I cinque matrimoni di Nerone

Di Daniele Castrizio

Nerone, imperatore romano dal 54 al 68 d.C., rimane una delle figure più controverse della storia antica. Accusato di immoralità, crudeltà e persino di matricidio, fu detestato dal Senato ma amatissimo dalla plebe romana, che ne coltivò la memoria fino alla tarda antichità.

Il suo programma politico oscillò tra populismo e fascinazione per la cultura greca, mentre in politica estera, grazie alle vittorie del generale Corbulone in Oriente, Roma raggiunse uno dei suoi momenti di massimo splendore, al punto che che le porte del tempio di Giano, simbolo della pace universale, poterono essere finalmente chiuse.

In questo quadro, la storia dei suoi matrimoni offre una prospettiva privilegiata sulla personalità dell’imperatore. Il primo fu quello con Claudia Ottavia , figlia di Claudio e sua cugina di secondo grado: un’unione percepita da molti come prossima all’incesto.

Nerone la ripudiò presto, perdutamente invaghito della splendida Poppea Sabina . Poppea era stata amante di Otone, il futuro imperatore nonché compagno di bagordi del giovane Nerone; l’imperatore, accecato dalla gelosia, costrinse l’amico a divorziare da lei per poterla sposare.

Poppea diede a Nerone una figlia, Claudia Augusta , morta in tenera età. Le malelingue sostenevano che l’assassinio di Agrippina, madre di Nerone, fosse stato istigato proprio da Poppea, desiderosa di liberarsi della suocera ingombrante. La stessa fine della donna rimane avvolta nel mito nero dell’imperatore: secondo alcuni Poppea fu ripudiata mentre era incinta e morì nella sua villa di Oplontis durante l’eruzione del Vesuvio del 79, quella che distrusse Pompei; secondo altri, Nerone la uccise con un calcio violento al ventre.

Leggi anche  Eros e Thanatos

Dopo di lei, l’imperatore sposò Statilia Messalina , sua terza moglie “ufficiale”.

Ma la fama di Nerone è legata anche a due unioni non meno clamorose: i suoi matrimoni omosessuali. Il primo fu con un liberto di nome Pitagora, nel quale Nerone assunse il ruolo di sposa, presentandosi velato secondo l’uso nuziale. Il secondo, celebrato in Grecia, con un altro liberto, Sporo, che stavolta interpretò la parte della moglie dopo essere stato castrato. Gli storici raccontano che Nerone lo scelse per la sua sorprendente somiglianza con Poppea, che l’imperatore continuò ad amare oltre la morte. Sporo rimase al suo fianco fino alla fine, reggendo perfino il gladio su cui Nerone si gettò per non cadere vivo nelle mani dei ribelli. Secondo alcune fonti, dopo la morte di Nerone e l’ascesa al trono di Galba, il prefetto del Pretorio Ninfidio Sabino fece sequestrare Sporo mentre questi deponeva fiori sulla tomba dell’imperatore, con l’intento di prenderlo come amante; Sporo, però, scelse di togliersi la vita poco dopo.

Come si vede, rimane difficile distinguere, nella vita di Nerone, la propaganda senatoria dalla verità storica. Ne è esempio l’aneddoto riferito da Svetonio, secondo cui l’imperatore avrebbe osato rappresentarsi sulle monete mentre suonava la cetra in pubblico, gesto ritenuto scandaloso. Eppure, sulle monete conservate oggi, non appare Nerone, bensì Apollo citaredo, il dio-musico da lui venerato. Un dettaglio eloquente, che mostra quanto sia labile il confine tra storia e polemica politica, soprattutto se si considera la visione di Nerone: un imperatore persuaso che Roma dovesse modellarsi sui regni ellenistici, dove i sovrani, venerati come dèi, erano ritenuti legittimati a tutto.

Leggi anche  La Vestale traditrice