Scorci e storie di Sardegna

di Marco Signorile

«Il vento mi parla. Racconta storie che nessuno scrive più. Le ascolto in silenzio, come si ascolta un vecchio che sa tutto del mare.»

Porto Paglia è una spiaggia della costa ovest della Sardegna che mi ha emozionato davvero nel profondo.
Non è un’isola, anche se il nome può trarre in inganno. Ma il senso di isolamento, quel silenzio sospeso che avvolge ogni cosa… fanno pensare a un mondo a parte.
Abbracciata dal vento e dal tempo, Porto Paglia sembra fuori dalla mappa. Ed è proprio lì che comincia questa storia.

Come Carloforte, come Favignana, come molte altre tonnare dimenticate, Porto Paglia viveva al ritmo del tonno. Prima delle miniere, prima dell’asfalto e del turismo, la vita qui era fatta di mare, di reti, di coraggio.

Dal Cinquecento in poi, la rotta dei tonni era sempre la stessa: arrivavano da sud-ovest, dalle Baleari, seguendo istinti antichi come la luna. Le reti li guidavano verso un punto senza ritorno: la “camera della morte”.
E lì, tutto si fermava.
Il rais, capo della tonnara, osservava i movimenti dei pesci con una bacchetta dal fondo di vetro. Quando il momento era giusto, dava l’ordine. La mattanza cominciava.
Ma non era solo violenza. C’era una logica, un rispetto. I tonni troppo piccoli, quelli in eccesso, venivano lasciati andare. Il mare, allora, era ancora sacro.

Le casupole dei tonnarotti si affacciavano sulla spiaggia. Uomini ruvidi e silenziosi abitavano quelle stanze fino agli anni Settanta. Poi la tonnara fu dismessa. E loro, come molti altri, cercarono futuro altrove. Le miniere offrirono un salario, una promessa di stabilità. Ma a caro prezzo.

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Chi ha lavorato qui, tra le reti e il sale, non ha mai dimenticato. Oggi Porto Paglia è un luogo di villeggiatura, dove si respira ancora un’aria diversa. I muri raccontano, anche se sono stati imbiancati. Il vento sussurra nomi che nessuno pronuncia più.

Di tutte le tonnare italiane, oggi ne restano attive solo tre. Il resto è memoria.
Ma c’è chi ascolta.
Chi, tornando in questi luoghi, si ferma davanti al mare, e immagina. Immagina gli uomini, le barche, l’urlo del rais, il tonfo dei tonni.
Non sono fantasmi. Sono storie.
E le storie, quando il cuore è aperto, non muoiono mai.