La gelosia di Deianira

Di Daniele Castrizio

La vita sentimentale di Eracle, l’eroe per eccellenza della mitologia greca, non fu mai segnata da serenità duratura. Pur essendo l’incarnazione della forza e del coraggio, Eracle conobbe, nei suoi amori, più disavventure che gioie. La sua prima moglie, Megara, fu per lui un raro momento di felicità. Dal loro matrimonio nacquero otto figli, e per un tempo l’eroe sembrò poter godere della pace domestica che la sua natura inquieta raramente gli concedeva. Ma la sorte, come spesso accade agli eroi, si incaricò di turbare quella felicità.
Lico, un usurpatore che aveva conquistato il potere a Tebe, si macchiò di un crimine atroce: violentò Megara. Quando Eracle tornò e scoprì l’oltraggio, lo uccise per vendetta. Tuttavia, la dea Era, sua nemica implacabile fin dalla nascita, non poteva tollerare che l’eroe trovasse sollievo. Scatenò allora Lissa, la personificazione della Rabbia, che fece impazzire Eracle. In preda al delirio, egli sterminò la propria famiglia, uccidendo con le sue mani la moglie e i figli. La sua vita, da allora, divenne un continuo tentativo di espiazione.
Solo dopo anni di fatiche, Eracle sembrò ritrovare la pace accanto a Deianira, figlia del re di Calidone, Eneo. Ma anche per lei l’amore dell’eroe sarebbe stato un dono fatale. Per conquistarla, Eracle dovette combattere contro un rivale non umano, il fiume Acheloo, che aveva assunto forma di toro. L’eroe lo vinse, come vediamo nella figura 1, un’arula proveniente da Locri e conservata al MArRC di Reggio Calabria, dove Acheloo appare sconfitto e l’eroe trionfa. Da quel matrimonio nacque Illo, ma il destino, ancora una volta, preparava il dolore.

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Durante un viaggio, il centauro Nesso tentò di rapire Deianira, ma Eracle, accortosi del ratto, lo colpì con le sue frecce avvelenate. In punto di morte, Nesso tramò la sua vendetta: disse a Deianira che, se avesse immerso una veste di Eracle nel suo sangue, avrebbe ottenuto un filtro d’amore capace di legarlo per sempre a lei. Anni dopo, l’eroe tornò a Trachis — dove si era stabilito con la famiglia — portando con sé la bella Iole, prigioniera di guerra. La vista della giovane, simbolo di una nuova passione, accese la gelosia di Deianira.
Vinta dal tormento del dubbio, la donna inviò al marito il chitone intriso del sangue di Nesso, convinta di riconquistarlo. Ma il dono si rivelò un veleno mortale. Appena indossata la veste, Eracle fu dilaniato da dolori atroci, vittima dell’inganno del centauro e dell’amore disperato della moglie. L’eroe, ormai consapevole della fine, scelse di darsi la morte: si costruì una pira e vi salì da solo, ponendo termine alla sua esistenza terrena con il fuoco purificatore.
Nella figura 2, un cratere attico del VI secolo a.C., vediamo Eracle che insegue Nesso, con Deianira sulla groppa del centauro. L’eroe brandisce la clava, mentre Nesso, disperato, gli scaglia pietre, in un gesto inutile e già destinato alla sconfitta.

La figura 3, un dipinto pompeiano, offre una rappresentazione più complessa: Eracle è in piedi a sinistra, Deianira su una biga con in braccio Illo, e il centauro morente, coperto dal chitone che si impregna di sangue, preannunciando l’epilogo tragico.


Anche in epoche più tarde, il mito non cessò di ispirare. La figura 4, una medaglia del 1711 coniata per il Re Sole, mostra sul diritto il ritratto di LUDOVICUS MAGNUS, “Luigi il Grande”, mentre al rovescio Eracle sta per scoccare la freccia contro Nesso che tiene tra le braccia Deianira. La leggenda ET ROBUR ET ARMA SUPERSUNT (“Ci sono ancora forza e armi”) allude alle guerre sostenute dalla Francia, ma il richiamo all’eroe greco rivela una verità più profonda: anche se provata da tante guerre, la Francia era ancora in grado di vendicare i torti subiti e colpire a morte i suoi nemici.

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Il mito di Eracle e Deianira, dunque, non parla solo di forze titaniche e imprese divine, ma di passioni umane. In esso convivono l’impulsività omicida di un eroe e l’angoscia di una donna che teme di perdere l’amore del suo sposo. È una lezione eterna: che la forza, senza controllo, e l’amore, senza fiducia, possono distruggere ciò che più desideriamo proteggere.