Eugenio Carbone e Germana Marucelli : gli anni a Milano

di Susy Carbone

All’arrivo a Roma, Eugenio Carbone porta con sé un bagaglio carico di sogni, esperienze e speranze. È un giovane talentuoso con una forte passione per la moda e una lunga strada da compiere, ma sa che quel momento è cruciale per il suo futuro.

Quest’opera di Eugenio Carbone raffigura

la celebre scalinata di Trinità dei Monti a

Roma, immersa in una suggestiva atmosfera

metropolitana. Il paesaggio, rappresentato

con colori tenui e pennellate espressive,

cattura la quiete mattutina e la luce

diffusa che avvolge le storiche architetture 

e il lampione centrale, simbolo di bellezza e

memoria della città eterna.

Olio su tela – 1965

Prima di incontrare Germana Marucelli, si dedica a un meticoloso lavoro di preparazione: ha custodito con cura una serie di figurini, frutto di notti trascorse a disegnare e studiare forme, linee e volumi, sfogliando riviste di moda. Tra questi, alcune delle sue più riuscite creazioni sono destinate a Federico Schubert, un nome di rilievo nel mondo della moda romana, a cui spera di poter mostrare il suo talento. Il passo decisivo tuttavia è l’incontro con Germana Marucelli, un appuntamento che segna una svolta nella carriera di Eugenio e che avviene in un giorno particolare per lui: il giorno del suo trentesimo compleanno.

I primi figurini realizzati da Eugenio

Carbone per la maison Marucelli:

bozzetti raffinati dagli eleganti

dettagli sartoriali, tra colletti

avvolgenti, ampi risvolti e accessori

in pelliccia, segnano l’inizio di una

collaborazione che ha contribuito

a rinnovare il panorama

della moda italiana degli anni Sessanta.

Germana, la sarta intellettuale, donna di grande intuito e sensibilità, non si limita a osservare i suoi figurini, ma lo mette subito alla prova accompagnandolo verso un nuovo modo di concepire la creazione sartoriale. Con delicatezza e competenza, gli mostra quanto un abito possa trasformarsi, e migliorare, se progettato direttamente sul corpo della modella, e non solo affidandosi al disegno su carta. 

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Germana intuisce immediatamente le doti del giovane sarto e gli propone sei mesi di prova nel suo atelier di Milano. 

E così, mentre quella sera stessa lui parte con la stilista per una nuova avventura alla volta di Milano, Eleonora fa ritorno a Mendicino con il bambino.

Dal primo momento, Germana coinvolge Eugenio nell’esercizio pratico di modellare e creare in tridimensionale, invitandolo a portare avanti i suoi progetti direttamente sul corpo dell’indossatrice, valutando la caduta delle stoffe, le pieghe e i movimenti, con gesti rapidi e precisi.

Questa esperienza segna profondamente Eugenio, che capisce come la moda non sia semplicemente un esercizio di stile o grafica, ma un’arte tangibile che si realizza nell’immediato rapporto tra stoffa e corpo umano. Incoraggiato da Germana e guidato dal suo metodo innovativo, inizia così a trasformare il proprio modo di lavorare, abbandonando gradualmente il disegno statico, per abbracciare la sperimentazione dal vivo, sul manichino o sulla modella, dove l’abito nasce e si evolve dinamicamente.

Durante i mesi trascorsi a Milano, Eugenio ha anche la fortuna di entrare in contatto con una cerchia influente di artisti e intellettuali, tra cui Salvatore Quasimodo, Carlo Gentilini e Giuseppe Ungaretti, amici di Germana e protagonisti della cultura italiana degli anni Sessanta. Questi incontri danno a Eugenio uno sguardo più ampio sulla relazione tra arte e moda, arricchendo la sua visione creativa. 

Ma nei primi mesi del 1964, Eugenio viene trasferito di nuovo a Roma, la stilista dopo averne conosciuto la storia, e comprendendo la necessità per lui di vivere nella capitale per curare il figlio, gli affida l’atelier nei pressi di Piazza di Spagna.

Nell’immagine, sulla sinistra si

distinguono Germana Marucelli

ed Eugenio Carbone, dietro di lei,

mentre osservano dal backstage la

sfilata in corso.

Eugenio perfeziona ulteriormente il suo metodo creativo e sartoriale, imparando a disegnare l’abito senza dipendere dal solo figurino, ma elaborando le forme direttamente sull’oggetto tridimensionale, spesso abbozzando la linea su una lavagna all’interno dell’atelier, proprio come usa fare Germana, dove il dialogo tra forma, tessuto e volume si traduce immediatamente in realtà tangibile, quasi una scultura sartoriale da modellare in continuo.

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Germana Marucelli, con il gesso in mano

e lo sguardo concentrato, traccia sulla

lavagna le linee essenziali di un modello:

un gesto semplice che racchiude la nascita

della forma, dove l’idea diventa abito.

Olio su tela – 2010

La collaborazione con Germana Marucelli rappresenta per Eugenio un punto di svolta: è in questa casa di moda che prende forma il suo stile personale, fondato su un equilibrio perfetto tra tecnica, intuizione e creatività, e dove si costruisce attorno a lui una solida rete di clienti fedeli e prestigiose, grazie anche all’incessante dedizione che mette nel perfezionare abiti, sia in atelier che nella tranquillità della sua casa, dove finalmente può riprendere a lavorare a stretto contatto con la moglie. Questa fase segna l’affermazione di Eugenio Carbone come innovatore genuino della moda italiana, capace di coniugare l’eleganza classica con una moderna sperimentazione creativa.

Intanto i due giovani vivono, non senza apprensione, gli ultimi mesi di attesa prima della nascita della seconda figlia…