di Daniele Castrizio
Tra i personaggi più affascinanti della letteratura cavalleresca medievale vi sono Ruggieri di Risa e la principessa Gallicella, protagonisti di una vicenda ambientata in Calabria che, pur essendo oggi poco nota, esercitò un’influenza profonda sulla cultura europea. La loro storia non appartiene alla redazione originaria della Chanson d’Aspremont, il celebre poema epico in lingua d’oïl composto da un anonimo autore normanno tra il 1187 e il 1195, ma compare in una successiva rielaborazione italiana, destinata ad avere una fortuna straordinaria.
La Chanson d’Aspremont, appartenente al ciclo carolingio, narra le imprese giovanili di Orlando e costituisce il prologo ideale della Chanson de Roland. L’azione si svolge tra la Sicilia e l’Aspromonte, in un Mezzogiorno dominato dai Normanni e rappresentato come baluardo della Cristianità contro l’invasione saracena. L’opera fu probabilmente composta nel clima della Terza Crociata e, secondo una tradizione consolidata, sarebbe stata recitata a Messina davanti a Riccardo Cuor di Leone durante la sua permanenza in Sicilia.

Le origini storiche del mito di Risa
Numerosi indizi, tuttavia, suggeriscono che il poema normanno rielabori una tradizione epica molto più antica, probabilmente di età bizantina, nella quale si celebravano le lunghe guerre combattute da Reggio Calabria contro le incursioni musulmane che, per oltre due secoli, interessarono le coste dello Stretto. I poeti medievali chiamavano infatti la città “Risa”, trasformandola nel teatro di un grande racconto eroico.
È proprio nella versione italiana che compare Gallicella, figlia del re saraceno Agolante. Giunta in Calabria al seguito dell’esercito paterno, vede sotto le mura di Risa il cavaliere cristiano Ruggieri, difensore della città. Durante una tregua tra i due eserciti nasce fra i due un amore immediato, fondato non sulla vittoria delle armi ma sull’ammirazione reciproca. Gallicella decide così di abbandonare il campo paterno, ricevere il battesimo e sposare Ruggieri entro le mura della città.

Il tradimento di Beltramo e la tragedia in Aspromonte
Il loro matrimonio dura però pochissimo. Beltramo, fratello dello stesso Ruggieri, si innamora della giovane donna e, accecato dalla gelosia, tradisce i suoi, alleandosi con i Saraceni. Nello scontro vengono uccisi sia Ruggieri sia Agolante; Risa cade e viene devastata. Gallicella, ormai incinta, riesce a fuggire attraverso i boschi dell’Aspromonte, dove dà alla luce due gemelli, morendo subito dopo il parto.
Quei due bambini sono destinati a un futuro straordinario: il piccolo Ruggiero, allevato dal mago Atlante, e la sorella Marfisa, futura guerriera invincibile. Entrambi diverranno protagonisti della grande epica cavalleresca rinascimentale.

L’impatto della leggenda calabrese sul Rinascimento italiano
L’importanza di questa vicenda supera infatti il semplice racconto medievale. La fortuna della Canzone d’Aspromonte, conservata in ventiquattro manoscritti e tradotta in sei lingue, fu enorme. Un esemplare era presente anche nella biblioteca di Ludovico Ariosto. Matteo Maria Boiardo prima e Ariosto poi ripresero numerosi elementi di questa tradizione per costruire l’universo dell’Orlando innamorato e dellOrlando furioso. Il Ruggiero ariostesco deriva direttamente dal figlio di Gallicella, mentre la figura della principessa anticipa molti aspetti della futura Bradamante, guerriera cristiana che si innamora del saraceno Ruggiero, e ancora di più la storia di Tancredi e Clorinda nella Gerusalemme liberata del Tasso.

La leggenda di Ruggieri di Risa e Gallicella rappresenta dunque uno straordinario punto d’incontro tra storia, memoria e letteratura. Sullo sfondo si intravedono i ricordi delle guerre che interessarono la Calabria bizantina; in primo piano si sviluppa invece una narrazione destinata a diventare uno dei grandi serbatoi dell’immaginario cavalleresco europeo. Da una città dello Stretto, trasformata in “Risa” dalla fantasia dei poeti, prende avvio un filo narrativo che attraversa il Medioevo e giunge fino ai capolavori del Rinascimento italiano.


