Di Daniele Castrizio
Il Digenìs Akrìtas è il più celebre romanzo romeo (bizantino) dell’XI secolo e rappresenta uno dei vertici della letteratura medievale greca. Nato in un contesto di frontiera, tra guerra, convivenza e contaminazioni culturali, il poema ci è giunto attraverso pochi manoscritti, tra i quali spicca quello conservato nell’Abbazia di Grottaferrata.
Questo codice, tra i migliori della tradizione, fu scritto probabilmente a Reggio e sicuramente in Calabria , a testimonianza del ruolo fondamentale svolto dai monasteri greci calabresi nella conservazione della letteratura greca classica e medievale.

Un merito enorme, raramente riconosciuto a una regione che continua a essere osservata attraverso la lente deformante degli stereotipi, dimenticandone la centralità culturale nel Mediterraneo medievale.La narrazione si apre con un episodio di violenza tipico dell’epica di confine: un emiro arabo invade la Cappadocia e rapisce la figlia di un generale bizantino. Ma il racconto prende presto una direzione inattesa. L’emiro accetta di convertirsi al Cristianesimo ortodosso insieme alla sua gente e di stabilirsi nella Romània, cioè nelle terre dell’Impero romeo, prendendo in moglie la giovane rapita. Il matrimonio assume così un valore simbolico potente: l’unione di due popoli e l’affermazione del Cristianesimo come superamento delle divisioni etniche e dei nazionalismi.Da questa unione nasce l’eroe eponimo del poema, Basilios, detto Digenìs, “di due stirpi”, e Akrìtas, “difensore dei confini”.
Basilios è dotato di una forza straordinaria ed è capace di imprese eccezionali . Come suo padre, rapisce e poi sposa la figlia di un generale bizantino, Eudokia, che diventerà il centro assoluto della sua esistenza e il suo amore eterno.

Tra le numerose avventure, Basilios si unisce agli apelates, una banda di predoni, per poi sconfiggere in un solo combattimento i tre capi del gruppo. Nessuno dei suoi avversari riesce ad avere la meglio su di lui, neppure la potentissima amazzone guerriera Maximò, con la quale tuttavia l’eroe, pur innamoratissimo e gelosissimo della propria moglie, commette adulterio. Dopo aver vinto tutti i nemici, Basilios costruisce un lussuoso castello sulle rive dell’Eufrate, dove trascorre pacificamente gli ultimi giorni della sua vita.Rispetto all’Occidente e alla celebrazione lirica, talvolta ipocrita, dell’amor cortese, nel Digenìs prevale una mentalità quasi primordiale. Comanda il codice d’onore, che risolve con la forza ogni problema: l’eroe rapisce la donna amata e la difende da draghi , leoni e bande di predoni.


Basilios, eroe cristiano, è però anche sorprendentemente moderno, attraversato da profonde contraddizioni, soprattutto sul piano della passione sessuale. L’innamorato pazzo di Eudokia, cede, però, alla tentazione della carne prima con una principessa araba da lui salvata dal pericolo e poi ancora con l’amazzone Maximò, vinta in duello.

Per questo, Basilios diventa, nella composta e cristiana società romea, il simbolo di una passione umana senza limiti: un arcaico eroe della frontiera, amorale e vitalistica, per molti versi simile all’Eracle della tradizione classica.Non è un caso che i Romei, compresi i greci della Calabria meridionale, abbiano visto nel Digenìs Akrìtas il modello ideale dello stratiota, il cavaliere catafratto che per oltre due secoli difese la Calabria dalle incursioni saracene .

Possiamo ben dire, infine, che in Basilios Digenìs Akrìtas mito letterario e memoria storica si fondono, restituendoci l’immagine complessa e affascinante di un Mediterraneo medievale molto più ricco e contraddittorio di quanto spesso si voglia ricordare.


