di Marco Signorile
Dopo tante presentazioni in concorso e fuori concorso, il tempo della visione arriva sempre con più forza del tappeto rosso. Elisa, il nuovo film di Leonardo Di Costanzo, è uno di quei titoli che non si dimenticano: asciutto, spietato, emotivamente lacerante.
Barbara Ronchi affronta il ruolo della protagonista con una recitazione che non cerca sconti né compiacimenti. Accanto a lei, una partecipazione intensa di Valeria Golino e l’interpretazione magistrale di Roschdy Zem nei panni del criminologo che accompagna Elisa in un dialogo spoglio, necessario, fatto di parole che pesano come macigni. A chiudere il cerchio, la presenza essenziale di Diego Ribon nel ruolo del padre.
Il film prende spunto da una storia vera: l’omicidio di una sorella da parte di un’altra. Un delitto atroce che non lascia scampo alla coscienza. Attraverso il confronto serrato con il criminologo, Elisa ricostruisce il percorso che l’ha condotta al gesto: l’incomprensione materna, i rapporti familiari disgregati, la solitudine. “Diamo nome a ogni cosa”, dice l’esperto. Non un incidente, ma un atto voluto. Ed è proprio nominando l’omicidio che la protagonista inizia, forse, a liberarsi.
Di Costanzo gira con mano ferma, costruendo un film quasi bilingue — italiano e francese — che non perde mai compattezza. Anzi, l’incrocio linguistico amplifica la verità del racconto. Il regista sceglie il silenzio come arma drammaturgica: non c’è mai urlo, mai enfasi. C’è solo lo spazio nudo in cui la parola si deposita, scavando.
Il cuore del film è la lettera finale, letta da Elisa ma intrecciata alla voce del criminologo. Un documento di verità che porta lo spettatore fino alla soglia di una semi-libertà: quella che nasce solo dall’accettazione di ciò che si è compiuto.
Elisa non parla di amore, perché in questa storia l’amore è stato negato fin dall’inizio. Parla piuttosto di paura, fallimento, coraggio mancato e ritrovato. È un cinema che non consola, ma che pretende attenzione. E proprio per questo, lascia addosso il segno.
Film come questo ricordano quanto il cinema italiano sappia ancora raccontare la realtà con forza, senza retorica e senza filtri. A Venezia ha trovato spazio accanto a tanti altri titoli nazionali, confermando una stagione di vitalità nuova.


