L’estate addosso, ma il conto è triste e amaro

di Marco Signorile

Aver un rifugio al mare, al lago o in montagna è oggi un lusso, un tempo sembrava normale. Le vacanze estive, un mese intero con valigie di cartone e bottiglie di tè, appartengono a un’altra epoca. Ora, le vacanze si sono ridotte a quindici giorni, una settimana o, più spesso, a un fine settimana veloce. I costi, però, continuano a salire.
Quest’anno, agosto presenta un panorama insolito: lidi deserti, ombrelloni chiusi e ristoranti affollati ma con tavoli che si svuotano rapidamente. Gli esperti discutono di maltempo e cambiamenti delle abitudini, ma è probabile che la gente sia stanca di spendere più di 150 euro per una giornata al mare, pranzo e gelato inclusi.
Non riguarda solo il mare; anche montagna e laghi, un tempo semplici ritrovi familiari, ora emanano un’aria d’élite. Prezzi esorbitanti caratterizzano l’offerta: piatti di pasta a trenta euro, spritz a dodici, panini a quindici e due palline di gelato a quattro euro e novanta. Si sta perdendo il senso della misura e, di conseguenza, il piacere di una giornata all’aperto.

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E se non invertiamo la rotta, sarà sempre peggio. Resteranno competitivi solo i luoghi legati all’arte, capaci di attrarre turisti stranieri e facoltosi. Ma le località di vacanza più semplici, legate al mare, al cibo e alla convivialità popolare, rischiano un declino serio e lento.
Smettiamola poi di dire che gli italiani non spendono. Spendono eccome, soprattutto per ciò che riguarda la cultura del cibo, che è parte viva del nostro DNA. Ma non si può chiedere 25 euro per un panino mediocre, una birra e un caffè. Il problema non è la mancanza di voglia di uscire, ma l’assenza di buon senso.
E ricordiamolo: per un americano, oggi, mangiare in Italia è ancora conveniente. Ma per noi italiani, con stipendi fermi da decenni, ogni conto salato si fa sentire due volte. Non cadiamo nell’errore di americanizzare l’Italia nei prezzi, dimenticando però che le nostre buste paga restano europee. Anzi, spesso italiane. E questo basta a spiegare molto.
Confcommercio segnala dati deludenti, condivisi dagli esercenti. È evidente che qualcosa non ha funzionato. Questo potrebbe essere il momento giusto per riflettere, valorizzare il denaro e le persone, e riscoprire l’equilibrio tra offerta e accoglienza.
Perché le spiagge libere si riempiono e i lidi no?
Forse perché la libertà, anche in estate, ha ancora un prezzo accettabile.

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