di Daniela Cavallini
Estratto dal libro “Zero limits”, di Joe Vitale:
“L’amore inizia il processo mistico di trasmutazione dei pensieri erronei. In questo processo di correzione spirituale, per prima cosa l’amore neutralizza le emozioni erronee che hanno provocato il problema, siano il risentimento, la paura, la rabbia, la vergogna o la confusione. L’amore libera i pensieri dalle energie neutralizzate, lasciandoli in uno stato di vuoto, di vera libertà.
Quando i pensieri sono vuoti, liberi, l’amore li riempie di se stesso. Dove c’era disperazione c’è amore. Dove c’era oscurità ora c’è la luce curativa dell’amore.”.
Amiche ed Amici carissimi, non conosco un suggerimento migliore per gestire le nostre emozioni di fronte ad un conflitto, di qualsiasi natura esso sia. Tuttavia, pur considerando stupendo questo pensiero, mi chiedo come possiamo raggiungere tale stato di grazia, così ben descritto dall’Autore.
Ho citato quanto sopra, per parteciparvi di un metodo, a me particolarmente utile, che mi avvicina molto all’agognato stato d’animo sopradescritto nell’affrontare il conflitto: scrivere. Credo che scrivendo e descrivendo il processo che ha portato al conflitto stesso, meglio ancora se dalla posizione di “osservatore”, cui attribuisco il potere del “distacco emotivo”, tutti noi possiamo essere più riflessivi ed obiettivi.
A titolo di opinione ed esperienza del tutto personali, ritengo che quanto succitato, sia un vero toccasana soprattutto per dirimere i conflitti più dolorosi, ossia quelli generati da incomprensioni sentimentali.
A tale proposito vi riporto, di seguito, alcune riflessioni, altrimenti note come chiacchiere fra donne, scaturite chattando, con un’amica in difficoltà con il suo Amore.
La premessa: Lei, Laura, era molto avvilita e risentita per aver subìto un torto da parte di lui, Paolo. Come comprensibile, Laura, voleva “digliene quattro” per far valere le sue ragioni. In pratica, voleva sfogarsi al telefono, insultandolo ed umiliandolo. Già… il solito comportamento dettato dalla rabbia… Le chiesi: “Lo ami?” Lei mi rispose “si’, ma…”, “allora, lascia perdere i “ma” e non scadere nella mediocrità dell’insulto”, le scrissi. A quel punto lei, perplessa, mi chiese cio’ che mi aspettavo, ossia “cosa faresti tu?”. Le risposi che avrei scritto una lettera a Paolo e che per esternare le sue ragioni ed esprimere tutto il biasimo possibile, non era necessario ricorrere a scenate – che, secondo me, altro non portano che inasprimenti anziché chiarimenti -, e la esortai a scrivergli, invitandola a riflettere, semplicemente chiedendole “vuoi sfogarti o vuoi capire?”.

L’impulsività generata dalla rabbia, tipica del “brutto della diretta” è altamente fuorviante: ci induce ad alzare il tono della voce, ad interrompere l’altro, magari urlando in contemporanea… A quel punto non ascoltiamo più le ragioni altrui perché troppo impegnati in repliche, magari sterili e spesso offensive, a quel punto sostituitesi al vero obiettivo, “capire ”. Capire l’entità del torto subito, l’importanza del rapporto e la possibilità – o meno – di proseguire serenamente.
Io parto dall’assunto che solo incoraggiando il/la partner ad esprimersi, possiamo comprenderlo/a. Rifiutarlo/a o accoglierlo/a nella nostra vita sarà una decisione successiva, ma è inconfutabile che comprendere i motivi del conflitto ne sia il prerequisito; tuttavia, instaurare un dialogo costruttivo richiede serenità e quando siamo feriti e/o arrabbiati, nella maggior parte dei casi, controllare i toni è complicato. Ecco dunque che astrarci dal conflitto, affrontandolo scrivendo, ci aiuta a prenderne le distanze dal problema e, conseguentemente, a valutarlo con maggior distacco emotivo.
Quando scriviamo soppesiamo le parole, evitando epiteti, volgarità e banali generalizzazioni, nessuno ci interrompe, ci esprimiamo riflettendo sui nostri sentimenti… e questo è di per sé rasserenante.
Una precisazione: con “scrivere”, intendo scrivere una lettera, non chattare con la “controparte” in quanto genererebbe lo stesso effetto della telefonata, ossia “il brutto della diretta”.


