di Carmensita Furlano
L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore. La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto.
( M. Pulver 1931 La Simbologia della Scrittura)
Nel 1914 Padre Girolamo Moretti – Conventuale Minore Francescano e Padre della Grafologia Moderna – lascia una dedica al suo primo discepolo Padre Luisetto, nel suo primo Trattato di Grafologia:
“Vorrei inocularti la mia passione a la Grafologia, ma vi riuscirò?
Studia, studia, studia, tre volte ti dico studia, perché tu intenda che devi studiare profondamente, più che profondamente, più che profondamente e vi prenderai amore”.

Accade in un giorno, apparentemente qualunque, che la sottoscritta la incontra casualmente e se ne innamora perdutamente, comprendendo nell’immediatezza che non trattasi di “quella tecnica o di quella cosa” paragonabile a grafomanzia, esoterismo, o pratica da baraccone per feste con persone annoiate… o una disciplina che merita avere – nelle librerie – i libri negli scaffali dell’esoterismo e spiritualismo; e scopre che c’è un mondo da studiare, vivere e far conoscere e nel quale l’essere umano è al centro.
La disciplina nasce in Italia nel 1600, 1611 con Prospero Aldorisio – chirurgo napoletano – che scopre e applica la “Legge sulla equivalenza-grafomotoria” e nel 1622 il medico di Bologna, Camillo Baldi, spiega come da “Una Lettera Missiva si conoscano la natura e qualità dello scrittore”, in una sola espressione il comportamento umano in tutte le sue sfaccettature, dalla bellezza alla fisicità, dall’intelligenza alla menzogna.
Dal 1800 in poi studiosi da tutto il mondo medici, grafologi, fisiologi (Charles Bell, Charles Sherrington, in Russia tra il 1930 ed il 1940 dal fisiologo Beirnstein e tra il 1970 ed il 1990 dal neurofisiologo finlandese Granit, Klages, Pulver, Padre Girolamo Moretti) la applicano all’organizzazione del sistema motorio nell’uomo, ed in particolare ai movimenti complessi della mano. La Grafologia è quella scienza umana che studia l’essere umano attraverso la scrittura (tracciato letterale, numerico, disegno, scarabocchio, ed ogni segno deposto sul foglio dalla mano), ne studia i tremori, le deviazioni, le disgrafie, i tracciati insoliti e anomali, le variazioni naturali e artificiose, le scritture malate, i segni clinici di alterazione psichica o somatica già presenti dalla nascita o sopraggiunti, comprendendo il comportamento delle malattie fisiche e psichiche attraverso i trattamenti sanitari applicati.
E cosa è la scrittura? È una funzione del cervello, è il cervello che comanda alla mano di scrivere, quindi la scrittura è movimento. Semplificando la scrittura si dispiega sulla pagina bianca come la pellicola di un film scorre sullo schermo, e racconta una storia, il rapporto che ogni persona costruisce con sé stesso, con gli altri e con il mondo in cui vive, lavora, gioisce, piange, attacca, si difende, racconta bugie e ama. Come nella pellicola può essere isolato il singolo fotogramma, così anche nella scrittura, ed il singolo fotogramma è la lettera che corrisponde all’Io che unendosi alla seconda lettera costruisce il rapporto io-tu, e con le altre lettere il noi e l’ambiente. Ecco perché la grafologia parla di scrittura come “precipitato esistenziale materializzato di ogni soggetto scrivente depositato sul foglio (campo scrivente) dalla mano (mezzo)”, ed ecco perché Scrivere, Scarabocchiare, Disegnare è firmare la propria confessione… ma nulla da temere, essa nasce per promuovere l’essere umano sempre, e dischiudere quelle tristi e buie finestre che spesso lo ottenebrano.
Essa è applicata dall’Analisi di personalità, Consulenza familiare, all’Orientamento di studi e professionale, Consulenza peritale giudiziaria e criminalistica, Grafologia aziendale, Prevenzione Bullismo (bullo/bullizzato), aggressività e violenza; prevenzione suicidio. La Grafologia in Medicina, nella scuola, nell’età evolutiva e Ri – Educazione del gesto grafico nei disturbi dell’apprendimento (la famosa disgrafia scoperta in Francia negli anni ’50 da Elenè Gobineau Grafologo e medico, così la prima rieducazione posta in essere in Francia da Olivoux Grafologo e medico, in Italia invece dalla cattedra di Grafologia Moretti Università di Urbino).
È tutto vero? Si!
Cesare Lombroso prima di diventare padre della criminologia studiò Grafologia nell’ambito della fisiognomica, e così Ottolenghi – padre della polizia scientifica – grazie allo studio della grafologia, diede vita al metodo “segnaletico-descrittivo” ancora oggi in uso della polizia e dei Ros dei Carabinieri. Il grande OLIVETTI assumeva nella sua azienda attraverso l’esame grafologico della scrittura.
La Grafologia rientra nelle Neuroscienze ed è riconosciuta a livello giuridico, il suo studio richiede tempo e passione, meticolosità, osservazione, ascolto e tanto esercizio, il tutto si apprende in scuole specializzate, nelle quali ci si siede tra i banchi con quaderni a righi, a quadretti e fogli bianchi, penne, matite, colori e squadrette, misurini speciali per gli ovali e gli angoli delle lettere, delle lenti di ingrandimento e poco per volta alla scoperta di tutte le strumentazioni da utilizzare…. odore della carta, odore degli inchiostri, luci di Wood, IR e Radente.
Qualcuno si chiederà? “Ma a che serve… visto che non si scrive più?”
Bè! La scrittura non morirà mai, potrà evolversi od involversi. È vero che ormai la tecnologia ha preso il sopravvento, ma è pur sempre l’essere umano che la studia e la crea. La tecnologia, anche la più fine e sofisticata, non potrà mai avere gli elementi che ci rendono unici, inimitabili: il Gesto Scrittorio, la Coscienza, il Libero Arbitrio. Nel tracciato scrittorio è tutto riportato direttamente dallo scrivente, e l’algoritmo non è la perfezione.
Strada facendo impareremo a conoscerla, apprezzarla e amarla. Buon viaggio a tutti noi!


