LIBERI E LONGEVI: IL CALICANTUS

Di Carmensita Furlano

È dal 1948 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà una definizione del termine di salute: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale – e non la mera assenza di malattia o infermità”.

In questa affermazione rientra pienamente il 70° Congresso Nazionale SIGG, dal titolo “Liberi e Longevi”, svoltosi nel Polo Didattico dell’Università Federico II di Napoli, a Scampia.Il Congresso ha rappresentato l’impegno futuro della Geriatria, rivolto a garantire all’anziano la libertà dalla morsa della disabilità e un invecchiamento in salute. È una sfida sociale e culturale, come quella della lotta alla non autosufficienza, accompagnata da varie innovazioni metodologiche (tra cui la grafologia e la grafopatologia), che permettono di individuare le potenziali possibilità di monitoraggio e di ristabilire l’integrità energetica del soggetto, diventando un valido supporto in via preventiva e di sostegno al piano terapeutico sanitario.

Ma chi sono davvero i Liberi e Longevi?

Seguendo un evento formativo grafologico di scrittura senile, l’intervento dell’Avvocato e Grafologo Professionista e Giudiziario, dott. Massimo Martorelli, ha fatto innamorare tutti i presenti del bel tempo che trascorre, che si chiama Senilità: “La bellezza tardiva: il tempo che fiorisce”.John Barrymore (attore americano) affermava che: “Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni”… una frase un po’ paradossale che ha introdotto a un tema corposo, attraverso un’esposizione di pensiero elegante e gentile, come un valzer di anime elevate che, sulle punte, volano nel tempo…

LA BELLEZZA DELLA SENILITÀ.

Un tema spesso sfiorato con pudore o eluso con timore: un invito a osservarlo con occhi nuovi, tardivo ma autentico, che rivela uno splendore sottile, come il fiore del calicanto che sboccia in inverno.La giovinezza è celebrata dalla nostra società con una passione quasi ossessiva: siamo bombardati da immagini di corpi tonici, sorrisi smaglianti, energia senza fine, dalla pubblicità, dai social media e dalla cultura popolare. Eppure la giovinezza è un’epoca brillante e inquieta, spesso affamata e incerta: è il tempo dell’impeto, della scoperta e anche della confusione.Al contrario, la senilità è il tempo della decantazione, della profondità e della pace interiore. La voce di Martorelli diventa più dolce: “Invecchiare non è un naufragio, ma è un approdo. Il corpo si fa più fragile, sì, ma l’anima si fa più salda; si diventa, come scrisse qualcuno, ‘più leggeri e più veri’”, ricordando Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe.La senilità è un tempo in cui le priorità cambiano: si impara a scegliere ciò che conta davvero, a dire qualche no in più, a liberarsi di ciò che è superfluo. La sua bellezza sta prima di tutto nell’interiorità. Si entra nel tempo in cui ci si guarda dentro con più indulgenza, in cui si smette di cercare l’approvazione altrui e si inizia, finalmente, ad ascoltare l’autenticità della propria voce.

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Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?” (Mariangela Gualtieri, poetessa italiana).

Le assenze nel cuore dell’anziano diventano presenze interiori, silenzi che diventano musica, mancanze che diventano spazio. Si sviluppa una nuova sensibilità, quasi una seconda vista, iniziando a vedere le cose invisibili, a sentire le sfumature emotive del mondo.Altro dono prezioso della senilità è la memoria, considerata spesso un peso o una fonte di nostalgia, ma in realtà un giardino: un luogo dove le immagini del passato fioriscono ancora, dove le voci amate tornano a visitarci, dove ogni ricordo è una radice. Gli odori della casa d’infanzia, le parole dette da chi non c’è più, le emozioni vissute una volta sola, ma capaci di restare vive in noi per sempre, perché la memoria restituisce ciò che si pensa perduto.

