di Daniele Castrizio
La vita di Richard Wagner fu un’opera drammatica non meno intensa di quelle che compose. Amori travolgenti, tradimenti, passioni impossibili, scandali pubblici e devozioni assolute accompagnarono il musicista tedesco lungo tutta la sua esistenza, influenzandone profondamente la produzione artistica.
Se le sue opere raccontano spesso l’amore come forza irresistibile e distruttiva, ciò dipende anche dal fatto che Wagner visse personalmente molte delle emozioni che trasformò in musica. Le donne che entrarono nella sua vita non furono semplici compagne sentimentali: furono muse, collaboratrici, protettrici e, in alcuni casi, autentiche artefici della sua fortuna postuma.
Il primo matrimonio: Minna Planer e le prime tempeste
Il primo matrimonio di Wagner fu con Minna Planer , una nota attrice teatrale che sposò nel 1836. All’inizio sembrò una scelta dettata dall’amore e dalla comune passione per il palcoscenico, ma ben presto emersero profonde incompatibilità.
Gli anni trascorsi insieme furono segnati da continue difficoltà economiche, fughe dai creditori, riconciliazioni e reciproci tradimenti. Minna, donna pratica e realista, faticava a comprendere le ambizioni artistiche smisurate del marito; Wagner, dal canto suo, considerava la vita domestica un ostacolo alle proprie aspirazioni creative. Dopo una lunga serie di crisi, i due si separarono definitivamente nel 1862. Minna morì quattro anni dopo, quando ormai il compositore aveva intrapreso una nuova esistenza.

Mathilde Wesendonck: La musa di “Tristano e Isotta”
Durante il matrimonio con Minna si consumò uno degli episodi sentimentali più celebri della storia della musica: la relazione con Mathilde Wesendonck. Nel 1857 Wagner viveva a Zurigo grazie alla generosità del ricco commerciante di seta Otto Wesendonck, che gli aveva messo a disposizione una piccola abitazione all’interno della propria tenuta. Qui il compositore conobbe la giovane moglie del suo benefattore, una donna colta, sensibile e appassionata di poesia.
Tra Wagner e Mathilde nacque un legame straordinariamente intenso. Non è mai stato chiarito se la loro relazione sia stata fisicamente consumata; ciò che appare certo è l’enorme coinvolgimento emotivo che unì i due. Wagner stava allora leggendo Schopenhauer e rifletteva sul tema del desiderio destinato a non trovare mai piena soddisfazione. Queste idee si fusero con il sentimento per Mathilde e diedero origine a uno dei capolavori assoluti della cultura occidentale: Tristano e Isotta.
L’opera racconta un amore impossibile che può compiersi soltanto attraverso la morte, in una dimensione che trascende il mondo terreno. Nello stesso periodo Mathilde scrisse cinque poesie che Wagner mise in musica nei celebri Wesendonck-Lieder. Due di questi brani, Im Treibhaus e Träume, furono definiti dallo stesso compositore “studi per il Tristano”, poiché anticipavano temi musicali destinati a diventare fondamentali nell’opera.
La vicenda esplose quando Minna intercettò una lettera appassionata indirizzata a Mathilde. Lo scandalo fu inevitabile. Wagner lasciò precipitosamente Zurigo e si rifugiò a Venezia, dove continuò la composizione del Tristano, trasformando il dolore della separazione in una delle pagine più rivoluzionarie della storia della musica.

Cosima Liszt e lo scandalo che cambiò la storia della musica
Se Mathilde fu la musa dell’amore impossibile, Cosima Liszt rappresentò invece l’amore conquistato a prezzo dello scandalo. Figlia del grande Franz Liszt, Cosima era sposata con il celebre direttore d’orchestra Hans von Bülow , uno dei più ferventi sostenitori di Wagner e suo stretto collaboratore. Il compositore e la giovane donna iniziarono una relazione clandestina che sconvolse l’ambiente musicale europeo.

La situazione assunse presto contorni drammatici. Cosima diede alla luce tre figli di Wagner – Isolde, Eva e Siegfried – quando era ancora legalmente sposata con von Bülow. Quest’ultimo, pur consapevole della situazione, continuò per anni a riconoscere ufficialmente i bambini come propri. La sua devozione nei confronti dell’arte wagneriana raggiunse livelli quasi incomprensibili. Nel 1865, proprio mentre il tradimento era ormai evidente, fu lui a dirigere a Monaco la prima assoluta di Tristano e Isotta, offrendo una delle più straordinarie dimostrazioni di fedeltà artistica della storia.
Solo nel 1870 il divorzio divenne ufficiale e Cosima poté sposare Wagner. Per il compositore iniziò così la fase più stabile della sua vita privata. Cosima non fu soltanto una moglie devota, ma anche una collaboratrice instancabile, capace di organizzare la complessa macchina artistica e finanziaria che ruotava attorno al marito.

Gli ultimi anni: Judith Gautier e il “Parsifal”
Nemmeno il secondo matrimonio, tuttavia, pose fine alle inclinazioni sentimentali di Wagner. Negli ultimi anni della sua vita il compositore sviluppò un’intensa amicizia con la scrittrice francese Judith Gautier , figlia del celebre Théophile Gautier.
Il loro rapporto fu insieme intellettuale e affettivo, alimentato da una comune passione per le culture orientali e per la letteratura. Anche se non raggiunse mai la notorietà delle vicende con Mathilde o Cosima, questa relazione testimonia come Wagner continuasse a cercare nuovi stimoli emotivi e spirituali persino durante la composizione del suo ultimo capolavoro, il Parsifal.

L’eredità di Bayreuth e le medaglie celebrative
Alla morte del compositore, avvenuta a Venezia nel 1883, la figura di Cosima assunse un’importanza storica ancora maggiore. Il Festival di Bayreuth, fondato da Wagner per rappresentare le sue opere, rischiava il fallimento economico. Fu lei a salvarlo. Per oltre vent’anni governò il teatro con straordinaria energia, imponendo una rigorosa ortodossia interpretativa e trasformando Bayreuth in un centro culturale di fama mondiale.
Grazie alla sua determinazione, l’eredità artistica di Wagner sopravvisse integra. Tuttavia, la sua gestione contribuì anche a rafforzare gli aspetti più nazionalisti e ideologicamente controversi del wagnerismo, creando un’eredità complessa che avrebbe pesato sulla storia del Novecento.
La sua ammirazione nei paesi di lingua tedesca è testimoniata anche dalle tante medaglie a lui dedicate, con il suo ritratto al diritto. A scopo di esemplificazione, ne scegliamo tre: la figura 6, del 1876, mostra al rovescio due lance entro un anello, con la leggenda che ricorda “Il ciclo dell’Anello”: “L’oro del Reno” (Das Rheingold); “La Valchiria” (Die Walküre); “Sigfrido” (Siegfried); “Il crepuscolo degli dèi” (Götterdämmerung);

La seconda, del 1883, raffigura la celebre Cavalcata delle Valchirie.

La terza, del 1933, presenta la personificazione della Germania che incorona il teschio del compositore e la leggenda che ricorda il cinquantenario della sua morte.


