Piantata in Nasso

di Daniele Castrizio

Arianna era figlia del re di Cnosso, Minosse, e sorellastra del terribile Minotauro. Quella creatura, nata dall’amore innaturale di Pasifae con il Toro di Creta, era stata rinchiusa dal re all’interno del Labirinto, un’opera geniale e spaventosa realizzata da Dedalo, dove chiunque vi entrasse rischiava di non trovare più l’uscita. Da quel mostro, divoratore di carne umana, dipendeva la sorte di Atene, che Minosse aveva vinto in guerra e dalla quale pretendeva ogni anno sette giovani e sette fanciulle da sacrificare.

A rompere questa catena di morte fu Teseo, figlio del re Egeo. L’impresa di affrontare il Minotauro appariva quasi un suicidio, ma l’eroe ateniese volle tentare per liberare la sua città da quell’umiliazione. Fu allora che Arianna, colpita da un amore improvviso e profondo, decise di sostenerlo. A lei dobbiamo il celebre “filo di Arianna”: un semplice gomitolo che, srotolato man mano, avrebbe permesso a Teseo di ritrovare la via d’uscita dopo lo scontro. Grazie a quell’ingegno e al suo coraggio, Teseo sconfisse il Minotauro e poté tornare alla luce.

Il giovane portò con sé la fanciulla, promessa di un futuro condiviso. Eppure, una volta giunti sull’isola di Naxos, l’eroe mostrò il volto dell’ingratitudine. Abbandonò Arianna, che si svegliò piantata in terra straniera, privata dell’amore e tradita nella fiducia. Il mito, tuttavia, ci insegna che le sconfitte possono trasformarsi in nuove possibilità. Dioniso, dio del vino e della vitalità, giunse sull’isola con il suo corteo di satiri e menadi e, vedendo la fanciulla, se ne innamorò. Non solo la prese come sposa e paredra, ma le donò anche una corona d’oro per le nozze, che Zeus pose in cielo, facendola brillare per sempre come la costellazione della Corona Borealis, come vediamo nella figura 1.

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La tradizione figurativa antica ha immortalato questi momenti cruciali. Nella figura 2, una lekythos attica, Atena ordina a Teseo di lasciare Arianna, che giace addormentata con l’espressione serena di chi si sente accanto all’amato. È un’immagine struggente, che anticipa la delusione imminente: mi ha sempre colpito il volto di Arianna, felice del suo amore, che sarà tradito da lì a poco.

Nella figura 3, una moneta bronzea della zecca di Pergamo, coniata sotto Settimio Severo, vediamo Arianna che dorme nella grotta sacra a Dioniso, sull’isola di Naxos: una menade e un satiro armato di lagobolon, strumento di caccia alle lepri, si avvicinano a lei, preludio dell’incontro con il dio.

Infine, nella figura 4, un affresco dalla “Casa dei capitelli colorati”, Dioniso stesso, insieme al suo corteo, scopre la giovane addormentata. Qui spicca il ruolo di un piccolo Eros, che solleva la veste della giovane donna assopita, per mostrarne le grazie al dio, come un ruffiano celeste che prepara l’incontro destinato.

Il mito di Arianna rivela un tema ricorrente nella cultura greca: la leggerezza e la superficialità maschile, spesso incapace di riconoscere i sacrifici delle proprie compagne. Teseo, come Giasone con Medea, incarna l’eroe che non sa assumersi fino in fondo la responsabilità dei propri legami. È una lezione che travalica i secoli: ancora oggi l’immaturità, l’egoismo e la ricerca del solo piacere rischiano di distruggere rapporti profondi. Arianna, letteralmente “piantata in Nasso”, resta un simbolo di tradimento, ma anche di rinascita: dal dolore di un abbandono nacque un amore divino, e dal pianto di una donna sorse una costellazione eterna.

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