Nel Sabato del villaggio (G. Leopardi), la vecchierella racconta il suo buon tempo, la festa passata, il ballo di gioventù: tenerezza infinita e dignità quieta. La memoria è fertilità dell’anima e non malinconia sterile.La senilità porta con sé anche una particolare libertà, quella interiore, guadagnata lentamente come una conquista: la libertà di essere sé stessi, liberi dalle maschere, dalle aspettative, dai ruoli.

Un’ironia leggera, un sorriso disilluso ma dolce, accompagna chi invecchia con grazia, ricordando un pensiero di Alda Merini:“Gli anziani hanno una loro allegria”.Jenny Joseph (poetessa, scrittrice e giornalista britannica), nella sua famosa poesia, fa una dichiarazione mondiale della bellezza senile: “Quando sarò vecchia mi vestirò di viola, con un cappello rosso che non si intona e non mi si addice…”.La senilità è bellezza di eccentricità innocente, di autenticità senza vergogna, di un tempo in cui ci si può permettere il lusso di vivere per ciò che si è e non per ciò che si dovrebbe essere; il tempo in cui si può ritornare bambini con la saggezza degli adulti: ridere senza motivo, ascoltare in silenzio, osservare una foglia cadere pensando che in quella foglia c’è tutto il senso della vita.Ma la senilità è anche quella solitudine che non deve spaventare, perché è una compagna preziosa se accolta con saggezza: solitudine non uguale a deserto, ma uguale a rifugio, ricordando Robert Frost che nella sua poesia scrive:“In An Old Man’s Winter Night c’è una luce quieta che abita le case vuote. Una presenza interiore che scalda anche le stanze più fredde”.La profondità della propria compagnia, i propri pensieri più autentici, le proprie passioni sopite, i desideri dimenticati si riscoprono nella solitudine, e quella della senilità non è un buco nero, ma uno spazio sacro: un tempo per la preghiera, la contemplazione, il semplice piacere di esistere.

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E l’immagine più evocativa della bellezza della senilità è il calicantus, il fiore che sboccia e fiorisce d’inverno, nel gelo, quando tutto sembra morto. Profumato, resistente, discreto, non urla la sua bellezza: la sussurra.

Il grafologo Martorelli recita la poesia anonima che gli è stata raccontata dalla prof.ssa Evi Crotti, grande grafologa italiana.Ecco la bellezza della senilità: un dono inaspettato nel cuore dell’inverno, un fiore profumato che parla di ciò che resta, di ciò che resiste, di una stagione che non ha più bisogno di farsi vedere, perché ha imparato a essere.Non abbiate paura della senilità.

Nel Congresso Regionale SIGG Calabria, nel novembre 2025, il messaggio lanciato è stato: “Invecchiare non è una malattia, è un privilegio”. Ma io aggiungo – riprendendo le parole dell’Avvocato e Grafologo M. Martorelli –: “Invecchiare non è una sconfitta, ma un nuovo orizzonte”.È vero. Siamo chiamati a collaborare con le varie professionalità, anche quelle che appaiono le più particolari, per costruire la strada che porta verso il nuovo orizzonte. Aiutare nel passaggio dalla giovinezza alla maturità e poi alla senilità, permettendo di percorrere questa strada sia a chi si presenta con un invecchiamento di successo, sia a chi deve aprire la porta a un deficit cognitivo, che sia di grado lieve, moderato o severo, perché il nuovo orizzonte si chiama longevità.C’è bellezza nella longevità, c’è bellezza nel viso segnato dal tempo, c’è bellezza nell’incedere del passo più lento, c’è bellezza nel racconto che si ripete. Sì, nella longevità c’è bellezza, c’è verità, c’è speranza, c’è ricchezza, c’è presente, passato e futuro, c’è grazia, c’è profondità e soprattutto c’è libertà.E allora lavorare senza sosta perché tutti, o il maggior numero possibile, possano camminare su questa strada per raggiungere il nuovo orizzonte e vivere questo privilegio:LIBERI E LONGEVI… IL CALICANTUS.