di Daniele Castrizio
Quando Zeus volle suggellare l’unione fra il fondatore di Tebe, Cadmo, e la divina Armonia, convocò sull’istmo beotico l’intero consesso olimpico. Si narra che mai prima di allora gli dèi avessero assistito alle nozze di un mortale: quelle di Cadmo e Armonia furono dunque ricordate come le prime nozze della storia, un evento che sanciva non solo l’origine di una stirpe ma anche il patto, spesso ambiguo, fra il mondo umano e quello divino.
Gli dèi, come si conveniva, portarono doni. Fra essi spiccava quello più affascinante e pericoloso: la collana che Efesto aveva forgiato e che Afrodite pose al collo della sposa. Un monile dal potere straordinario, in grado di donare eterna giovinezza e bellezza a chiunque lo indossasse. Ma quell’ornamento, scintillante simbolo d’amore e prosperità, celava un destino oscuro. Efesto lo aveva realizzato non solo come capolavoro di arte divina, ma anche come strumento di vendetta: il dio del fuoco e della fucina, avendo scoperto il tradimento della moglie Afrodite con Ares, aveva maledetto la collana, destinandola a portare rovina ai suoi possessori.
La storia gli diede ragione. La collana passò di mano in mano, intrecciandosi con le tragedie più celebri della mitologia tebana. Giocasta la indossò, rimanendo giovane e bella agli occhi del proprio figlio Edipo: un inganno fatale che rese ancor più cupo l’incesto. In seguito, per eredità, il gioiello giunse a Polinice, figlio di Edipo ed esule da Tebe, il quale lo offrì a Erifile, sorella del re Adrasto di Argo e moglie dell’indovino Anfiarao.
Fu proprio quella collana a corrompere Erifile. Anfiarao, profeta ispirato, sapeva che la spedizione dei Sette contro Tebe, mirata a spodestare Eteocle e restituire il trono a Polinice, era segnata dal fallimento. Avrebbe voluto restarne lontano, ma la moglie, sedotta dal dono luccicante, lo convinse a partire. La profezia si avverò: Anfiarao non tornò mai più, poiché la terra si aprì inghiottendo lui e la sua quadriga. La sua morte non rimase impunita: il figlio Alcmeone, uno degli Epigoni che in seguito vendicarono i padri caduti, punì la madre traditrice uccidendola con le proprie mani.
Ma la collana continuava a disseminare sventura anche nei secoli successivi. Durante la terza guerra sacra (356-346 a.C.), il tiranno focese Phayllos, avido e sacrilego, la sottrasse da un tempio e la offrì alla sua amante. Ancora una volta la maledizione si manifestò: il figlio della donna fu colpito da follia, incendiò la propria casa e morì fra le fiamme insieme a ogni ricchezza terrena.
La memoria di questo oggetto fatale sopravvive non solo nei miti scritti, ma anche nelle immagini. Nella figura 1, un’anfora attica del VI secolo a.C. oggi al Louvre e proveniente da Reggio, vediamo Cadmo e Armonia sul carro nuziale, solenni protagonisti delle nozze primordiali.

Nelle figure 2 e 3, vasi attici del V secolo a.C., è invece raffigurato l’episodio della consegna della collana da parte di Polinice a Erifile.


Colpisce in particolare la figura 2, dove l’eroe presenta una capigliatura sorprendentemente simile a quella del celebre Bronzo A da Riace, mentre nella figura 3 indossa un elmo a pileo. Questo copricapo non apparteneva al repertorio militare del tempo in cui il vaso fu realizzato, ma, nel linguaggio dell’iconografia antica, caratterizzava volutamente l’aura degli eroi dei tempi mitici cantati nei poemi epici.
Una storia antica, certo, ma che non smette di parlarci. La fascinazione per i gioielli “maledetti” attraversa i secoli: basti pensare al celebre diamante Hope, al centro di leggende nere che lo collegano a naufragi, bancarotte e morti improvvise, o al “Koh-i-Noor”, il diamante conservato nelle collezioni reali britanniche, spesso evocato come simbolo di conquiste, sventure e rivendicazioni. Ogni epoca, insomma, ha avuto il suo monile fatale.
E se oggi ci appaiono superstizioni, colpisce la persistenza del tema: il gioiello come oggetto seducente ma pericoloso, capace di legare la bellezza alla perdita, il desiderio al disastro. Non a caso, cinema e letteratura continuano a rielaborare il mito: dalla saga de Il Signore degli Anelli, dove un anello corrompe chiunque lo tocchi, fino ai thriller moderni che ruotano intorno a diamanti insanguinati e oggetti contesi. Così, tra mito, tragedia e arte figurativa, la collana di Armonia resta emblema di un destino ineluttabile: dono divino, strumento di bellezza e insieme seme di rovina, simbolo eterno di quella fragile linea che separa l’amore dalla discordia.

