questi versi così struggenti e intensi, sembra volerci trasportare in un luogo dello spirito inafferrabile e trascendente, dove solo i poeti (e le anime innamorate) hanno l’intimo privilegio di accedervi e di viverlo al di là di qualsiasi confine terreno. Questa lirica, così come le altre contenute ne La voce a te dovuta, sono dedicate a Katherine Prue Reding, una giovane insegnante americana che, dopo aver conseguito la laurea in lingua e letteratura spagnola alla University of Kansas e il dottorato a Berkeley, decise di frequentare nell’estate del 1932 un corso estivo presso l’università di Madrid. Fu proprio in questa occasione che Salinas incontrò Katherine e tra i due nacque un sentimento profondo e coinvolgente, vissuto prevalentemente dai due attraverso un intenso scambio epistolare. Ma il poeta madrileno era sposato e Katherine non voleva causare dolore alla sua famiglia: sul finire dell’estate la ragazza partì e Salinas, che sperò sempre in cuor suo di ritrovarla, la trasformò nella musa ispiratrice di un amore impossibile ed eterno, un amore che, attraverso i versi sublimi de La voce a te dovuta, rappresenta sicuramente uno dei vertici più alti della lirica amorosa di tutti i tempi. In Al di là della gente ti cerco Salinas vuole trasportarci (e autotrasportarsi) in un non meglio precisato altrove, in un tempo al di là del tempo: questo approccio di tipo trascendentalista si riflette in maniera paradigmatica in ogni verso di questa lirica nella quale Salinas sembra compiere una ricerca, un viaggio dell’anima quasi ostinato, ossessivo per certi aspetti (significativa, a tal proposito, la ripetizione quasi cadenzata del “ti cerco” all’interno della poesia), attraverso il quale il poeta madrileno sembra addirittura ‘sgretolare’ e fare a pezzi la dimensione esteriore della donna da lui amata  e gli aspetti più tangibili di essa – il suo nome, la sua scrittura, persino la sua immagine – in favore di un sentimento amoroso così forte ed invincibile da accomunare queste due anime in un’essenza immortale più forte di qualsiasi battito o palpito del cuore. Questo amore, così profondo, così intenso per il poeta madrileno assume una dimensione così totalizzante che Salinas è costretto a “morire” simbolicamente, a rinunciare addirittura alla sua stessa identità e al proprio modo di amare per unirsi in maniera più autentica e sincera alla persona che ama. Un amore che si trasforma in un’esperienza mistica senza precedenti dove il distacco da tutto, persino dalla vita stessa, diventa l’incipit meraviglioso di una nuova rinascita, di un nuovo inizio dove l’eternità soppianta la morte e dove le nostre identità, riplasmate nuovamente, arrivano ad identificarsi con l’amore stesso.

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Frontespizio de La voce a te dovuta di Pedro Salinas, a cura di Emma Scoles, Giulio Einaudi Editore, 1979.