ALLE TERME LUIGIANE FUORI STAGIONE

di Orazio Garofalo

Le Terme Luigiane erano quasi vuote, in quello scorcio d’estate, sospesa sulla fine del mondo del Covid che sarebbe arrivata da lì a pochi mesi. Il vapore saliva lento, non per creare atmosfera ma perché non sapeva fare altro.

E in quel bianco lattiginoso appariva Giancarlo Cauteruccio, non come il regista visionario che ora tutti nominano, ma come un uomo che si concede una pausa dal tempo.Fra noi non c’era bisogno di parlare di teatro. Sarebbe stato come discutere dell’acqua a chi sta già immerso. Lui stesso avrebbe sorriso, con quel mezzo ghigno ironico, come a dire: “Ma che senso ha? Lasciamo perdere.”

E così il dialogo scivolava altrove, verso ciò che davvero contava, verso cose eterne.La bellezza, diceva Giancarlo, non è un attributo ma un comportamento. Non sta nelle forme, ma nel modo in cui le forme resistono al tempo. Io gli rispondevo che forse la bellezza è un incidente, un imprevisto che accade quando smettiamo di volerla catturare.

Lui annuiva, guardando il vapore che si dissolveva: “Vedi? La bellezza è questa evaporazione. Non resta, ma ci cambia.”E sembrava che le terme stesse ascoltassero, come un teatro naturale che non aveva bisogno di scenografie.E poi il tempo… Drogati come eravamo dalla tranquillità, arrivammo a dire divertiti che il tempo non è una linea ma un’onda termale: ti avvolge, ti scalda, ti confonde, ti lascia andare.

Cauteruccio parlava del tempo come di un materiale scenico: “Il tempo è il vero palcoscenico. Noi ci muoviamo, ma è lui che recita.”E in quel momento, nella quiete di un impianto termale semivuoto, sembrava che il tempo avesse davvero smesso di correre. Non c’era passato, non c’era futuro. Solo quel presente sospeso, felliniano, dove la realtà è troppo strana per essere vera e troppo vera per essere solo realtà.Quell’incontro alle terme con Giancarlo, ora me lo definisce perfettamente: un uomo che pensa, che ascolta, che guarda il vapore come fosse una drammaturgia naturale.Parlare di quel dialogo, adesso, è un modo per restare accanto a lui ancora un po’.

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